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Palii 2026: le mosse e i protagonisti

di Marcello Venturini

SIENA. Con riferimento ad alcune situazioni verificatesi nei Palii di quest’anno, richiamo il seguente passo conclusivo del mio articolo pubblicato il 29 giugno 2025:
“…In questa sede mi limito ad indicare, a mo’ di esempio, un’esigenza di adeguamento (del Regolamento per il Palio – ndr), che riguarda i comportamenti dei fantini tra i canapi: quella, cioè, di rimodulare la casistica delle infrazioni ostruzionistiche, diversificando la relativa gravità ai fini delle conseguenti sanzioni.
Tali integrazioni, a mio avviso, sono necessarie anche per dare alle
Contrade partecipanti alla Carriera – con o senza avversarie – il diritto
alle stesse opportunità di partenza. A questo risultato, del resto,
tendevano già le limitazioni previste in sede di adozione della specifica
regolamentazione passata e recente che, ovviamente, non poteva
tenere conto delle modifiche e delle esasperazioni intervenute nei
tempi più recenti. Anche in questo modo, inoltre, si può tutelare la Festa dopo che la durata e le dinamiche delle “mosse” hanno raggiunto livelli che possono favorire un accumulo pericoloso di tensioni e di occasioni di rischio per l’ordine pubblico”.

Ritengo queste valutazioni ancora più valide oggi, dopo che abbiamo
constatato come negli ultimi Palii sia stata la Mossa il momento decisivo per la vittoria, assumendo sempre più rilevanza anche per le caratteristiche di potenza dei cavalli prescelti.

L’elemento di novità su cui riflettere specialmente dopo l’ultimo Palio è
dato dal fatto che la Mossa é stata condizionata – oltre che da chiare
violazioni delle regole già in vigore – anche dai comportamenti di alcuni
fantini, che non risultano coerenti e giustificati dai tradizionali rapporti di
alleanza o di rivalità tra le Contrade.
Questi comportamenti sembrano allora derivati piuttosto da dinamiche
interne al loro mondo, per interessi personali, e, quindi con logiche e
situazioni non solo estranee al Palio, ma con mortificazione anzi del ruolo delle Contrade, che ne possono risultare anche fortemente condizionate e subordinate.

Se si può presumere che vi siano casi di connivenza da parte delle dirigenze – magari per la promessa di favori futuri – non è nemmeno da
escludere la loro totale estraneità. Una tale eventualità renderebbe
però ancora più grave lo stravolgimento della tradizione e delle regole secondo cui spetta alla Contrada – e per essa al Capitano – il potere decisionale di dare le direttive al fantino. 
A queste il fantino dovrebbe poi rigorosamente attenersi in quanto
semplice “mercenario” (peraltro generosamente ricompensato). Ogni
diverso comportamento – ed eventuali sue iniziative personali durante
la Carriera – non dovrebbero perciò essere ammesse, specialmente dalla Contrada di appartenenza.

Come contrastare queste situazioni di pericolo per il futuro della nostra Festa?
In primo luogo – come già prospettavo nell’articolo dello scorso anno – vanno fissate per la Mossa regole precise e chiare per ridurre gli elementi di turbativa e per rendere più difficili le strategie ostruzionistiche alla partenza. Le eventuali violazioni, perciò, andrebbero sanzionate puntualmente e rigorosamente non solo nei confronti del fantino responsabile, ma anche nei confronti della Contrada che rappresenta, sia nel caso della connivenza che in quello della estraneità.
Sono queste norme, a mio avviso, il presupposto necessario anche per
stimolare le Contrade e le dirigenze a recuperare il ruolo decisionale
che loro compete.

Vi é poi il problema del ruolo e della responsabilità del mossiere.
Anche se non ho proposte concrete da formulare in merito, é comunque certa la necessità di una riflessione specialmente dopo due Palii fortemente condizionati dalle sue decisioni, con la convalida – tra
l’altro – di mosse non gestite dalla rincorsa, ma “forzate”, in chiara
violazione delle dinamiche consentite.
Al riguardo, la mancanza di provvedimenti sanzionatori si tradurrebbe in una indiretta promessa di impunità per analoghi tentativi futuri anche da parte di altri fantini e, quindi, in un sostanziale incoraggiamento a questa forma di irregolarità.
A mio avviso, possono essere formulate nei confronti del mossiere
anche riserve sull’uso – così come sull’omissione – di richiami (semplici
e/o ufficiali) in occasione di fasi particolarmente critiche della Mossa e nei confronti di comportamenti reiterati al di fuori delle regole, come – ad esempio – nel cambio di posizione tra i canapi e negli eccessi di pressione da contatto.
Anche senza limitare i poteri e la libertà del mossiere nella
interpretazione e gestione di momenti di difficoltà e concitazione, qualche maggiore indicazione e raccomandazione nei suoi confronti
potrebbe forse essere utile e necessaria.

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