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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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MPS: alti e bassi della Borsa d’agosto

Le dichiarazioni di Profumo e Mancini danno fiato a un mercato asfittico

di Red

SIENA. La Consob indaga. In poco più di tre sedute è passato di mano l’11% del capitale MPS in borsa e l’ente vuole sapere se qualche investitore abbia trattenuto nel suo portafoglio più del 2% (che va dichiarato), nel gioco al rialzo innescato dalle parole di Profumo sulla Fondazione. Niente di nuovo, niente che non si sapesse su Palazzo Sansedoni, ma capace di accendere i riflettori di una Piazza affari al piccolo trotto ormai dall’inizio di agosto. Le perdite di mercoledì segnalano che il rally è già finito? Se è vero ne avremo conferma oggi, a bocce ferme. Ampio risalto ha avuto la notizia che Gabriello Mancini abbia confermato l’ulteriore discesa di Palazzo Sansedoni nell’azionariato della banca come “suggerito” dal presidente del Monte, evidentemente a conoscenza che tra le consegne avute dal predecessore c’era anche il potere di controllo e condizionamento della Deputazione al gran completo. Altro fieno per la Borsa? Certo è che il titolo è ampiamente sottovalutato: di fronte a una capitalizzazione di borsa di 2,8 miliardi di euro, la patrimonializzazione reale è di 10 miliardi. Ma MPS è una azienda particolare, con un socio nominale al 36,5% di capitale, che ha un accordo con i creditori di vendere quanto prima un pacchetto del 4% circa non eseguito per scarso valore del titolo. Inutile vendere se non si raggranella la somma necessaria per pagare i debiti, tanto le azioni non fuggono. Socio con diritto di veto in Assemblea Straordinaria e che gode della limitazione al 4% di voto degli altri soci in Assembea: se la Fondazione non molla la presa, nessuno può obbligarla. Poi c’è questo ingombrante fornitore di bond, lo Stato italiano, che ha parcheggiato 3,5 miliardi di euro con un rendimento annuo garantito del 10% circa, mentre deve a Rocca Salimbeni circa 26 miliardi di titoli di Stato decennali per lo più (messi in portafoglio da Mussari e Vigni) con un rendimento medio del 4%, sempre circa perché le cifre sono fluttuanti come il mercato.

Una situazione tragicomica che non si insegna nelle facoltà di Economia di tutto il mondo, ma necessaria perché all’italiana maniera si salvi dal fallimento la banca senza incorrere negli strali della Bce e della Merkel, e dei famosi aiuti di Stato che Bruxelles vede come il fumo negli occhi. E che permette la formalità di non parlare di nazionalizzazione, così invisa alla patente di liberisti dei governanti. E che permettono ai dirigenti vecchi e nuovi di raccontare mezze verità alla gente e rimanere, protetti dal sistema della partitocrazia, al loro posto per continuare a fare quello che hanno dimostrato di saper fare, cioè distruggere valore. Nei mesi passati molti personaggi con soldi da investire sono passati e sono tutti fuggiti quando hanno visto che non c’è trippa per gatti: il cul-de-sac è completo ed entrarci significa perdite. Perfino la Cassa Depositi e Prestiti di Bassanini, uno che senza Siena non sarebbe forse mai rientrato in Parlamento, attende tempi e condizioni migliori. Il presidente di CDP, anche attraverso il consigliere di amministrazione Groppi con cui condivide la partecipazione alla Fondazione Astrid, è sicuramente informato degli sviluppi ed è probabile che condivida le mosse del Tandem, che portano a creare le condizioni per mettere la proprietà del Monte al sicuro. Al sicuro dai senesi e dagli umori elettorali.
Nella notte dagli USA è arrivata la notizia che la Fed, attraverso il rapporto della Federal Open Market Committee, stia valutando concreta la possibilità di un nuovo QE, Quantitative Easing, ovvero un allentamento monetario per una economia come quella americana che viene ritenuta in questo momento particolarmente vulnerabile a shock importanti come la crisi del debito europeo o le politiche fiscali interne. Stimolare i mercati senza una ripresa effettiva dell’economia potrebbe rivelarsi un arma a doppio taglio. 

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