Il razzismo è una piaga seria e banalizzarlo gridando "Al lupo" serve solo a svilirlo
di Umberto De Santis
SIENA. Il PalaEstra è stato squalificato dal giudice sportivo perché una persona isolata ha tentato una invasione di campo, inveendo contro un avversario. Fatto vero quanto parziale, e racconta quello che hanno visto gli arbitri, e la sanzione è corretta. Perché è dall’altro ieri sera che una certa risonanza mediatica sta avendo la notizia che Mike Hall sia stato oggetto di insulto razzista da parte di questa persona. Ma che gli arbitri – da referto – non hanno sentito pronunciare nulla in proposito! E pur leggendo qua e là dichiarazioni più o meno strampalate, non si capisce se ci siano stati altri tifosi a insultarlo usando una espressione come “black nigger” o che siano stati eseguiti cori razzisti assortiti. La cosa che ci colpisce di più è che certe affermazioni vengano fatte in spregio al fatto risaputo che la gara è soggetta a ripresa televisiva, per cui tutte le bischerate dette a raffica vengono a galla da sole.
Nel comunicato stampa sulla partita, infatti, la Virtus Cassino afferma: “l’episodio che determina in negativo l’andamento nel match: nel recuperare un pallone vicino ai Led pubblicitari, Hall riceve insulti razzisti con le forze dell’ordine che sventano l’invasione di campo”. Chi era presente alla partita e le riprese effettuate dicono esattamente il contrario. Con Hall vicino alla sua panchina, un gruppetto di persone si raduna addosso ai led dal lato opposto del campo e sta protestando perché uno degli arbitri ha convalidato un canestro di Pepper tirato dopo la sirena dei 24 secondi. E infatti correttamente, gli altri due colleghi fanno notare al primo la cosa e i due punti vengono annullati. Mentre discutono, e sempre a distanza, Hall (che probabilmente sente che la vittoria sta per sfuggirgli di mano) – ripetiamo: la ripresa televisiva consente di verificare il tutto – comincia ad agitarsi provocando il pubblico. Ma gli arbitri gli voltano le spalle e non lo vedono.
Pur avendola scampata bella, Mike Hall è riuscito a prendersi una deplorazione non per questa storia – per la quale avrebbero dovuto espellerlo e in NBA con la prova televisiva gli darebbero 10 partite di squalifica senza paga – ma per un gesto fatto appena un minuto di partita dopo, sempre aizzandosi contro il pubblico. Pacher in corsa prende l’ultimo rimbalzo della gara, corre verso l’angolo opposto alla panchina e esulta per la vittoria con alcune persone del pubblico situate oltre i led. Lì viene raggiunto da Hall che riprende a battibeccare con le persone – che non sono quelle di prima – tanto che Pacher se lo porta via. Non si sbaglia a ricordare: c’è la televisione.
Il comunicato della Mens Sana nella tarda serata spiega che da un confronto con i direttori di gara il presunto episodio di razzismo non esiste.
La morale della favola? Il razzismo è una piaga seria, e banalizzarlo gridando “Al lupo” serve a svilirlo e non a migliorare la società. Non c’è un episodio di razzismo in tutta la storia precedente di questo palazzetto e delle persone che lo frequentano a memoria di uomo e di Google. Giudice FIP e televisione non difendono affatto la tesi di Mike Hall e certamente non sono razzisti. Un giocatore che negli anni passati è stato avversario fiero della Mens Sana Basket (finale scudetto campionato 2008-09 Montepaschi – Armani 4-0) senza che abbia mai lamentato essere stato insultato per il colore della sua pelle. Perché i beniamini di questa terra sono Terrell McIntyre, Romain Sato, Henry Domercant solo per citare i primi nomi che vengono in mente di quella cavalcata vittoriosa, che mai nessun fallimento potrà cancellare.