Il film di Qurbani è già storia
di Paola Dei
SIENA. Proiettato pochi giorni orsono alla 9a Edizione del Festival del Cinema di Rima, il film di Burhan Qurbani è già storia. Con Rosendahl, Joel Basman, Jonas Nay, il film, coinvolgente, evocativo, drammatico, narra le vicende accadute tre anni dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1992 a Rostok, nell’ex Germania dell’Est dove, dopo tre giorni di sommosse e violenze xenofobe, oltre a scontri con le forze dell’ordine, un gruppo di facinorosi giovani neo-nazisti, supportati da un folto numero di persone, dà fuoco ad un Centro di accoglienza che ospita rifugiati vietnamiti.
SIENA. Proiettato pochi giorni orsono alla 9a Edizione del Festival del Cinema di Rima, il film di Burhan Qurbani è già storia. Con Rosendahl, Joel Basman, Jonas Nay, il film, coinvolgente, evocativo, drammatico, narra le vicende accadute tre anni dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1992 a Rostok, nell’ex Germania dell’Est dove, dopo tre giorni di sommosse e violenze xenofobe, oltre a scontri con le forze dell’ordine, un gruppo di facinorosi giovani neo-nazisti, supportati da un folto numero di persone, dà fuoco ad un Centro di accoglienza che ospita rifugiati vietnamiti.
Qurbani, nato in Afganistan ed emigrato in Germania, traccia e scandisce i momenti fondamentali di quella giornata, esodo di una preparazione annunciata, ricostruendone gli eventi a partire dalla mattina fino alla notte, momento in cui viene appiccato il fuoco alla palazzina che ospita gli asiatici.
Il film sapiente esempio di montaggio realizzato da Julia Karg, per il quale ha ricevuto anche il Premio AMC per il miglior montaggio, ha ricevuto anche il Premio: The SIGNIS Award, istituito da Ente dello Spettacolo, ex aequo con Fino a qui tutto bene di Roan Johnson e il Premio Sorriso Diverso Tulipani di Seta Ne
Onesto intellettualmente, il film mette in luce come in particolari momenti storici, come lo è stato il XIX secolo, periodo di espansione materialistica ed in momenti di transizione verso l’età adulta, possano instaurarsi forme di pregiudizio che sfociano poi in discriminazione ed evolvono in persecuzione in un crescendo di emozioni e rabbia che il regista scandisce utilizzando gli strumenti della cinematografia quali musiche, simboli, uso del colore e del bianco e nero e offrendoci anche l’opportunità di una rilettura intergenerazionale del fenomeno che stimola alla costruzione di una società in cui le idee, i pensieri, le opinioni, le etnie, sono libere e non costrette a scontrarsi e depurarsi.




