SIENA. In Spagna una gigantesca mobilitazione per il diritto alla casa ha portato in piazza decine di migliaia di persone in una cinquantina di città, con una partecipazione enorme a Madrid. È difficile pensare che questa protesta resterà confinata lì: la questione abitativa attraversa ormai tutta Europa.
La crisi della casa non riguarda più soltanto le fasce più fragili. Colpisce giovani, studenti, lavoratori, famiglie e una parte sempre crescente del ceto medio.
Anche Siena è dentro questa crisi. Da anni si lascia che sia esclusivamente il mercato a stabilire chi possa permettersi di restare e a quali condizioni. Ma la legge del massimo profitto non coincide mai con l’interesse di una comunità. Quando gli affitti diventano incompatibili con gli stipendi, quando uno studente o un giovane lavoratore sono costretti a cercare altrove, quando una famiglia non trova una casa accessibile, non si sta parlando di un problema immobiliare.
Stiamo selezionando chi può e potrà permettersi di vivere a Siena.
E questo significa impoverirla, renderla più vecchia, più fragile, meno attrattiva per chi dovrebbe costruirvi la propria vita, accelerando quel declino demografico che sta condannando Siena a perdere abitanti, energie e futuro
Il turismo è una risorsa fondamentale, ma non può essere l’unica forza a determinare l’uso delle abitazioni. Servono politiche pubbliche: recuperare gli immobili vuoti, rafforzare l’edilizia sociale, favorire gli affitti stabili, intervenire per studenti, giovani e lavoratori, governare il rapporto tra residenza e locazioni turistiche.
La casa non è soltanto una merce. È una condizione essenziale perché una comunità continui a esistere.
Siena deve saper accogliere chi arriva. Ma deve anche tornare a permettere a chi vuole restare di poterlo fare.
Unione comunale del Partito Democratico di Siena




