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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Incendio alla Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano: trovati i responsabili

Un 23enne ha ammesso il reato e un 19enne era solo presente

MONTEPULCIANO. Cosa ha causato l’incendio della Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano? L’indagine nata da quell’episodio, avvenuto il 4 ottobre 2025.  La prima segnalazione ai Vigili del Fuoco avveniva alle 2,28. Questi intervenirono tempestivamente per spegnare l’incendio e mettere in sicurezza lo stabile. 

“Gli autori accedevano all’immobile salendo sulla terrazza del piano superiore approfittando di una piccola porta lasciata abitualmente aperta. Le fiamme venivano appiccate nella soffitta presente dopo il primo piano, provocando la distruzione dell’archivio cartaceo di pertinenza della Sezione del Partito Democratico e dell’AUSER, oltre ad arrecare danni strutturali all’edificio, con un pregiudizio economico stimato in circa C 400.000,00 (quattrocentomila)” si legge nella nota della Procura della Repubblica di Siena. “I rilievi tecnici e le relative indagini venivano immediatamente avviate a cura del personale del Comando Compagnia CC di Montepulciano ed in particolare dalla Stazione Carabinieri di Montepulciano e dal Nucleo Operativo e Radiomobile sotto il coordinamento della Procura di Siena. L’evento veniva ricostruito, in primo luogo, attraverso l’acquisizione dei filmati di videosorveglianza privata e comunale, consentendo sin da subito di focalizzare le indagini su due soggetti di origine italiana, rispettivamente di anni 23 e 19, che la notte del fatto si muovevano a bordo di un’utilitaria nei pressi dell’immobile”.

“Veniva peraltro deciso di rimandare immediate attività di perquisizione – si legge ancora nella nota stampa –  e di proseguire nelle indagini al fine di acquisire ulteriori elementi circa il coivolgimento dei predetti soggetti (che risultavano usciti dal luogo dell’incendio con il volto coperto), comprendere il contesto e le ragioni del grave atto, nonché verificare anche la posizione di altri giovani presenti nelle vicinanze al momento del fatto (giovani che poi risulteranno del tutto estranei al reato). All’esito di tale attività e dell’acquisizione dei tabulati telefonici, venivano effettuate plurime perquisizioni con il sequestro dei dispositivi cellulari in uso agli indagati ed affidamento dell’incarico ad un Consulente Tecnico ai fini del1’estrazione di una copia forense.

Nel corso delle perquisizioni veniva rinvenuto, nell’abitazione e nella macchina del soggetto di 23 anni, una pistola giocattolo, alcuni proiettili di diverso calibro, un coltello, numerosi oggetti e bandiere inerenti all’ideologia fascista e nazista, nonché due targhe metalliche che poi risulteranno essere state oggetto di furto dall’interno della casa del popolo.

A casa dell’altro soggetto venivano rinvenuti indumenti compatibili con quelli indossati da uno dei due autori del reato e ripresi dalle telecamere.

Il giorno stesso della perquisizione, il soggetto ventitreenne chiedeva di essere interrogato, cosa che avveniva immediatamente. Il prevenuto ammetteva il fatto tendendo peraltro ad escludere la responsabilità del complice e motivando il gesto con prcsunti contrasti con i gestori i del bar situato nell’inunobile oggetto dell’incendio.

All’esito della complessa attività di estrazione e elaborazione dei dati acquisiti, nonostante l’avvenuta cancellazione di parte dei contenuti dei telefoni, emergevano ulteriori ed importanti elementi di riscontro che delineavano,secondo l’ipotesi accusatoria, il ruolo dei due ragazzi quali ideatori ed autori materiali dell’evento incendiario, nonché quali responsabili del furto di due bandiere di partito (utilizzate per il travisamento al momento dell’uscita dai locali dopo aver acceso il fuoco), di un libro di Antonio Gramsci e, come detto, di due targhe metalliche di ricordo, presenti all’interno della soffitta.

Le bandiere ed il libro venivano dati alle fiamme pochi minuti dopo l’incendio come emergeva da un filmato rinvenuto nel cellulare di uno degli indagati, filmato che veniva subito dopo inviato ad un terzo soggetto estraneo ai fatti. Sempre dall’attività tecnica sui cellulari sottoposti a sequestro, venivano rinvenuti altri due filmati riprendenti 1’incendio, filmati effettuati con l’apparecchio cellulare in uso a uno dei due (come accertato dal consulente informatico) ed anch’essi fatti circolare.

Le indagini permettevano altresì di accertare che il soggetto di 23 anni aveva realizzato un sito Internet nel tentativo di truffare terzi soggetti al fine di ottenere delle offerte per la ricostruzione della Casa del Popolo.

All’esito della predetta complessa attività investigativa, ritenendo sussistenti esigenze cautelari, la Procura presentava richiesta di adeguata misura custodiale.

In data 21 e 22.05.2026, il GIP presso il Tribunale di Siena effettuava il previsto interrogatorio preventivo degli indagati.

Nel corso degli stessi, il diciannovenne, pur ammettendo la presenza sul posto, dichiarava di essersi limitato ad accompagnare l’amico, mentre il ventitreenne ammetteva gli addebiti (incendio e furto degli oggetti sopra specificati) escludendo peraltro, come già detto, il motivo politico.

Il locale G.i.p. emetteva provvedimento cautelare che è stato eseguito in data odierna, disponendo applicarsi al1’indagato di 23 anni la misura degli arresti domiciliari con divieto di colloquio con persone diverse da quelle con le quali coabita ed all’altro l’obbligo di dimora nel Comune di Montepulciano con divieto di uscire dalla propia abitazione nelle ore notturne oltre al giornaliero obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Si precisa che il procedimento si trova in fase di indagine e che i prevenuti devono ritenersi innocenti sino all’accertamento dei fatti con sentenza definitiva.

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