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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Martinelli: “Un Paese che galleggia sul debito pubblico”

"Il PDS ovvero il Partito della Spesa Pubblica è storicamente trasversale"

di Enzo Martinelli

SIENA. Nel 2024 l’Unione Europea ha aperto la procedura d’infrazione a carico dell’Italia perché il deficit  di bilancio ha superato per lungo tempo il 3% del Pil. Era l’8,1% nel 2022, il 3,4% nel 2024 ed è rimasto al 3,08% nel 2025. Com’è noto il rapporto deficit/Pil misura il disavanzo pubblico (spese superiori alle entrate) in percentuale al prodotto interno lordo. Spendere annualmente più di quanto si incassa è un vizio storico dei Governi della Repubblica. Questo comportamento ha procurato un debito che alla data del settembre 2026 ammontava  a €.3.170 miliardi, somma enorme che pone l’Italia in gara con la Grecia per occupare il primo posto per l’indebitamento nella classifica dei 28 Paesi dell’Unione Europea. L’Istat ha certificato che il nostro debito rappresenta il 136,7% del prodotto interno lordo e procura un rilevantissimo costo annuale per il pagamento degli interessi ai creditori che lo finanziano comprando i Buoni del Tesoro. Nel 2025 lo Stato ha liquidato circa €.90 miliardi ai soggetti (famiglie, imprese, banche, assicurazioni italiane e straniere) che gli hanno prestato denaro per tirare avanti e pareggiare i conti. Dunque quasi il 4% della spesa statale annua (ammontante nel 2025 a €1.157 miliardi) è destinata a finanziare la rendita ai creditori del Tesoro, anziché la ricerca, la sanità, la scuola e la sicurezza dell’intera comunità. Insomma il debito pubblico è una grande palla al piede della comunità, una delle tre emergenze strutturali all’ordine del giorno del Paese insieme alla crisi demografica e alla scarsa produttività (“il peccato originale” – Lucrezia Raichlin -) del sistema economico.

A fronte della necessità di ridurre o almeno contenere il debito da sempre predicata dal Ministro delle Finanze Giorgetti (Lega), il vice presidente del Consiglio dei Ministri Salvini (capo dello stesso partito) ha invece detto di voler utilizzare miliardi di euro di ulteriore debito per coprire la spesa del suo dicastero. Una modalità amministrativa non inconsueta nella gestione delle finanze pubbliche che si manifesta non solo nel Governo centrale ma si estende, in modalità più o meno accentuate, anche  nelle sedi periferiche degli enti locali. Questo modo irresponsabile e indegno del fare politica è di fatto reso possibile dalla permanente disattenzione che “i rappresentanti del popolo”, a tutti i livelli, nutrono sulla questione “debito”. Quotidianamente gli operatori discutono e litigano su tutto, compresi molti temi di dettaglio, ma “se” e “come” contenere e gestire il debito pubblico sembra non interessare alcuno. I componenti delle giunte locali questionano fra loro per dividere i fondi disponili e il problema del debito viene lasciato solo agli assessori ai bilanci delle Giunte regionali, provinciali e comunali, impegnati a far quadrare i conti. Tutti gli altri amministratori cercano di  realizzare i propri progetti anche a costo di forzare…il debito.

 Eppure la generazione che fa debito lascia ai giovani che verranno l’onere del pagamento.  Sottrae ai figli e ai nipoti futuro benessere gravandoli di oneri. Mette a rischio le loro vicende umane laddove “crisi internazionali” impongano eccessivi e insopportabili gli oneri per il pagamento degli interessi che il debito incessantemente procura. Soddisfare a debito le esigenze di oggi significa negare solidarietà a coloro che domani verranno chiamati a saldare il conto. Considerazioni tutte che appaiono moralistiche, ma che invece hanno un altissimo tasso di concretezza. Forse sono parte anche dei disordini giovanili di oggi.

Purtroppo la classe politica nel sistema democratico è alla continua ricerca di consenso elettorale e siccome parlare di debito non procura voti, il tema viene nascosto, tralasciato o addirittura ignorato. Vengono invece costantemente richiesti sgravi per i contribuenti. A tal riguardo l’Ufficio parlamentare per il bilancio, nel corso dei lavori per la stesura del bilancio di previsione per l’esercizio 2027, ha rilevato che per la dichiarazione dei redditi in Italia sussistono 625 voci di detrazioni e deduzioni fiscali dal reddito lordo che, ogni anno, producono un ammacco di entrate di 110 milioni di euro.  I benefici sono figli di clientele elettorali, il tarlo della democrazia rappresentativa.

Come in tutti i contratti, il tasso di interesse tra chi presta e chi riceve denaro dipende dalla fiducia che il prestatore ripone nel cliente. Lo Stato non si sottrae a questa logica nel rapporto con i suoi creditori. Fissa un tasso d’interesse ma se i prestatori hanno poca fiducia non sottoscrivono i Buoni del Tesoro. E’ allora necessario aumentare i tassi per avere la sottoscrizione dei Buoni.

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