Oltre 200 studenti universitari provenienti da Algeria, Siria e Palestina rischiano di perdere il diritto a studiare in Italia
SIENA. Oltre 200 studenti universitari provenienti da Algeria, Siria e Palestina rischiano di perdere il loro diritto a studiare in Italia. Molti di questi ragazzi hanno contattato Cravos per denunciare i blocchi burocratici e l’immobilismo istituzionale, che rischiano di privarli del posto letto nelle residenze universitarie e della borsa di studio a partire da fine novembre.
Per la comunità algerina l’ostacolo è l’introduzione del nuovo metodo di legalizzazione per i documenti pubblici (Apostille) di quest’anno, una procedura che in Algeria non sarà materialmente applicabile per le borse di studio prima del prossimo febbraio. L’Ambasciata italiana ad Algeri è a conoscenza di questa impossibilità tecnica, ma rifiuta di certificare la condizione economica degli studenti con la vecchia modalità di legalizzazione ancora accettata dal DSU.
Nel caso degli studenti siriani la responsabilità è dell’Ambasciata italiana in Siria: nonostante le richieste di legalizzazione siano partite immediatamente all’uscita del bando del DSU a Luglio, l’ambasciata ha trattenuto i documenti e rilasciato le certificazioni con mesi di ritardo, escludendo una parte dei ragazzi dal bando del DSU Toscana, che nel frattempo aveva già chiuso le graduatorie e definito il numero di borse.
Per gli studenti palestinesi della Striscia di Gaza il nostro Paese chiede l’invio della documentazione ISEE; pretendere la regolare documentazione fiscale da chi scappa da un genocidio in corso, da chi arriva da un territorio distrutto e controllato dall’esercito israeliano, dove è materialmente impossibile emettere certificazioni ufficiali.
Algeria, Siria, Palestina. Il nostro Governo non solo se ne sta lavando le mani, ma sta portando avanti vere e proprie politiche di ostruzionismo i cui effetti ricadono su ragazzi e ragazze privi di colpa. Senza un intervento politico straordinario, molti studenti idonei a ricevere la borsa rischiano di rimanere intrappolati in territorio di guerra o abbandonati senza mezzi economici qui in Italia.
Questa vicenda dimostra come il nostro Governo stia cercando di impedire l’accesso in Italia agli studenti internazionali di determinati Paesi, sfruttando la burocrazia come arma di sbarramento per i cittadini extracomunitari.
Di fronte a questa emergenza, il silenzio delle istituzioni è inaccettabile. La burocrazia non può calpestare i diritti umani. La responsabilità di garantire la dignità e l’accesso all’istruzione ricade ora interamente sulla politica: il Governo ha il dovere di risolvere immediatamente gli ostacoli con i consolati, mentre la Regione Toscana, il Presidente Giani e l’assessora Manetti sono chiamati a esprimersi e a lavorare per risolvere la situazione. È necessario l’impegno immediato per lo stanziamento di fondi e la creazione di borse di studio straordinarie per questi studenti. Il diritto allo studio non si tutela a parole, servono risposte economiche e amministrative immediate.


