"Chiedete alla Regione di sospendere o ridurre la caccia". La fauna selvatica è già duramente provata dalle eccezionali condizioni di caldo e siccità dell'estate 2026
SIENA. Italia Nostra ha inviato a tutti i 257 Comuni della Toscana un appello sottoscritto da un ampio fronte di associazioni ambientaliste e animaliste, chiedendo ai Sindaci di attivarsi presso la Regione Toscana per tutelare la fauna selvatica, già duramente provata dalle eccezionali condizioni di caldo e siccità dell’estate 2026.
L’iniziativa, trasmessa tramite PEC dal Consiglio Regionale Toscana di Italia Nostra, chiede in particolare ai Comuni di avvalersi degli strumenti previsti dalla legge regionale n. 3/1994 e di richiedere alla Giunta regionale il divieto temporaneo dell’attività venatoria sull’intero territorio comunale, in via prioritaria nelle giornate di apertura del 2 e 6 settembre 2026, oppure, in alternativa, l’adozione di misure di riduzione dell’attività venatoria.
La richiesta nasce da una situazione climatica e ambientale particolarmente critica. Il bimestre giugno-luglio 2026 è stato, secondo i dati del Consorzio LaMMA, il secondo più caldo registrato in Toscana dal 1955, con una temperatura media regionale di 25,6 °C. A ciò si aggiunge una situazione di forte sofferenza delle risorse idriche: il Servizio Idrologico Regionale ha rilevato un pesante deficit pluviometrico, mentre all’inizio di agosto l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale ha innalzato da “bassa” a “media” la severità idrica del distretto.
Le conseguenze sulla fauna selvatica sono rilevanti. ISPRA ha segnalato come caldo estremo e siccità stiano determinando condizioni di forte stress per numerose specie, con impoverimento delle risorse alimentari, prosciugamento degli ambienti umidi, aumento della mortalità e riduzione del potenziale riproduttivo.
«In condizioni eccezionali occorrono misure eccezionali – dichiara Francesco Pratesi, presidente del Consiglio Regionale Toscana di Italia Nostra –. La fauna selvatica sta affrontando una delle estati più difficili degli ultimi decenni. A siccità, temperature estreme, scarsità d’acqua e di risorse alimentari non possiamo aggiungere, come se nulla fosse, anche la pressione dell’attività venatoria. Abbiamo quindi chiesto a tutti i Sindaci della Toscana di utilizzare gli strumenti che la stessa legge regionale mette a loro disposizione».
L’articolo 33, comma 5, della legge regionale Toscana n. 3/1994 prevede infatti espressamente che la Giunta regionale, sentiti i Comuni interessati o su richiesta degli stessi, possa vietare temporaneamente l’esercizio venatorio in determinate zone quando sia necessario proteggere la fauna selvatica a causa di particolari condizioni stagionali, climatiche o di altre calamità.
«Non chiediamo ai Sindaci un gesto simbolico, ma di esercitare una prerogativa espressamente riconosciuta loro dalla legge – prosegue Pratesi –. Ci auguriamo che molti Comuni raccolgano questo appello e che dalla Toscana parta un segnale chiaro: quando le condizioni ambientali cambiano in maniera eccezionale, anche le decisioni amministrative devono sapersi adeguare alla realtà».
L’appello richiama inoltre il principio fondamentale della legge nazionale n. 157/1992, secondo cui la fauna selvatica costituisce patrimonio indisponibile dello Stato e l’esercizio della caccia è consentito soltanto purché non contrasti con le esigenze della sua conservazione.
L’iniziativa vede riunite numerose realtà ambientaliste e animaliste, tra cui Italia Nostra – Consiglio Regionale Toscana, WWF Toscana, LIPU Toscana, LAV, LAC, Gabbie Vuote ODV, Giardino dei Fenicotteri ETS, ONDA, Amici del Padule di Fucecchio per la Biodiversità, CERM, ENPA, Legambiente, Gruppo Adorno ODV, CABS e Gruppo d’Intervento Giuridico ODV.




