Per Martinelli "I fatti contraddicono i discorsi"
Vista aerea (foto di repertoro) di Enzo Martinelli
SIENA. In una delle ultime sedute il Consiglio comunale di Siena ha votato, all’unanimità, una delibera che prevede la costruzione di 25 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica a San Miniato per un importo preventivato di circa €.5 milioni.
E’ una buona scelta quella adottata dal governo cittadino? Il generalizzato assenso politico sembra garantire un giudizio positivo alla decisione del Consiglio, avvalorata peraltro dalle lunghe liste di attesa delle famiglie che aspirano ad essere ospitate in una “casa pubblica”. Eppure l’importante proposta della Giunta avrebbe forse meritato una più attenta e pacata riflessione prima di essere avallata. I sommari motivi vengono di seguito elencati.
Costruire alloggi in periferia lontano dalla Torre del Mangia significa dare un piccolo ulteriore contributo allo svuotamento di “popolo” dal centro storico. Un fenomeno che dura da anni e che da tutte le parti politiche viene costantemente denunciato con verbali dichiarazioni, senza riuscire però a porre in cantiere alcun efficace rimedio. La “cura” finora proposta dalla Giunta è il sussidio ai medici che mantengono lo studio in centro. Un provvedimento che sa di ridicolo. Più gente in periferia e meno persone tra le vecchie mura significa più traffico che è un’altra delle problematiche che condizionano la vita dei senesi che lavorano e che devono portare i figli alla scuola dell’obbligo in centro. Dopo quasi mezzo secolo dall’espansione di San Miniato, deve essere ancora costruita nel quartiere un’aula scolastica. Ora colà si adatteranno locali costruiti decenni addietro per altri scopi. In compenso alla Pascoli ci sono 25 aule vuote e la Giunta ne ha costruite 5 nuove in Fortezza, a 100 metri di distanza. Fulgido esempio di… programmazione!
E ancora. Nell’ultima campagna elettorale tutte le liste (Verdi e Siena Sostenibile in testa), per intercettare i voti dei cosiddetti ambientalisti, hanno promesso di non consumare altro suolo, atteso che la popolazione del territorio diminuisce, invecchia, le nascite costantemente si riducono e che di cemento se ne è già fatto in passato troppo uso. Le promesse elettorali, come sempre, servono per prendere voti, non per essere mantenute. Oggi invece nuovi spazi vengono cementati. Eppure alternative sussistono. In città si registrano infatti un centinaio di alloggi di edilizia popolare vuoti. Attendono di essere risistemati e/o messi a norma. Perché non investire sull’esistente e non consumare altro suolo? Evidentemente si preferiscono “grossi” appalti ai molti lavoretti sui vecchi immobili.
Nessuno ha inoltre sollevato la grande questione del generale recupero delle dozzine di palazzi ed edifici vuoti, che da anni attendono un loro riutilizzo, una parte dei quali è ubicata proprio nel centro storico. Si tratta di migliaia di metri cubi di edilizia che attende di essere rimessa in circolo, ponendo fine a oziose dispute urbanistiche e amministrative, che finora hanno procurato solo immobilismo. Forse si traccheggia aspettando di fare “affari” che non arrivano mai. Nelle grandi soluzioni private non troverà certo spazio l’edilizia residenziale popolare, per cui si prospetta il rischio che la gente bisognosa venga ulteriormente espulsa dal centro storico. Insomma l’edilizia popolare sembra destinata ad essere confinata solo in periferia. Per esempio a San Miniato, anche con il voto del “campo largo”.




