Leaderboards
Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
Skyscraper 1
Skyscraper 1
Skyscraper 2
Skyscraper 2

“Mps: Lovaglio sta perdendo i pezzi e il suo fronte si sgretola”

SIENA. Da Pierluigi Piccini riceviamo e pubblichiamo.

“Ci sono assemblee che si decidono nella sala e assemblee che si decidono prima, nei corridoi, nelle telefonate non restituite, negli incontri che saltano. Quella del Monte dei Paschi convocata per il 29 ottobre appartiene alla seconda specie. Il quadro lo ricostruiscono oggi su MF-Milano Finanza Andrea Deugeni e Luca Gualtieri, in un articolo il cui titolo non lascia margini: il fronte di Luigi Lovaglio si sta sgretolando.

L’amministratore delegato ha passato le ultime settimane tra le grandi piazze finanziarie europee e americane, a cercare tra i fondi i consensi per le due offerte su Banca Generali e Banco Bpm. Ancora ieri, intervistato da Bloomberg Tv, si diceva convinto che Delfin e Caltagirone, i due principali azionisti con il 17,5 e il 13,5 per cento, potessero riconoscere il valore delle operazioni. Ma i segnali vanno nella direzione opposta. Secondo MF, Delfin non ha scoperto le carte e deciderà all’ultimo momento, dopo l’analisi dell’advisor Lazard. Caltagirone sarebbe orientato al no, al punto da aver fatto saltare l’incontro con il banchiere di cui si era parlato nei giorni scorsi. La posizione maturata in via Barberini, scrivono Deugeni e Gualtieri, ha reso inutile il confronto.

Il dato politicamente più rilevante però riguarda gli altri. Sono quegli azionisti che ad aprile avevano sostenuto la lista Tortora e contribuito alla conferma, allora inattesa, di Lovaglio alla guida della banca. È lì che si registrano le prime defezioni. La più significativa è quella di Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti di commercio, che ha circa l’1 per cento del Monte. Il quotidiano milanese spiega che l’ente vedrebbe con favore un terzo polo costruito attorno a Mps e Banco Bpm, ma a una condizione: che l’operazione valorizzi la sua doppia partecipazione. Enasarco possiede infatti anche l’1,36 per cento di Piazza Meda, e l’offerta del Monte sulla banca guidata da Giuseppe Castagna è oggi a sconto rispetto al titolo. Il controllo di Intesa, invece, permetterebbe alla cassa romana di incassare l’abbondante plusvalenza già maturata sulle azioni Mps. Se Ca’ de Sass dovesse rilanciare, Enasarco aderirebbe. È la logica di chi amministra pensioni, non di chi costruisce strategie industriali, e in questa partita è la logica che conta.

Intorno a questa defezione il resto del fronte si sfrangia. Pierluigi Tortora resta fedele e anzi arrotonda la sua quota dall’1,2 all’1,4 per cento. Ma fuori dal suo caso, osserva MF, la proposta di Lovaglio non sembra fare breccia tra gli imprenditori che lo avevano sostenuto. Giorgio Girondi, patron di Ufi Filters con l’1 per cento, resta alla finestra. Il fondo maltese Praude, riconducibile all’avvocato trevigiano Massimo Malvestio, si avvia verso l’astensione con il suo 0,7. Il Ministero dell’Economia, con il 4,7 per cento, ha già ufficializzato che non parteciperà all’assemblea, come ad aprile. Con ogni probabilità farà lo stesso Banco Bpm, che ha il 3,7 per cento ed è uno dei due bersagli delle offerte senesi.

Il mercato, intanto, ha già scelto da che parte guardare. In una giornata negativa per i bancari, con l’indice settoriale in calo dell’1,2 per cento, il titolo Mps ha chiuso a 11,75 euro, mantenendo un premio dell’1 per cento sul controvalore offerto da Intesa. Dal lancio dell’offerta a giugno è salito del 17,1 per cento. Chi compra oggi azioni del Monte scommette su un miglioramento della proposta di Ca’ de Sass. Secondo alcune ipotesi riportate da MF, quel miglioramento potrebbe arrivare prima dell’assemblea di Siena ed essere condizionato proprio alla bocciatura delle due ops. Sarebbe la mossa che chiude il cerchio: un prezzo più alto in cambio della rinuncia del Monte a difendersi crescendo.

Lovaglio, dal canto suo, prova a tenere aperte altre porte. Interrogato sul possibile interesse di UniCredit per gli sportelli da cedere su richiesta dell’Antitrust, ha detto di averne sentito parlare e di considerarla un’opzione. Ha però aggiunto che Orcel sembra aver adottato una strategia di attesa. Nel documento per l’assemblea, la banca ha escluso chiusure di filiali legate all’integrazione con Bpm, salvo interventi limitati imposti dall’Antitrust, e impatti negativi diretti sul personale milanese, puntando sulla complementarità delle due reti. Sono rassicurazioni ragionevoli, ma arrivano mentre la platea che dovrebbe ascoltarle si assottiglia.

Quello che emerge dalla ricostruzione di MF è una partita in cui il progetto industriale conta meno della convenienza immediata dei singoli soci. Chi ha in mano le chiavi, i grandi azionisti privati e lo Stato, sceglie di non scoprirsi o di non presentarsi affatto. È una forma di decisione anche questa, forse la più eloquente. Un’assemblea in cui il primo azionista pubblico si astiene dal partecipare e i due maggiori soci privati tacciono o si preparano al no non è un luogo dove si costruisce il futuro di una banca. È il luogo dove quel futuro viene ratificato altrove. Per Siena, che di questa storia continua a essere il nome prima ancora che il corpo, la data del 29 ottobre rischia di essere ricordata non come il giorno di una scelta, ma come quello di una resa contabile”.

[banner_mobile]