di Enzo Martinelli
SIENA. Non possedendo le azioni degli istituti di credito coinvolti nell’attuale risiko bancario, innescato (e non va dimenticato) dal Monte dei Paschi con lOpa su Mediobanca, la collettività senese ha delegato ai partiti e alle sue Istituzioni la tutela degli interessi della città sperando nella “politica”.
Nella fattispecie l’utilizzo della strada politica, alternativa al mercato e alle sue regole, è però un puro surrogato, peraltro maldestro per diversi motivi. Affari e potere corrono su binari diversi anche se tendono costantemente a influenzarsi. Quando le regole sono chiare (come per le offerte pubbliche di acquisto), la politica può solo condizionare o forzare la loro applicazione. Questo per Siena vuol dire richiedere esclusivamente al Governo, che però ha subito dichiarato di assumere nelle vicende in atto una posizione di neutralità, di ostacolare l’iniziativa di Intesa.
Ad altre azioni presso le autorità di garanzia (Bce, Consob, Banca d’Italia) non si è mai fatto riferimento per assenza di precise motivazioni e perché è difficile arrestare l’Opa di Intese-Bper, accuratamente studiata e preparata anche con sicure sponde partitiche, con i contenziosi giuridici. A fronte dei citati contesti l’unità politica paventata con l’unanime approvazione della “mozioni dei desideri” dal Consiglio comunale di Siena è apparsa inconsistente, fittizia e opaca per i motivi che ho già esposto in una nota su questo quotidiano il 22 luglio 26.
I conti delle gestioni politiche si fanno tuttavia alla fine. Già da ora però si può affermare che le modalità di tutela degli interessi della città, attivate dal sindaco Fabio sono discutibili a partire dalla ricerca e dalla stipula dell’unità formale e istituzionale tra il partito che ha affossato la banca e l’intero territorio provinciale e chi, proprio per quei deleteri errori ed effetti, ha conseguito il Governo a Siena e la carica di sindaco.
E’ inutile e dannoso marciare uniti, se le posizioni sono costantemente antitetiche e i concreti obiettivi perseguibili sono diversi, al di là della generica copertura della omnicomprensiva tutela degli interessi cittadini.
I traguardi veri e possibili, quando sono davvero comuni e condivisi, si possono raggiungere anche operando lealmente in modo distinto ognuno con le proprie specificità ed orientamenti (come è avvenuto in un passato remoto).
La scena, il rito e la formalità sono insulse, inutili e politicamente controproducenti laddove sia carente la buona fede e la prospettiva di fondo. Se infatti, nella fattispecie, qualche successo sostanziale (ancorché parziale) verrà conseguito a cantare vittoria scenderanno in piazza tutti. Se invece l’esito sarà negativo con il passaggio di 625 filiali Mps alla Banca rossa emiliana, il PD perderà (forse) qualche consenso in una provincia vecchia e spopolata, ma ne trarrà grandi benefici (anche politici) nelle ricche aree nelle quali il potere finanziario che lo affianca è già insediato.
A Siena il conto verrà messo in carico al Governo e dunque alla Giunta. Ecco perché è poca cosa compiacersi per il fatto che un ministro leghista, lombardo, del Governo Meloni ri-dichiari alla turistica spedizione toscana, di essere neutrale nella disputa tra l’armata della piccola Siena e quella delle potenze economiche della Capitale della finanza italiana.




