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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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“Assunzioni “a saldo zero”: altro che boccata d’ossigeno”

Per l'Usb PI Siena "È solo una flebo per un sistema al collasso"

SIENA. USB Pubblico Impiego Sanità – Siena apprende con stupore l’assunzione di 17 nuovi infermieri all’AOUS. Diciamolo senza giri di parole:non è una boccata di ossigeno, è cura palliativa. Si sostituiscono i pensionamenti, punto. Si vendono per l’ennesima volta nuove assunzioni (altro che boccata di ossigeno) senza definirle per quello che realmente sono: nuovi infermieri, “è vero”, ma al posto di vecchi colleghi. La novità è che diventa un lusso sostituire chi ha lasciato il servizio.

A Siena eravamo messi male. Continuiamo a essere messi male.
Garantire “continuità assistenziale” grazie al turnover non migliora certo la mancanza cronica di personale. Ma chi lavora dentro l’AOUS sa bene che la continuità assistenziale non si garantisce con la matematica delle sostituzioni, bensì con organici adeguati, stabilità, sicurezza e rispetto dei professionisti.
Qui, invece, si continua a navigare in uno stato diprecaria sopravvivenza, dove ogni reparto vive in apnea e ogni turno è una corsa contro il tempo.
Da anni denunciamo che la turnistica è un campo di battaglia: turni sconvolti, ferie che diventano un
miraggio, riposi che spariscono, personale spremuto fino all’osso. Questa non è organizzazione, è un
processo di “depauperamento” progressivo e non contrastato che, nel corso degli anni, ha progressivamente eroso diritti, tutele e dignità professionale, trasformando il personale in una risorsa da spremere anzichè valorizzare.

Recentemente l’AOUS ha predisposto un piano di smaltimento delle ferie pregresse, distribuendone lo smaltimento su un arco temporale più esteso, così da riallineare le singole posizioni e conformarsi alle norme vigenti. Tuttavia, mentre si tenta di recuperare le ferie arretrate, l’operatore continua a maturarne di nuove ogni mesesenza avere una reale possibilità di usufruirne.
Il risultato è paradossale: si prova a svuotare il serbatoio mentre si riempie di nuovo, senza mai
raggiungere un equilibrio. È come svuotare il mare con un cucchiaio e che, ancora una volta, dimostra
come il problema non sia la programmazione delle ferie, ma la cronica insufficienza degli organici,
che impedisce ai lavoratori di esercitare un diritto fondamentale.
Non si può continuare a pretendere che la vita privata dei professionisti sanitari sia il contenitore da cui
attingere per coprire le falle dell’organizzazione. Questi pezzi di vita non tornano più.

Il CCNL è chiarissimo: le Aziende devono favorire la conciliazione vita-lavoro e distribuire equamente i
carichi di lavoro. All’ AOUS questi principi sembrano essere diventati letteratura fantasy.
Operatori socio sanitari (OSS) assenti nei turni notturni: una scelta che scarica tutto sugli infermieri.
Lo diciamo da anni: in alcuni reparti, soprattutto di notte, l’OSS non c’è. Come se l’assistenza di base
potesse essere sospesa. E tutto questo avviene con un’utenza particolarmente fragile, quella che più di tutte avrebbe bisogno di assistenza continua e non di vuoti organizzativi, la popolazione anziana.
Il risultato? Demansionamento sistematico dell’infermiere, costretto a coprire tutto, sempre, comunque. Questa non è “assistenza più specialistica”. È una violazione organizzativa che l’Azienda conosce da tempo e a cui non ha mai risposto. Anche altri reparti, dalle degenze alle chirurgie, fino alle sale operatorie, stanno subendo da tempo una carenza così evidente di personale OSS che i coordinatori sono costretti a ricorrere sistematicamente allo spostamento di operatori da altre unità e al lavoro straordinario.Si continua a inseguire un presunto risparmio sul personale, ma il risultato è paradossale: il poco personale presente finisce per “costare” di più, in termini economici e di tenuta psico‑fisica.
Negli anni abbiamo segnalato criticità, chiesto interventi, proposto soluzioni. La risposta? Silenzio. E
oggi si presenta come “emergenza che rientra gradualmente” grazie alle nuove assunzioni di 17 infermieri. La verità è che l’emergenza non rientra affatto: si mantiene, si trascina, si maschera. Ecco il punto:non basta sostituire chi se ne va. Bisogna creare le condizioni perché qualcuno voglia
restare. Chiediamo di non dover più ascoltare professionisti che raccontano di non riuscire a respirare
dentro l’AOUS, e che ormai non vedono alcuna possibilità di migliorare le proprie condizioni se non andandosene via il prima possibile.
Ringraziamo l’AOUS per aver finalmente mostrato attenzione alle nostre denunce. Ma non ci basta. Non
ci accontentiamo. Perché coprire i pensionamenti o i professionisti che hanno scelto altre mete, non è
una boccata d’ossigeno: è un cerotto su una ferita aperta.

USB PI Sanità-Siena

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