Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Intelligenza artificiale per identificare i rifiuti

di Michele Pinassi*

“La spazzatura è una grande risorsa nel posto sbagliato a cui manca l’immaginazione di qualcuno perché venga riciclata a beneficio di tutti.” (Mark Victor Hansen)

SIENA. Se un giorno, neanche troppo lontano, i veicoli montassero telecamere in grado di identificare automaticamente ciò che vedono, spazzatura compresa? E se i dati, geolocalizzati, potessero essere utilizzati per ottimizzare la raccolta dei rifiuti?

Ammetto che mi ha davvero entusiasmato la VespAI sviluppata da Mangusta Techology che, attraverso una telecamera e un motore di object detection basato su Yolo, identifica e mappa i sacchi di spazzatura per le strade di Amsterdam (dove la società ha sede).

Immaginate quali innegabili vantaggi potrebbe portare una tecnologia del genere per ottimizzare il percorso degli addetti alla raccolta dei rifiuti: andare solo dove effettivamente sono presenti sacchi dell’immondizia, senza perdere tempo e carburante a raggiungere zone dove non c’è niente da raccogliere.

Ovviamente c’è anche l’altro lato della medaglia: le ripercussioni sulla nostra privacy.

L’evoluzione dei sistemi di riconoscimento, di cui abbiamo già parlato e alcuni governi –come quello cinese– non esitano ad usare, è potenzialmente lesiva per la nostra libertà: algoritmi che identificano automaticamente volti, oggetti, auto etc etc per inviarne i risultati ad un database centrale sono potenzialmente in grado di ricostruire tutta una serie di informazioni relative alla nostra persona, come le nostre abitudini, gli spostamenti (vi avevo già parlato, ad esempio, di OpenALPR? ) etc… etc….

Se gestite in ottica meramente organizzativa e con grande attenzione ai dati raccolti, innovazioni di questo tipo sono indubbiamente un esempio virtuoso di come la tecnologia e la Rete possano rappresentare un salto di qualità nella gestione di un servizio pubblico essenziale come la raccolta dei rifiuti. Ottimizzando, riducendo i costi e le emissioni inquinanti.

Ci vorranno ancora alcuni anni prima che simili tecnologie siano disponibili nelle nostre zone, considerando soprattutto l’atavica lentezza italiana nel recepire le innovazioni, ma sicuramente la strada è tracciata e ci sono ampi margini di miglioramento, anche nel campo della raccolta dei rifiuti.