Ripercorso il 1977 senese da Chiusi a Quercegrossa
SIENA. Una sala affollata, ben oltre il perimetro degli iscritti a Fratelli d’Italia, ha accolto in via dei Rossi la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, a Siena per l’iniziativa dedicata al centenario della nascita del padre Pino Rauti. Un appuntamento che, nella sede del circolo cittadino del partito, ha assunto il profilo di una serata politica, ma anche culturale, segnata dalla volontà di ricostruire una figura che continua a suscitare discussione, interesse storiografico e memoria militante.
A introdurre l’incontro sono stati i dirigenti locali di FdI, con gli interventi del consigliere regionale Enrico Tucci, della coordinatrice provinciale Elena Burgassi, del coordinatore comunale Alessandro Manganelli e del presidente del circolo “Almirante” di Siena centro Lorenzo Rosso. Tutti hanno richiamato, da angolazioni diverse, il peso esercitato da Rauti nella formazione politica di più generazioni della destra italiana e anche nella storia senese del Msi.
Con un taglio da ricostruzione storica, il giornalista e storico contemporaneo Andrea Bianchi Sugarelli ha riportato l’attenzione sul 1977, anno che anche a Siena segnò una torsione politica significativa dentro il Msi. Ha ricordato il congresso provinciale di Chiusi, le fratture tra le correnti e il peso crescente dell’area rautiana, sostenuta soprattutto dai giovani e da una parte della provincia. Da lì il passaggio al congresso nazionale di Roma, dove la mozione Linea Futura rappresentò il tentativo di ridefinire linguaggi, temi e orizzonti della destra missina.
“Rauti – ha osservato Bianchi Sugarelli – non fu soltanto un dirigente politico, ma un organizzatore di idee. Lasciò una grammatica culturale che spinse molti giovani a considerare la politica non come semplice appartenenza, ma come studio, lettura della contemporaneità, tensione verso il futuro”. E ancora: “La sua eredità non sta in uno schema nostalgico, ma nello sforzo di portare la destra fuori dalla ripetizione di sé, verso una dimensione metapolitica e culturale che allora appariva anomala, ma che avrebbe inciso a lungo”.
Nel ricostruire il legame con Siena, Bianchi Sugarelli ha anche ricordato un episodio poco noto: il 1° maggio 1977, in un casolare di Quercegrossa, Pino Rauti parlò per oltre un’ora davanti a più di cento giovani. Al centro del suo intervento, ha spiegato, vi erano comunitarismo, critica dell’individualismo liberale, terza via, ecologia, cultura giovanile, centralità della formazione e “l’idea che senza battaglia culturale la politica si riduca a pura gestione”.
Molto atteso l’intervento di Isabella Rauti, che ha scelto un registro sobrio, lontano dalla commemorazione di maniera. La sottosegretaria ha definito il padre “una personalità non addomesticabile alle semplificazioni”, capace di attraversare la vita pubblica italiana tenendo insieme tradizione, questione sociale, identità e ricerca intellettuale. “Mio padre ha rappresentato una destra complessa, spesso scomoda anche per il suo stesso mondo, ma sempre animata dall’idea che la politica dovesse avere una profondità culturale e non esaurirsi nel calcolo del consenso”.
Isabella Rauti ha toccato anche il versante più delicato delle vicende giudiziarie, ricordando che il padre “nel 1972 uscì dalla vicenda processuale di Piazza Fontana totalmente assolto, con formula piena, rispetto a tutti i capi d’accusa”. E ha aggiunto che “continuare a richiamarlo in causa, nonostante gli atti e le sentenze, significa alimentare una mistificazione che nulla ha a che fare con la ricerca storica della verità”.
A dare il senso della permanenza pubblica di questa figura, oltre la memoria politica, è anche la recente sistemazione del Fondo Pino Rauti alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: migliaia di volumi, riviste, carte personali, fotografie e atti processuali. Un archivio che consegna definitivamente quella traiettoria, con tutte le sue contraddizioni, al lavoro degli studiosi e alla storia documentata del Novecento italiano.


