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Fondazione Mps: un carnet di frequentazioni da capogiro

E con solo lo 0,2 per cento...

di Pierluigi Piccini

SIENA. Bisogna ammetterlo: mai si erano coltivate relazioni tanto importanti con un peso tanto irrilevante. Con lo 0,2 per cento in mano — una quota con cui, in una normale assemblea di condominio, non si otterrebbe nemmeno il rifacimento della tinteggiatura delle scale — la Fondazione si ritrova, per interposta banca, un carnet di frequentazioni da capogiro.

C’è Trieste, dove abita il Leone assicurativo, oggi comodamente accomodato nell’orbita senese dopo aver passato un secolo a non degnare Siena di uno sguardo. C’è Milano, la Piazzetta che fino a ieri ci osservava con l’aria di chi lascia cadere qualche moneta, e che adesso è di casa. C’è Roma, immancabile, con il suo quattro e mezzo per cento: il socio che ufficialmente non partecipa e ufficiosamente detta i tempi, presente-assente secondo la più collaudata liturgia del potere nazionale.

E poi, naturalmente, c’è New York. L’amministratore delegato prende l’aereo e va a spiegare a Wall Street le ragioni per cui la banca più antica del mondo merita di restare autonoma, cercando presso i fondi americani quei mezzi che a Rocca Salimbeni sono sempre serviti e sempre mancati. La più vecchia banca del pianeta che va a chiedere la benedizione nella città che ha inventato la finanza moderna: c’è qualcosa di sublime, in questo capovolgimento.

Il paradosso, a ben guardare, è tutto qui. Più la banca si fa cosmopolita, più Siena si scopre spettatrice; più si allarga la geografia delle relazioni, più si restringe la quota di chi quella banca l’aveva fondata e per cinque secoli comandata. La grandezza è cresciuta in proporzione esattamente inversa al controllo.

E il meglio deve ancora venire. Perché comunque vada a finire — che passi il disegno di Lovaglio, con il Monte che si ingrossa inglobando altri istituti, o che prevalga l’OPAS di Intesa, con la banca che si scioglie dentro un colosso ancora più grande — quel già simbolico 0,2 per cento è destinato a dimezzarsi. In un caso come nell’altro la diluizione è l’unica certezza: più il progetto è ambizioso, più la Fondazione si assottiglia. Si può contare la metà di quasi niente? A Siena, evidentemente, sì.

Chi lo avrebbe mai detto. Il Monte, che per secoli è stato l’orgoglio geloso e un po’ provinciale di una città, diventa finalmente internazionale proprio nel momento in cui quella città non conta più nulla. Trieste, Milano, Roma, New York: il mondo intero. Manca solo Siena.

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