Il progetto si evolve con il monitoraggio continuo della glicemia attraverso sensori, senza trasferire i detenuti fuori dal carcere
Da destra Mateo Ameglio, Camilla Ronca, Loredana Rizzo, Walter Baronti, Alice Saitta, Roberta Tomasulo, Maria Elena Gambucci e Eva Ibrahimi. SAN GIMIGNANO. Telemonitoraggio continuo dei detenuti affetti da diabete direttamente all’interno del carcere, senza doverli spostare fuori dalla struttura per i controlli specialistici. È questo il nuovo sviluppo, avviato nel carcere di San Gimignano, in provincia di Siena, del progetto di telemedicina dell’Azienda USL Toscana sud est, partito nel 2024 negli istituti penitenziari territorio aziendale.
Dopo una prima fase basata sul teleconsulto specialistico da remoto, il progetto si arricchisce della possibilità di applicare ai detenuti diabetici sensori per il monitoraggio continuo della glicemia. In questo modo i diabetologi possono seguire a distanza e costantemente i parametri glicemici e intervenire sulla terapia, senza che i pazienti debbano uscire dall’istituto di pena.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’UOC Salute in Carcere, diretta dal dottor Mateo Ameglio e la UOC di Diabetologia dell’ospedale Misericordia di Grosseto, guidata dalla dottoressa Loredana Rizzo, e punta a garantire un’assistenza tempestiva e di alta qualità per la cura del diabete all’interno degli istituti di pena, riducendo i costi e aumentando la sicurezza.
“Avviato nel 2024 presso la Casa di reclusione di San Gimignano, il protocollo ha dimostrato concretamente l’efficacia della digitalizzazione e del lavoro di équipe nel garantire le cure in maniera continuativa: su 319 persone recluse, 30 sono risultate affette da diabete – dichiara la dottoressa Rizzo – In due anni sono stati svolti 67 teleconsulti specialistici da remoto sulla piattaforma ufficiale regionale e nessun detenuto ha dovuto effettuare spostamenti esterni, con un risparmio in termini economici e organizzativi e l’azzeramento dei rischi di sicurezza legati al trasporto. Il percorso compie oggi un ulteriore passo in avanti con l’applicazione delle nuove direttive regionali per il monitoraggio continuo del glucosio attraverso i sensori. Durante la visita a distanza, lo specialista diabetologo prescrive il dispositivo. Il servizio di Farmacia ospedaliera di riferimento, diretto dal dottor Silvano Giorgi, con la supervisione della dottoressa Barbara Meini, direttrice del Dipartimento Politiche del farmaco, invia in carcere i sensori per la misurazione continua della glicemia e i lettori hardware, privi di connessione internet per motivi di sicurezza. Il personale sanitario del carcere, opportunamente formato dai diabetologi, applica il sensore al paziente. I medici possono così monitorare e analizzare a distanza i dati della glicemia e regolare la terapia in tempo reale. Grazie al telemonitoraggio, la patologia può essere tenuta costantemente sotto controllo, superando le difficoltà legate alla distanza che potevano ripercuotersi sulla salute dei detenuti. È un modello che dimostra come l’innovazione tecnologica possa contribuire concretamente a tutelare il diritto e la dignità della cura anche all’interno degli istituti penitenziari. Il telemonitoraggio consente di avvicinare le prestazioni sanitarie al paziente, migliorando la continuità assistenziale”
“La possibilità di effettuare i controlli specialistici senza movimentare i pazienti si è rivelata una svolta – spiega il dottor Ameglio -. Questa gestione interna ha ottimizzato le risorse pubbliche, offrendo al contempo la massima sicurezza organizzativa. I nuovi sensori migliorano la qualità delle cure e la sicurezza all’interno della struttura: attraverso gli allarmi acustici prevengono le crisi glicemiche acute, anche durante la notte, e permettono una sostanziale riduzione dell’uso e della circolazione di materiali taglienti come aghi e lancette tradizionali”.
“Questo modello di presa in carico si basa su un team multiprofessionale e multidisciplinare di medici, infermieri e farmacisti ospedalieri che operano all’interno di una rete veloce ed efficiente, eliminando ritardi e burocrazia e creando valore per il paziente detenuto affetto da diabete, grazie alla possibilità di elaborare in tempo reale un piano di trattamento personalizzato” – conclude la dottoressa Meini.
In foto
Da destra dottor Mateo Ameglio, dottoressa Camilla Ronca, responsabile presidio sanitario penitenziario della CR di San Gimignano, dottoressa Loredana Rizzo, dottor Walter Baronti UOC Diabetologia ospedale Misericordia, dottoressa Alice Saitta, medico di penitenziario, Roberta Tomasulo oss, Maria Elena Gambucci, coordinatrice degli infermieri e Eva Ibrahimi, infermiera. Le ultime tre professioniste fanno parte della cooperativa Idealcoop che fornisce il servizio infermieristico all’interno del carcere.




