SIENA. Il Comitato AmpugnaNO si oppone ai 21.000 movimenti annui previsti da ENAC e invita Regione ed enti locali a chiedere il trasferimento del sedime demaniale per destinarlo a progetti al servizio della collettività.
- Lo studio di ENAC delinea un traffico da ventunmila movimenti che non risponde a una domanda locale di trasporto: la totale assenza di stime sui passeggeri indica che Ampugnano verrebbe degradato a scalo di servizio per la sosta tecnica, il rifornimento e la manutenzione di flotte private provenienti da hub congestionati come Firenze, senza alcuna rotta utile per il territorio.
- Dai 34,5 milioni già contestati a oltre 51 milioni di euro: gli ultimi atti del Ministero dell’Ambiente certificano una lievitazione dei costi, senza alcun piano di fattibilità e con il rischio concreto di inquinare la risorsa idrica primaria che disseta gran parte della provincia di Siena.
- La mobilitazione del Comitato mette al centro una proposta concreta e attuabile: trasferire il sedime demaniale alla Regione e agli enti locali per conservare la piana agricola e destinare l’area a spazi aperti, strutture sportive e progetti di reale transizione ecologica per la comunità.
«I documenti tecnici depositati da ENAC per la procedura di VIA svelano finalmente la reale portata dell’operazione su Ampugnano: non una modesta attività di aviazione leggera, ma uno scenario futuro da circa 21.000 movimenti annui complessivi, cioè una media di 58 movimenti al giorno». A denunciarlo con forza è il Comitato AmpugnaNO, che condivide e rilancia l’allarme diffuso dall’associazione AUSA.
«La totale assenza di stime sui flussi passeggeri certifica quanto sosteniamo da tempo: questo traffico non risponde ad alcuna reale esigenza di mobilità per il territorio senese. Lo scalo viene di fatto degradato a piattaforma logistica di supporto e a mero “parcheggio” per l’aviazione generale, destinato alla sosta tecnica, al rifornimento e alla manutenzione di velivoli e aerotaxi a servizio dello scalo saturo di Firenze. Un’operazione che non offre alcuna connettività ai cittadini, ma si limita a scaricare su Sovicille e sulla Val di Merse l’impatto di rumore, emissioni e consumo di suolo senza alcun ritorno economico per la comunità».
A rendere il quadro ancora più inaccettabile è la vertiginosa lievitazione della spesa pubblica: «Ai 34,5 milioni di euro già contestati da Europa Verde Siena e oggetto di interrogazione parlamentare senza risposta, si aggiunge quanto emerge dagli atti più recenti del Ministero dell’Ambiente di fine settembre 2026, dove la stima dei costi supera addirittura i 51 milioni di euro. Una vera voragine di denaro pubblico a scatola chiusa, priva di un solido piano di fattibilità, che mette a repentaglio l’equilibrio della Piana di Rosia e dell’Acquifero del Luco, risorsa idrica primaria e insostituibile che disseta l’intera provincia».
«La nostra battaglia — conclude il Comitato AmpugnaNO, accogliendo con grande favore la ferma convergenza di Europa Verde Siena al fianco della mobilitazione civica — non si ferma alla denuncia dell’ennesimo spreco. L’alternativa pubblica e sociale per Ampugnano esiste, è solida ed è già a portata di mano. Chiediamo alla Regione Toscana e agli enti locali di completare il passaggio del sedime demaniale al patrimonio pubblico, aprendo una reale fase partecipativa con i cittadini. Parchi pubblici, spazi per lo sport all’aperto, centri di tutela e ricerca ambientale rappresentano il modello di sviluppo di cui il territorio ha bisogno. La salute, la salvaguardia dell’acqua e il bene comune vengono prima di qualsiasi speculazione privata».


