FIRENZE. Dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) riceviamo e pubblichiamo.
“La Regione Toscana il 29 giugno 2026 ha approvato con decisione quasi unanime (contrario soltanto il gruppo consiliare AVS) il proprio piano faunistico-venatorio, adottato dal Consiglio regionale nella scorsa legislatura (luglio 2025) e assoggettato alla procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) oltre che alla procedura di valutazione d’incidenza ambientale (V.Inc.A.).
In realtà, è un piano dove di tutela faunistica c’è poco, mentre c’è fin troppa accondiscendenza verso l’attività venatoria, che traspare dalle parole del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani di riconoscimento del ruolo dei 60 mila cacciatori toscani (“La loro presenza è indispensabile per garantire la biodiversità, il contenimento delle emergenze e l’equilibrio ecologico: senza di loro ci troveremmo di fronte a uno squilibrio dai danni gravissimi”).
Il piano toscano, poi, introduce un’assurda distinzione fra aree vocate e aree non vocate alla presenza di fauna selvatica, sui cui è stata svolta un’approfondita riflessione critica di Daiana Franceschini.
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) era intervenuta (atto del 5 novembre 2025) nel procedimento con “osservazioni” rivolte al Consiglio regionale, chiedendo una profonda rivisitazione del piano.
Fra le richieste, la previsione del divieto di caccia della Lepre italica (Lepuscorsicanus) e della Starna (Perdix perdix), quasi estinte allo stato selvatico sul territorio toscano.
Così sono in grave stato di crisi le popolazioni di Allodola (Alauda arvensis), della Tortora selvatica (Streptopelia turtur), della Pavoncella (Vanellus vanellus), tanto da far adottare a livello nazionale il piano di gestione dell’Allodola e il piano di gestione della Tortora selvatica con specifiche richieste di salvaguardia totale.
Netta contrarietà alla caccia al Lupo (Canis lupus), mascherata da prelievo in casi particolari.
Fra le varie richieste, l’ampliamento delle aree sottratte all’esercizio venatorio, l’eliminazione delle munizioni inquinanti di piombo e di metodi particolarmente crudeli di caccia come la caccia in tana della Volpe (Vulpes vulpes), la caccia notturna, la caccia di animali inermi immessi subito dopo allevamento, come prassi nelle Aziende Agrituristiche Venatorie.
Il GrIG segnala, tuttavia, un’opportunità: infatti, con l‘imminente pubblicazione sul bollettino ufficiale della Regione Toscana della delibera di approvazione del Piano faunistico venatorio, si apre la possibilità per richiedere l’esclusione dell’attività venatoria dal proprio fondo, senza dover realizzare costose recinzioni perimetrali altrimenti necessarie per legge.
L’ art. 15, comma 3, della legge 15719/92 e s.m.i. prevede infatti che: “il proprietario o conduttore di un fondo che intenda vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività venatoria deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al presidente della giunta regionale richiesta motivata che, ai sensi dell’articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dalla stessa è esaminata entro sessanta giorni.”
La domanda dovrà essere corredata degli opportuni riferimenti catastali ed anagrafici del proprietario o conduttore del fondo interessato. Sarà inoltre utile anche aggiungere ulteriori motivazioni, oltre che di tipo etico, riguardanti la necessità di tutelare produzioni agricole, attività agrituristiche, pubblica incolumità, animali selvatici presenti nell’area, ecc. , arricchendo quanto possibile la eventuale documentazione a corredo dell’istanza.
E’ importante approfittare di questa finestra temporale di 30 giorni in favore della salvaguardia della fauna selvatica e di un migliore rapporto con gli altri animali”.




