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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Sena Civitas: “Pasti agli anziani fragili: risposta dell’Asp non adeguata”

"Emergono una professionalità indiscussa e una situazione economica difficoltosa ma ci sono incongruenze"

SIENA. Da Sena Civitas riceviamo e pubblichiamo.

“Sena Civitas presentò nel 2025 un progetto/proposta, anche tramite una mozione, per la consegna a domicilio di pasti agli anziani fragili al solo prezzo di costo per aiutarli a restare nelle loro abitazioni. L’idea prevedeva l’utilizzo della mensa centralizzata dell’ASP che già forniva oltre un milione di pasti all’anno. Nessuna agevolazione ISEE, viste le economie di scala, ma solo stato di fragilità. Welfare puro. Nessuno ci avrebbe rimesso e nessuno ci avrebbe guadagnato.

La proposta fu respinta dal Consiglio Comunale e la motivazione centrale fu indicata nel deficit di bilancio dell’ASP che non consentiva neppure di valutare l’ipotesi di servizi aggiuntivi senza utili. Sena Civitas presentò quindi una interrogazione sui costi dei pasti e nella risposta dell’ASP si legge che il costo onnicomprensivo di un pasto alla fine del 2024 era di 4,8 euro, compresa la consegna alle strutture tramite operatore esterno.

Recentemente l’ASP ha ripreso l’idea di Sena Civitas come progetto sperimentale “Siena in Tavola” con pasto a domicilio a 13 euro. In replica all’ulteriore nostra richiesta di chiarimento, l’ASP ha dettagliato i costi 2026 che determinano la tariffa, precisando che “non è previsto un margine commerciale, né costi di consegna”. “Le principali componenti indicate dall’ASP sono: 9,78 euro per il pasto-pranzo e il relativo confezionamento; 2,04 euro per le attività organizzative e amministrative; 1,18 euro di Iva al 10 per cento. Nella determinazione dei valori è stata, inoltre, considerata l’aliquota IRES ordinaria applicabile alle attività commerciali. Il totale è quindi pari a 13 euro”.

Prima di precisare perché prendiamo le distanze da questo progetto sperimentale dell’ASP, ci preme sottolineare che dall’analisi effettuata emerge una professionalità indiscussa e una situazione economica estremamente difficoltosa ereditata dagli attuali amministratori. Forse sarebbe utile ricostruire pubblicamente come un gioiello anche di redditività sia poi passato negli anni a marcati deficit di bilancio, risanabili con difficoltà.

Detto questo, indichiamo le marcate incongruenze che ci portano a prendere le distanze dal progetto dell’ASP (la documentazione è a disposizione):

1) non si capisce perché, a fronte di 13 euro per pasti consegnati agli anziani fragili, i familiari che desiderano mangiare con i propri cari nelle strutture ASP paghino 8 euro IVA compresa, come risulta dalle pagine ufficiali di Campansi, Caccialupi e Butini Bourke;

2) L’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) pubblica i prezzi di riferimento per i servizi di ristorazione collettiva delle pubbliche amministrazioni come parametro di efficienza, “comprensivi di consegna e utili di impresa”, quali massimi importi di gara, e dalla rilevazione nazionale del 2025 sui contratti di ristorazione scolastica risulta un prezzo medio di 5,13 euro a pasto, con un range tra 2,88 e 8,03 euro. Gli aggiornamenti successivi, base ISTAT, manterranno sostanzialmente questi dati. Il confronto non è comunque automatico;

3) La componente più singolare dei costi indicati dall’ASP è forse quella amministrativa/organizzativa pari a 2,04 euro per ogni singolo pasto. Poiché la mensa centralizzata produce oltre 1.100.000 pasti all’anno, applicando quel valore all’intera produzione si ricaverebbero costi amministrativi/organizzativi per circa 2.200.000 euro. Come se decine e decine di dipendenti svolgessero a tempo pieno questa funzione per la sola mensa ( esempio: 55 dipendenti a 40.000 euro/anno = 2,2 mln);

4) Dai dati recenti riferiti a “Comuni, ASP, gare pubbliche” che offrono il servizio di pasti a domicilio agli anziani fragili a prezzo di costo (161 casi presi in esame), risulta che, salvo alcuni piccoli comuni che offrono il servizio a poco più di 5 euro e 2 piccoli comuni trentini che chiedono 13 euro (di 300 e 400 anime, con frazioni sparse e alta incidenza dei costi per la consegna), la forbice delle altre 156 realtà comunali varia fra 5,5/6 euro e 8,5 euro massimi, compreso confezionamento ed ogni altro possibile onere;

5) L’ASP applicava nel 2025 le seguenti tariffe per ogni pasto, al netto dell’IVA: Comune di Siena 4,45 euro; Società della Salute 5,45 euro; strutture private 6,04 euro; merende strutture private 0,91 euro. L’ASP dichiarava inoltre: nessun margine operativo aggiuntivo per il Comune di Siena; circa il 13% di margine per la Società della Salute; circa il 25% per le strutture private. Visti i nuovi parametri che portano a 13 euro a pasto, la rimessa per l’ASP sarebbe plurimilionaria;

6) L’ANAC per RSA, case di riposo, e degenti assimilati prevede prezzi di riferimento massimi nazionali di aggiudicazione per appalti pubblici, comprensivi di utili di impresa, aggiornati nel 2025. Per il singolo pasto a “Paziente (Ordinario, RSA, DH e DS)”, i prezzi, a seconda delle caratteristiche del servizio, si collocano fra 5,54 e 7,32 euro, a seconda che la cucina sia interna o esterna, la consegna “fresco caldo” o “refrigerato rigenerato” e del livello di servizio. Per gli anziani il prezzo include anche “il servizio assistenziale nell’atto di somministrazione” (es. consegna al letto, vassoi personalizzati, diete speciali);

7) Un dato economico rilevato casualmente da una delle migliori rosticcerie di Siena, dovendo consegnare un pasto completo a una Sig.ra per assenza improvvisa della badante. La rosticceria fa ovviamente utili, paga l’affitto, non gode di agevolazioni fiscali, ha minori economie di scala, ha costi esterni amministrativi. Nonostante questo, tutto confezionato e sigillato a caldo: 144 grammi di tagliatelle fresche al ragù, 52 grammi di vitellina (2 fette), 104 grammi di caponata, 52 grammi di torta di mele, 2 fettine di pane: totale euro 9,49. Aggiungiamo a parte acqua per 20 centesimi e arriviamo a 9,69 euro;

8) Infine, ci sfugge il perché venga computata l’IRES nella determinazione della tariffa se, come dichiarato dall’ASP, non è previsto un margine commerciale.

Conclusione logica: converrebbe fare una gara pubblica che, se i costi dell’ASP fossero realmente quelli indicati, produrrebbe un notevole risparmio e imporrebbe di rivalutare il sistema complessivo.

Ma noi crediamo che i 13 euro siano i costi risultanti da un metodo di calcolo, legittimo, che non aggiunge i pasti alla restante produzione, tenendoli scorporati e determinando incrementi notevoli. Come si massimizza il costo unitario? Si utilizzano pochi pasti come divisore; si attribuiscono al nuovo servizio quote di costi già sostenuti; non si considera la capacità produttiva inutilizzata; si separano produzione, confezionamento, consegna e amministrazione; si applicano spese generali a più livelli; si attribuisce un costo amministrativo/organizzativo a ogni singolo pasto; non si distingue tra costo medio e costo marginale. È un procedimento che sterilizza completamente le economie di scala.

“Siena in Tavola”  appare quindi non come l’attuazione della nostra proposta di puro welfare, ma come un’operazione commerciale legittima, impostata forse per produrre in futuro un contributo economico positivo al bilancio ASP. Per fare un esempio, con 100 anziani, 2 pasti al giorno e 4 euro di margine, si produrrebbe un beneficio economico annuale di circa 300.000 euro. Noi, fosse questo il caso, comprenderemmo le ragioni legate alla situazione di bilancio, ma come rappresentanti dei cittadini non potremmo condividerle; per questo ne prendiamo le distanze e ci dissociamo”.

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