SIENA. Dagli Occupanti della sede centrale e della sede in via Pendola dell’istituto Piccolomini riceviamo e pubblichiamo.
Da oggi, martedì 27 ottobre, noi studenti del liceo classico, liceo delle scienze umane, economico sociale e musicale abbiamo deciso di occupare le nostre sedi. Questa mattina abbiamo indetto un’assemblea che ha coinvolto l’intero corpo studentesco e che si è conclusa con una votazione per decidere democraticamente il proseguimento dell’occupazione. In seguito ad un acceso dibattito gli studenti hanno deciso: alla sede centrale 567 voti a favore su 664 voti totali, ed al Pendola 85 a favore su 106.
Abbiamo occupato per dare seguito alle lotte sociali che stanno venendo portate avanti dagli studenti in tutta Europa. L’origine di queste lotte risiede in classi dirigenti che non hanno il minimo interesse nel rappresentare le volontà e i bisogni di chi la scuola la vive. Da anni vengono portati avanti tagli sempre più consistenti alla spesa pubblica, con miliardi di euro tolti ogni anno per essere poi investiti nella spesa militare. È inaccettabile che i soldi che dovrebbero essere destinati alla nostra crescita finiscano nelle tasche di chi si arricchisce sulla vendita di armi e sull’oppressione e sullo sfruttamento dei popoli, fomentando guerre come quella in ucraina e sostenendo il genocidio del popolo palestinese e non solo. La risposta del nostro governo è stata innanzitutto la solita propaganda razzista, che proponendo un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi, ha il solo scopo di dividerci e distrarci dai reali problemi della scuola. In seguito, chi ha alzato la testa in risposta a queste ingiustizie ha ricevuto solamente repressione, con cariche della polizia su manifestanti pacifici (senza alcuna vetrina rotta) e la smobilitazione degli autotrasportatori al sud tramite l’uso di denunce e minacce.
Gli effetti di queste politiche li viviamo sulla nostra pelle ogni giorno. Andiamo a scuola in edifici che cadono a pezzi, con classi pollaio, cattedre vacanti e materiale scadente. E se i professori non mancano, quelli che ci sono spesso devono fare i conti con stipendi esigui e condizioni sempre più precarie. Tali problemi sono quelli che anche noi viviamo nelle differenti sedi del Piccolomini. Sulla base di queste premesse le nostre rivendicazioni sono le seguenti:
– Più soldi alla scuola, non alla guerra, iniziando con lo stanziamento di maggiori finanziamenti da parte della provincia.
– Stop alla propaganda razzista.
– Poniamo gli studenti su un piano di lotta in vista dello sciopero previsto per venerdì 30 ottobre contro guerra e carovita, giorno in cui la scuola sarà sgomberata, e chi aderirà ai principi di questa occupazione scenderà in piazza a fianco dei lavoratori.
– Denunciamo le politiche di questo governo in materia scolastica, come i già accennati tagli ai fondi o la riforma dei tecnici promossa dal ministro Valditara.
Abbiamo bisogno di una scuola che faccia i nostri interessi, non di una che continui a demolire il nostro futuro!”.


