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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Calzaturificio Farida: la delusione e l’amarezza dei lavoratori

"Riuniti oggi in assemblea per fare il punto sulla situazione, sentiamo il bisogno di esprimere pubblicamente tutta la nostra amarezza, la nostra delusione e il nostro profondo senso di tradimento"

CHIUSI. All’indomani dell’incontro in Regione, conclusosi con una nuova fumata nera e senza la sottoscrizione di un verbale di mancato accordo nell’ambito della procedura di licenziamento collettivo, noi lavoratori e lavoratrici del Calzaturificio Farida srl di Chiusi ci troviamo ancora una volta davanti al silenzio e all’assenza di risposte concrete da parte dell’azienda.

Riuniti oggi in assemblea per fare il punto sulla situazione, sentiamo il bisogno di esprimere pubblicamente tutta la nostra amarezza, la nostra delusione e il nostro profondo senso di tradimento.

Per molti anni abbiamo dedicato a questa azienda il nostro lavoro, le nostre competenze, il nostro impegno e una parte importante della nostra vita. Lo abbiamo fatto con serietà e responsabilità, anche nei momenti più difficili.

Abbiamo accettato sacrifici pesanti, compresi i lunghi mesi nei quali siamo stati costretti a recarci quotidianamente a Scandicci, peraltro senza la corretta trasferta contrattuale, rimanendo fuori casa per oltre dodici ore al giorno per poterne lavorare otto. Abbiamo sottratto tempo alle nostre famiglie e alla nostra vita personale perché credevamo nel nostro lavoro e perché confidavamo nelle rassicurazioni ricevute.

Oggi, però, alla preoccupazione per il futuro occupazionale si aggiunge una situazione economica ormai insostenibile. Da circa cinque mesi gli stipendi non vengono corrisposti regolarmente e, per alcuni di noi, sono state versate soltanto poche centinaia di euro. Questo significa non riuscire a far fronte alle spese essenziali e alle necessità primarie della vita quotidiana.

Ci sono lavoratori e lavoratrici che hanno tutta la famiglia impiegata in azienda e che, quindi, si trovano senza alcuna entrata stabile. Ci sono persone con figli da mantenere, con un mutuo o un prestito da pagare, e persone sole che non hanno nessuno a cui chiedere aiuto o che possa sostenerle economicamente. Le conseguenze sono drammatiche: si rinuncia alle cure mediche, alle spese sanitarie, ai farmaci e persino ai beni di prima necessità. Non si tratta più soltanto di incertezza, ma di una vera emergenza sociale e umana.

L’azienda ci aveva fatto credere di essere preoccupata per il nostro futuro e di voler fare tutto il possibile per non lasciarci in difficoltà. Oggi, invece, di fronte a una procedura di licenziamento collettivo che riguarda direttamente le nostre vite e quelle delle nostre famiglie, continuiamo a non ricevere risposte, certezze, né soluzioni. Nel frattempo gli stipendi arretrati continuano a non essere pagati e le nostre condizioni economiche peggiorano di giorno in giorno.

Non chiediamo favori. Chiediamo il pagamento di quanto ci spetta e il rispetto dei nostri diritti.

Rispetto per il lavoro svolto, per i sacrifici affrontati, per la dignità di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore e per le famiglie che da troppo tempo vivono nell’incertezza e nell’angoscia.

Non possiamo accettare che, dopo tutto ciò che abbiamo dato, il nostro futuro venga lasciato sospeso e che nessuno si assuma fino in fondo la responsabilità delle scelte compiute. Non possiamo più essere costretti a scegliere tra pagare una rata, comprare il cibo, sostenere i nostri figli o curarci.

Chiediamo all’azienda di fornire finalmente risposte chiare e concrete e di provvedere al pagamento degli stipendi arretrati. Chiediamo inoltre alle istituzioni e a tutti i soggetti coinvolti di continuare ad esercitare ogni iniziativa utile affinché siano tutelati i nostri diritti, siano garantite le necessità immediate dei lavoratori e delle loro famiglie e siano individuate soluzioni capaci di garantire un futuro occupazionale. Per questo ringraziamo il sindacato e le istituzioni per esserci vicini e per l’impegno che stanno mettendo in questa brutta vicenda.

Dietro questa vertenza non ci sono soltanto numeri o procedure: ci sono persone, famiglie, professionalità e vite che meritano rispetto. Ci sono genitori che non riescono più a sostenere i propri figli, persone indebitate che rischiano di perdere la casa, lavoratori soli senza alcuna rete di supporto e uomini e donne costretti a rinunciare alle cure e alle necessità fondamentali.

Noi lavoratori e lavoratrici del Calzaturificio Farida continueremo a rimanere uniti e a far sentire la nostra voce, perché non vogliamo essere dimenticati e perché, dopo tanti anni di lavoro e sacrifici, abbiamo diritto al pagamento del nostro lavoro, alla verità, alla dignità e a un futuro.

I lavoratori e le lavoratrici del Calzaturificio Farida

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