Lezioni teoriche frontali e prove pratiche sperimentali di acquisizione
CHIUSI. Prosegue a Chiusi il corso di georadar applicato all’archeologia, con la seconda sessione che si è svolta dal 16 al 18 giugno.
Il corso, promosso e coordinato da Lorenzo Lambiase di Novatest, è frutto di accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo, la Direzione regionale Musei nazionali Toscana, il Centro CADMO dell’Università per Stranieri di Siena e il Comune di Chiusi. Un ringraziamento particolare va alla funzionaria archeologa competente del territorio, Ada Salvi, e al direttore del Museo Nazionale Etrusco, Fabrizio Vallelonga, responsabili dell’accordo quadro e della concessione di ricerca, che è parte integrante delle attività del corso.Alle lezioni teoriche frontali infatti si sono alternate prove pratiche sperimentali di acquisizione sul campo su siti con potenziale archeologico, in particolare presso piazza del Duomo e la necropoli di Poggio Renzo (si ringrazia in particolare Giorgio De Gennaro per la generosa disponibilità per l’acceso alla proprietà). Nell’ambito del corso la città e il territorio di Chiusi costituiscono un laboratorio sperimentale di grande valore, in ragione soprattutto della eccezionale complessità stratigrafica della città dall’età etrusca a quella moderna. I partecipanti, ospiti nella foresteria del Collegio Paolozzi, hanno avuto anche l’occasione per trascorrere alcuni giorni nel centro storico e conoscere Chiusi.
Per l’Amministrazione comunale l’organizzazione di questo corso rappresenta un’ottima opportunità per dare seguito a un programma organico di ricerca e tutela del patrimonio archeologico in affiancamento agli enti statali, basato sull’uso di moderne tecniche di acquisizione non invasive, che ha permesso di acquisire molti dati utili alla programmazione di future attività archeologiche. Dal 2023 ad oggi sono state condotte alcune campagne di indagini non invasive in regime di concessione, per un totale di quasi 30.000 m2 di superficie indagata su aree a potenziale archeologico, che hanno portato ad esplorare alcuni siti chiave del centro storico (I Forti, Duomo, Orto vescovile, via Longobardi, Porta Lavinia) e il sito in località La Badiola.




