Prosegue in moderato rialzo la seduta delle Borse europee, ad eccezione di Londra, mentre Wall Street ha registrato una partenza poco sotto la parità, dopo che i dati di ieri sull’inflazione Usa non hanno alimentato le aspettative di un’accelerazione della stretta monetaria da parte della Federal Reserve.
A Milano il Ftse Mib guadagna lo 0,2% in area 26.514 punti. In frazionale rialzo anche il Dax di Francoforte (+0,7%), il Cac 40 di Parigi (+0,3%) e l’Ibex 35 di Madrid (+0,1%), mentre è in ribasso il Ftse 100 di Londra (-0,5%).
Oltreoceano, dopo pochi minuti di scambi il Nasdaq cede lo 0,2%, lo S&P 500 lo 0,15% e il Dow Jones lo 0,1%.
Gli investitori continuano a valutare le implicazioni di un ritiro delle misure a sostegno dell’economia delle banche centrali nei prossimi mesi, della diffusione della variante Delta e della stretta regolatoria della Cina.
Il report sui prezzi al consumo Usa ha evidenziato un rallentamento della crescita dell’inflazione a luglio, suggerendo che la Fed potrebbe decidere di ridurre meno rapidamente le misure a sostegno dell’economia.
Dall’altra parte, però, aumentano le voci all’interno dell’istituto di Washington di chi invoca l’inizio del tapering nei prossimi mesi. I presidenti della Fed di Kansas City e Dallas, Esther Geroge e Robert Kaplan, hanno sottolineato la necessità di iniziare a ridurre gli stimoli monetari. Kaplan ha indicato nel mese di ottobre la data entro cui gli acquisti di asset devono cominciare a essere ridotti.
La Cina, invece, ha diffuso un piano quinquennale mirato a una maggiore regolamentazione. Il prossimo obiettivo di Pechino sembrano essere le piattaforme tecnologiche assicurative del Paese, secondo una dichiarazione pubblicata dal Consiglio di Stato.
Sul fronte macro, la produzione industriale dell’Eurozona a giugno ha segnato un -0,3% su base mensile, in miglioramento rispetto al -1,1% del mese precedente ma al di sotto del -0,2% previsto dal consesus. Su base annua, il dato evidenzia una crescita del 9,7% (+10,3% il consensus), rallentando dal +20,6% di maggio.
Negli Stati Uniti, invece, nella settimana che si è conclusa il 7 agosto le richieste dei sussidi di disoccupazione sono risultate pari a 375 mila unità, in linea con le attese, ma al di sotto delle 387 mila unità della settimana precedente (dato rivisto da 385 mila unità).
Sempre negli Stati Uniti, nel mese di luglio l’indice grezzo dei prezzi alla produzione (PPI) ha evidenziato un incremento dell’1% su base mensile, superiore alle attese (+0,6%) e in linea con il mese di giugno. Su base annua, i PPI sono aumentati del 7,8%, rispetto al +7,3% del mese precedente (consensus +7,2%).
Intanto sul Forex il biglietto verde è poco mosso nei confronti delle altre valute, dopo l’uscita negli Usa delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e dell’indice dei prezzi alla produzione a luglio. Il cambio euro/dollaro viaggia a 1,1724 e il dollaro/yen a 110,47.
Tra le materie prime in leggero ribasso le quotazioni del greggio con il Brent (-0,3%) a 71,23 dollari e il Wti (-0,3%) a 69,03 dollari, dopo che L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha ridotto sue previsioni di crescita della domanda globale di petrolio per il 2021 di 100.000 barili al giorno a 5,3 milioni di barili al giorno, mentre ha alzato quelle per il 2022 di 200.000 barili al giorno a 3,2 milioni di barili al giorno.
Sull’obbligazionario, infine, lo spread Btp-Bund arretra di due punti base in area 101, con il rendimento del decennale italiano allo 0,55%.
Tornando a Piazza Affari, in luce Stellantis (+2%), Atlantia (+1,9%), Amplifon (+1,2%) e Interpump (+0,9%), mentre scambiano in ribasso Banco Bpm (-1,1%), Fineco (-1%), UniCredit (-0,8%) ed Exor (-0,7%).
Fonte MarketInsight




