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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Fondazione Mps e Enoteca Italiana: dibattito in Consiglio

Alla interrogazione sul futuro di Palazzo Sansedoni, presentata da Pinassi e Vigni ha risposto il sindaco Valentini

SIENA. Ulteriori temi affrontati durante l’ultima seduta del Consiglio Comunale di Siena, tenutasi ieri (22 maggio).

Le recenti uscite sulla stampa della volontà del presidente di Fondazione MPS, Antonella Mansi, di non ricandidarsi per l’incarico che attualmente ricopre, hanno avuto un’eco in Consiglio con le interrogazioni presentate da Laura Vigni e Michele Pinassi, poi accorpate nella discussione.

Vigni ha riconosciuto gli importanti risultati raggiunti dal presidente Mansi e l’unanime apprezzamento sulle sue scelte fatte per mantenere in vita la Fondazione MPS e saldare i debiti, prospettando un futuro all’ente. Pur prendendo atto delle sue legittime volontà personali, Vigni ha ipotizzato che le dichiarazioni della Mansi scaturiscano dal mancato sostegno delle forze politiche che, inizialmente, l’avevano sostenuta. Per questo, il consigliere ha chiesto al sindaco di garantire un maggiore supporto all’attuale presidente di Fondazione MPS, ritenendo che la sua uscita di scena possa configurarsi, di fatto, come una vittoria del presidente di Banca MPS, Alessandro Profumo, contro il cui operato la Mansi ha condotto una battaglia franca e severa agli occhi della città.
Pinassi, invece, ricordando come la Fondazione MPS sia stata fondata con lo scopo di detenere il controllo su Banca MPS, e dichiarando come, a oggi, non ne sia più socio di maggioranza e non ne eserciti più alcun controllo, ha espresso preoccupazione per i presunti accordi cercati da Fondazione MPS con finanziarie multinazionali sud americane. Il consigliere, dopo aver ricordato come, negli ultimi anni, l’ente non abbia più elargito contributi economici sul territorio di riferimento, ha concluso chiedendo quale potrà essere il suo futuro, anche da questo punto di vista.
Nella risposta, il sindaco ha sostenuto di aver fatto il possibile perché Antonella Mansi potesse rimanere, proprio in considerazione della svolta che ha saputo imprimere a Fondazione MPS, perseguendo, in totale autonomia ma nel rispetto degli indirizzi assunti anche dal Consiglio Comunale, azioni coraggiose e decisive come quella sul rinvio dell’aumento di capitale, che ha consentito alla Fondazione di azzerare i debiti e salvaguardare un patrimonio ancora importante, seppur fortemente ridimensionato.
Proprio in virtù dei risultati conseguiti, il sindaco ha affermato che, anche nel prossimo futuro, sarà fondamentale continuare a scegliere persone con lo stesso meccanismo di selezione con cui è arrivata la Mansi, tutelando l’autonomia e la libertà decisionale dei 14 membri della Deputazione generale, ai quali devono essere dati soltanto degli indirizzi da parte degli enti nominanti.
Il sindaco ha quindi riportato il quadro generale della situazione attuale di Fondazione MPS: i dati indicano un valore patrimoniale di oltre 700 milioni di euro, di cui 450 di capitale liquido, che genererà alcuni milioni di euro di interessi all’anno, e che, al netto delle spese di funzionamento della Fondazione, dovrebbe consentire di fare erogazioni annuali significative, a seconda del rendimento. Una cifra che si aggira ai livelli del periodo precedente l’esplosione delle erogazioni di Fondazione MPS, quando la città e il territorio si dividevano alcuni miliardi di lire.
Risorse che dovranno costituire una leva di sviluppo per il territorio e anche rispetto alla progettualità da sviluppare lungo il percorso della candidatura di Siena a Capitale europea della Cultura 2019, nella logica di incentivare investimenti in campo culturale, sociale ed economico e non per sostenere la spesa corrente.
Nel diritto di replica, Vigni ha espresso una forte preoccupazione per i piani industriali di Banca MPS, ritenendo che non siano in grado di produrre utili. Il consigliere ha voluto ricordare la centralità del rapporto istituzionale tra Fondazione MPS e Comune, che, in quanto espressione della collettività senese, dovrà comunque riuscire a dettare le priorità di azione. Pinassi, invece, ha esternato totale disapprovazione per la situazione generale di Banca MPS e per il fatto che la città, una volta socio di maggioranza, oggi non è più in grado di controllarla.

Nella seduta di ieri (22 maggio), il Consiglio Comunale ha anche approvato alcune modifiche allo statuto dell’Enoteca Italiana, sia per l’adeguamento normativo, sia per la nuova funzione dell’ente nel mutato scenario nazionale e internazionale, avanzando la richiesta di proporre agli altri soci un’ulteriore modifica che prevede la permanenza della sede nel Comune di Siena, nonché l’eliminazione di qualsivoglia rimborso spese in favore del Presidente dell’assemblea dell’ente medesimo.

L’Enoteca Italiana, fondata nel 1960 quale strumento operativo dell’Ente Mostra mercato nazionale dei vini a docg e di pregio avente come scopo sociale quello di far conoscere, valorizzare e promuovere i grandi vini e la realtà vitivinicola nazionale, ha, tra i soci fondatori, anche il Comune.

Le principali modifiche dello statuto riguardano alcune precisazioni nell’oggetto sociale e nelle modalità di ingresso e decadenza dei soci, la sostituzione del consiglio di amministrazione con l’amministratore unico, la cancellazione del comitato esecutivo e del presidente, la definizione dei poteri e del funzionamento dell’assemblea, la modifica della disciplina del comitato scientifico e quella delle percentuali di destinazione delle eventuali eccedenze attive.

Approvato all’unanimità dall’assemblea consiliare, il regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione comunale per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani.

Siena, subito dopo Bologna, è il secondo comune italiano ad approvare questo importante strumento di partecipazione e innovazione sociale. Esso dà attuazione al principio costituzionale di sussidiarietà che vede nella storia amministrativa di Siena numerose e importanti esperienze di azione diretta dei cittadini, singoli o associati, riconducibili alla forte tradizione della nostra comunità e che trova nelle Contrade un punto di riferimento altamente caratterizzante.

L’ambito principale di attuazione attiene, prevalentemente, all’instaurazione di diverse modalità di collaborazione, più o meno strutturate, in materia di beni comuni urbani per i quali si ritenga necessaria una maggiore valorizzazione, quali le aree pubbliche, le aree verdi, quelle private di uso pubblico, gli enti pubblici, le piattaforme digitali, ecc.

Il ruolo del Comune sarà indirizzato a incentivare e coordinare l’azione dei cittadini nella cura dei beni comuni urbani, instaurare meccanismi di governance stabili e duraturi nella cura degli stessi, secondo principi di trasparenza, pubblicità, inclusività, sostenibilità economica e ambientale, fiducia e responsabilità.

Nel regolamento particolare attenzione è prestata alle forme di collaborazione che tutelino anche i beni comuni immateriali così da creare le condizioni per l’incremento del capitale sociale, lo sviluppo della persona e delle relazioni di reciprocità e mutuo soccorso, l’aumento del benessere delle persone e della città, la diffusione della creatività e della cultura urbana.

Le proposte di cura e rigenerazione dei beni comuni urbani, dopo la creazione di una struttura comunale dedicata e a seguito dell’adozione degli atti di competenza del Consiglio e della Giunta, saranno aperte ai cittadini, singolarmente o mediante formazioni sociali, attraverso la sottoscrizione di un patto di collaborazione con l’Ente, che dovrà esprimere il suo consenso agli interventi da attuare.

 

Il Consiglio Comunale ha infine approvato, il Regolamento sulla gestione associata con il Comune di Monteriggioni, del catasto dei boschi e delle aree assimilate costituite dai pascoli confinanti ubicati nel raggio di 50 metri ed effettivamente percorsi dal fuoco. Le modifiche e integrazioni al testo, approvato nel 2006, sono state necessarie per adeguarlo alle disposizioni della legge regionale 80/2012 e riguardano, tra l’altro, il termine per la raccolta dei dati su queste aree, ora posticipato al 31 maggio dell’anno successivo a quello in cui si sono verificati gli eventi; l’area di pascolo da censire nel catasto limitata al raggio di 50 metri dal bosco incendiato e per pascoli realmente percorsi dal fuoco, e la variazione da 10 a 20 anni del periodo di divieto per la realizzazione di edifici, strutture e infrastrutture finalizzate a insediamenti civili e attività produttive.

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