"Risultato positivo: si interromperà il rapporto banca-città"

di Red
SIENA. “Da tutta questa vicenda un risultato positivo sarà che si interromperà il rapporto tra il terzo istituto bancario italiano e la città di Siena. Non me ne vogliano i senesi, io sono di provincia, son fuori le mura. Non mi sono mai interessata, né qualcuno ha fatto qualcosa perché mi interessassi di questa vicenda. L’ho sempre osservata, anche quando era democristiana (come lei, ndr) … il Monte è stato sempre molto importante per Siena ma credo che abbia contribuito a fare di quella una città un po’ troppo assistita … le tante energie della città di Siena non erano sufficienti per assicurare una guida autorevole, giusta, adeguata al terzo gruppo bancario di questo paese”.
Ieri sera nel teatrino mediatico della politica di Porta a porta, il presidente del PD, Rosaria Bindi, ha svelato il piano mai segreto ma sempre negato del suo partito. Che dopo aver espropriato la città del suo bene che deteneva da cinque secoli attraverso il grimaldello delle Fondazioni bancarie nel 1995, vuole completare l’opera attraverso il nominato Profumo, di cui però non sa dire chi è responsabile del suo insediamento a Siena. Parole cattive, amare che tutti sanno in città non essere rispondenti allo stato dei fatti, vecchi e nuovi. Parole di astio verso una città che non l’ha mai amata, al punto che il partito, per essere sicuro che venisse rieletta in Parlamento, ha preferito candidarla in Calabria (la nemesi: la terra di Mussari), in una circoscrizione sicura. Alla fine della trasmissione il convitato di pietra – la senesità di Rocca Salimbeni – peraltro l’unico a cui non è toccato di dire la sua in trasmissione, si è dovuto sobbarcare la responsabilità morale del default di Montepaschi.
Rosy Bindi ha tenuto a negare le responsabilità politiche romane, scaricandole in toto sulla struttura locale del suo partito come se fosse altro da sé, come se i nominati in Fondazione e la scelta del presidente del Monte fossero esclusiva prerogativa del partito a Siena e inserendo tra i responsabili anche il Pdl, che avrebbe partecipato all’amministrazione della banca in virtù della presidenza Pisaneschi alla banca Antonveneta. Per cui le responsabilità sarebbero esclusivamente in testa ai componenti del Comitato Segreteria Provinciale del Partito Democratico Senese, di quello cittadino, forse anche dei presidenti dei Circoli Arci della città. A qualcuno stanno fischiando le orecchie? La Bindi ha scaricato anche Giuseppe Mussari, che ora è visto come il demonio. L’On. Carfagna del Pd ha contraddetto l’on. Bindi: “il caso MPS è un sistema di potere su cui il centro sinistra negli anni ha costruito un impero. Il fatto che il Monte sia una propaggine economico-finanziaria del Partito Democratico non è un mistero e tutto parte da un operazione che puzza, da un operazione torbida, da un operazione da cui non si riesce a capire la finalità su cui sta indagando la Magistratura: l’acquisto di Antonveneta, pagata tre volte al suo valore di capitalizzazione in borsa”. Ma le disavventure toscane di Verdini e il volare basso del grande cliente milanese della banca Berlusconi hanno probabilmente consigliato alla Carfagna di non andare veramente in fondo alla questione.
Stamattina la Procura di Siena ha emesso un comunicato (scritto) del procuratore Salerno, nel quale si legge come la Procura stia valutando la possibilità dell’apertura di un fascicolo per insider trading e aggiotaggio. “Considerata l’infondatezza delle notizie circa le iniziative che questa Procura della Repubblica sarebbe in procinto di adottare, in riferimento all’indagine relativa alla Banca Monte Paschi, società quotata presso un mercato regolamentato nazionale”.
Ma forse le accuse di Bindi sono ben più preoccupanti per i mercati azionari della possibilità che JP Morgan si sia prestata a imbrogliare le leggi di mercato, una volta acclarato giudizialmente che – invece di partecipare a un aumento di capitale – prestava soldi all’amministratore che l’aveva lanciato. La società finanziaria newyorkese dovrebbe essere chiamata in Procura a spiegare un bel po’ di cosette, specialmente dopo l’interrogatorio di un Gotti Tedeschi, che nella compravendita di Antonveneta ha recitato un ruolo importantissimo.