"La commissione di inchiesta così abdica al suo ruolo istituzionale per diventare palcoscenico"
SIENA. Di seguito l’intervento del Consiglio Direttivo della Camera Penale sulle anticipazioni mediatiche della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi.
“Stiamo assistendo in questi giorni all’ennesimo processo mediatico originatosi dalle anticipazioni giornalistiche del lavoro istruttorio della Commissione d’Inchiesta parlamentare sul caso David Rossi. Il metodo usato dalla Commissione d’Inchiesta e il richiamo al diritto di cronaca operato dalla stampa sono al più ascrivibili al gossip giudiziario che non al diritto di informazione, riuscendo solo nello scopo di trasferire il luogo dell’accertamento di fatti e responsabilità dalla propria sede naturale, quella del procedimento penale, agli schermi delle tv; ciò, anche quando un procedimento penale non c’è (!!!).
In questo particolare caso la gravità è resa ancora più evidente dal corto circuito innescato da quella che sembra una soluzione politica, già sentenziata, alla vicenda giudiziaria che invece ancora giudiziaria non è. La commissione di inchiesta così abdica al suo ruolo istituzionale per diventare palcoscenico di solo consenso a scapito e dispetto delle garanzie del cittadino coinvolto. Nel caso di specie violando ogni qualsivoglia principio di garanzia costituzionale dello Stato di Diritto, di rispetto della privacy e di autonomia e libertà di indagine della magistratura.
Il metodo utilizzato dalla Commissione nella comunicazione alla stampa delle attività di indagine rovescia ogni principio logico di accertamento dei fatti che sia costituzionalmente garantito, oltre che efficace, ponendo gli elementi in una distorta spirale inversa: prima si comunicano nomi e cognomi di ipotetici indagati con dettaglio di ipotesi accusatoria (conosciuti dalla stampa con imbarazzante tempismo) poi ci si tiene eventualmente aperti ad ascoltare i soggetti interessati.
Quanto sta accadendo, sia con riguardo al metodo utilizzato dalla Commissione d’Inchiesta, sia con riguardo a quello ormai preoccupante e ricorrente di certa stampa, non è solo esercizio barbaro di una forma di processo su pubblica piazza senza regole, ma una pericolosa e reiterata violazione delle regole di convivenza che la nostra società si è data. Al di fuori di tali regole non c’è verità, non c’è giustizia.
La cronaca giudiziaria dovrebbe riferire quanto è stato accertato e verificato – nelle sedi deputate e con l’applicazione di quelle regole condivise – aiutando le persone a comprendere il valore di quelle norme; al contrario assistiamo insistentemente a programmi che propongono processi alternativi, che hanno come fine immediato il lucro pubblicitario dato dall’audience, e come effetto devastante il radicamento, in chi ascolta, di un’ idea di giustizia alternativa a quella che solo nelle aule di giustizia si può praticare. Con conseguente delegittimazione dell’accertamento giudiziario, che viene presentato all’opinione pubblica come relativo o recessivo rispetto alla “verità” alternativa che un certo giornalismo propone.
Come Camera Penale di Siena e Montepulciano siamo a denunciare, ancora una volta, il metodo contrario ad ogni garanzia prevista dal nostro ordinamento e dallo Stato di Diritto. Lo facciamo con forza, lo facciamo qui e adesso, perché la vicenda oggi attenzionata riguarda un fatto e una persona del nostro territorio, l’Avv. Giuseppe Mussari, iscritto al nostro Foro di Siena, così come lo abbiamo fatto sostenendo le Camere Penali degli altri territori quando analoghi, deplorevoli comportamenti sono stati posti in essere in altri luoghi. E lo faremo sempre. Lo facciamo senza stancarci, come lo fa l’UCPI prima e avanti a noi, nella speranza che la denuncia di queste pericolose e dannose pratiche di esposizione mediatica di contenuti delicati e giuridici possano risvegliare l’etica di una politica e di un giornalismo vero che sia capace di ribellarsi ai comportamenti di chi, paventando uno strumentale diritto all’informazione, trasforma il diritto di cronaca in lucro di cronaca e palcoscenico di consenso”.


