SIENA. (a. p.) Celebrazioni per l’Ottantesimo anniversario della Repubblica in Piazza del Duomo alla presenza del prefetto Valerio Massimo Romeo, della presidente della Provincia Agnese Carletti, del sindaco Nicoletta Fabio, dei primi cittadini della Provincia con i Gonfaloni dei
Comuni, di un plotone interforze delle Forze Armate, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia, Volontariato, i Paggi delle Contrade, la
Banda Città del Palio.
Un forte richiamo ai valori che portarono a quel voto del 2 giugno 1946 che esprimeva una grande volontà di democrazia e di partecipazione alle scelte di un paese sconfitto – uscito da una feroce dittatura – e coperto di macerie, ricordando la prima volta del suffragio universale esteso alle donne con il voto, che delineò la struttura del nuovo Stato democratico ed elesse l’Assemblea Costituente, i cui lavori portarono alla redazione della nostra Carta Costituzionale.
Le foto di Andrea Pagliantini
Di seguito l’intervento della presidente della Provincia Agnese Carletti
“Sig. Prefetto, colleghe Sindache e Sindaci, autorità civili, militari e religiose, cittadine e cittadini di Siena e della nostra provincia: benvenuti e benvenute.
Oggi festeggiamo l’anniversario della Repubblica Italiana. Ma questo 2 giugno porta con sé un significato ancora più profondo, un anniversario che tocca le radici stesse della nostra democrazia: gli 80 anni dal primo voto alle donne nel 1946. Per capire la portata di quel momento, dobbiamo fare un passo indietro.
È il 1938 quando Teresa Mattei, all’età di soli 17 anni, viene espulsa da tutte le scuole del Regno per essersi alzata in piedi in un liceo di Firenze, rifiutando di assistere alle lezioni sulle leggi razziali. Durante la guerra subisce la perdita del fratello Gianfranco, partigiano morto suicida in cella pur di non tradire i compagni sotto tortura. Decide allora di diventare la comandante partigiana “Chicchi”, rischiando la vita nella Resistenza toscana. Il 2 giugno 1946, a soli 25 anni, viene eletta all’Assemblea Costituente: è la più giovane in assoluto. A lei dobbiamo due parole fondamentali inserite nell’Articolo 3 della Costituzione, là dove si impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli che limitano “di fatto” l’uguaglianza dei cittadini. Il 18 marzo 1947, nel suo discorso ufficiale alla Costituente, dice:
“Si diceva che la politica fosse una cosa da uomini, che le donne non avessero la preparazione né la forza per occuparsene. Ma le donne italiane hanno dimostrato nella Resistenza di saper scegliere, di saper combattere e di saper morire per la libertà. Il voto non è un regalo che ci è stato fatto: è un diritto che abbiamo guadagnato sulle strade della nostra Liberazione. E ora che siamo entrate in questa casa, non ne usciremo più.”
Torno ancora indietro.
È il 26 settembre del 1944 quando i nazifascisti costringono Tina Anselmi e i suoi compagni di scuola ad assistere all’impiccagione di 31 giovani partigiani. Tina ha soli 17 anni e da quel momento diviene la staffetta “Gabriella” della brigata Cesare Battisti. Pedala per chilometri portando messaggi, armi e speranza, rischiando la vita ogni giorno. Il 2 giugno 1946 è troppo giovane per essere eletta all’Assemblea Costituente – ha solo 19 anni – ma partecipa della mobilitazione per il referendum e per il voto alle donne.
Nel 1968 viene eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati. Nel 1976 diviene Ministra del Lavoro e della Previdenza Sociale e nel 1978 Ministra della Sanità. È la prima volta nella storia d’Italia che una donna siede al tavolo del Consiglio dei Ministri. A lei dobbiamo la legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro e la Legge che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale: la nostra sanità pubblica, universale e di tutti.
Ho scelto le storie di Teresa Mattei e di Tina Anselmi, ma avrei potuto scegliere le storie di tante altre donne. Il senso profondo non sarebbe cambiato perché, diciamocelo chiaramente: Teresa e Tina non sono nate eroine. Erano due ragazze normali, a cui la storia ha presentato il conto della ferocia più cieca.
Ma da quella ferocia è nato un sentimento potente e inarrestabile di rivalsa e di lotta alle ingiustizie, che è diventato la forza generatrice della nostra democrazia.
Ed è proprio guardando a loro che oggi dobbiamo riconoscere una verità: quel cammino iniziato ottant’anni fa non è affatto concluso. L’applicazione della nostra Costituzione è un percorso quotidiano che stiamo ancora compiendo.
Per questo, non possiamo accettare i fatti di cronaca che hanno scosso la nostra provincia nelle ultime settimane. I 13 ragazzi indagati per odio razziale e apologia di fascismo, e il vile incendio alla Casa del Popolo di Montepulciano, sono una ferita troppo profonda per tutti noi.
Come comunità e come istituzioni, non possiamo tollerare che dei ragazzi ventenni scelgano oggi di emulare i carnefici nazifascisti e i simboli della sopraffazione, anziché farsi ispirare dal coraggio costruttivo, libero e democratico di donne come Tina Anselmi e Teresa Mattei.
Cittadine e cittadini,
quegli ottanta anni che ci separano dal 1946 sono un testimone che oggi passa direttamente nelle nostre mani. La democrazia, l’uguaglianza, il rispetto, sono valori che dobbiamo coltivare ogni singolo giorno. E quella rimozione degli ostacoli “di fatto” che ci ha chiesto Teresa Mattei, e che Tina Anselmi ha tradotto in sanità pubblica e universale, è lo stesso identico mandato che oggi noi Sindaci e amministratori dobbiamo onorare sul territorio.
Tina Anselmi ci ha lasciato una grande lezione: “Capii che per cambiare il mondo bisognava esserci”.
Oggi “esserci” significa prenderci cura delle nostre comunità, non cedere all’indifferenza, difendere i diritti conquistati e aver la forza di costruirne di nuovi.
Viva le donne che hanno fatto l’Italia, viva la Costituzione, viva la provincia di Siena, viva la Repubblica!
Buona Festa della Repubblica a tutti!”.
L’intervento del sindaco di Siena Nicoletta Fabio
“Oggi celebriamo la nostra Repubblica, la Festa della Repubblica Italiana. Una data che non appartiene soltanto alla storia: appartiene al futuro. E il futuro, inevitabilmente, ha il volto dei giovani.
Il 2 giugno del 1946 milioni di italiani, molte italiane per la prima volta nella loro vita, ottanta anni fa, entrarono nelle urne con una matita in mano e una speranza nel cuore. Non votarono soltanto una forma di Stato. Scelsero un’idea di Paese: libero, democratico, fondato sulla dignità della persona e sulla partecipazione di tutti.
La Repubblica nasce così: da una scelta collettiva e da un atto di fiducia.
E ogni generazione è chiamata a rinnovare quella fiducia.
Per questo oggi voglio parlare soprattutto ai giovani. Perché troppo spesso vi si racconta come una generazione fragile, distratta o distante.
Io non lo credo. Credo invece che abbiate davanti sfide immense — il lavoro, l’ambiente, le disuguaglianze, la pace, il senso stesso di comunità — ma anche energie straordinarie per affrontarle.
Essere cittadini significa avere responsabilità, certo, ma senza perdere la capacità di immaginare, di cambiare, di costruire qualcosa di migliore.
La Festa della Repubblica non è soltanto un momento di celebrazione della nostra democrazia, ma anche un’occasione per riflettere sul significato della cittadinanza e della responsabilità che ciascuno di noi ha verso la comunità”.




