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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Abbattere gli alberi è un crimine pubblico

(e forse anche perseguibile penalmente)

di Mauro Aurigi

SIENA. Alcune osservazioni a proposito della attuale forsennata frenesia con cui le istituzioni, come mai in passato, si sono date o hanno consentito all’abbattimento non solo delle singole piante in ambiente urbano, ma anche e soprattutto di intere foreste.

Ogni albero abbattuto significa:

– un albero in meno che assorbe la dannosissima CO2, massima responsabile dell’attuale drammatica situazione climatica;

– un albero in più che restituisce all’ambiente tutta la CO2 che ha assorbito nel corso della sua vita, e questo sia che venga bruciato o venga lasciato marcire naturalmente;

– una chioma in meno a smorzare il dilavamento delle acque meteoriche e un apparato radicale in meno a tenere compatto il suolo;

– una chioma in meno a rallentare la forza del vento e a moderare la temperatura ambientale nei due sensi (troppo caldo o troppo freddo);

– una chioma in meno che limiti l’evaporazione delle acque e che aiuti a mantenere un buon livello della falda freatica;

– una chioma in meno a limitare la rumorosità ambientale.

E ciò senza contare che gli alberi sono una componente essenziale dell’ambiente e del paesaggio, cosa da non sottovalutare perché ormai il turismo è la più importante attività dell’uomo a livello planetario (sia per fatturato che per numero di addetti), avendo superato ormai da un paio di decenni – ed è ancora in crescita – tutti gli altri comparti dell’economia (metalmeccanico, tessile, chimico ecc.).

All’imbecillità delle istituzioni politiche, che sostengono la necessità di eliminare le grandi piante là dove si svolgono le attività dell’uomo perché troppo pericolose in caso di naturale crollo, basterebbe contrapporre questo dato: non sappiamo quante vittime facciano in un anno i crolli naturali degli alberi, ma probabilmente si tratta di una decina o poco più. Bene: secondo l’Istat nel 2020 in Italia i decessi per incidenti stradali sono stati 2.395 e ben 159.248 i feriti. Cosa aspettano a mettere fuori legge questa pericolosissima attività umana?

Possibile che abbiano ragione coloro che sostengono che l’attuale febbrile attività di distruzione del “verde”, sia nei centri abitati che nelle campagne, abbia il solo scopo di alimentare gli inutili e costosissimi inceneritori voluti da quelli di cui sopra? Insomma se così fosse ce ne sarebbe abbastanza, non solo per una severa sanzione a livello elettorale, ma anche per un puntuale intervento della Magistratura.

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