di Enzo Martinelli
SIENA. Una delle ultime iniziative promosse dagli amministratori della Fondazione Monte dei Paschi concerne la lodevole promozione di una consultazione, tramite uno specifico questionario, per conoscere “l’idea” che ha la comunità senese dell’Ente di Palazzo Sansedoni.
Il questionario richiedeva giudizi di condivisione e/o critica dell’operato degli attuali gestori e suggerimenti utili per i futuri componenti degli organi della Fondazione. I pareri potevano essere espressi in forma anonima oppure sottoscritti. I risultati della consultazione, una volta elaborati e conosciuti, potranno costituire un utile riferimento per le attività da mettere in campo nella prossima nuova gestione dell’Ente.
I partiti politici invece non sembrano interessati alle future scelte programmatiche della Fondazione. Giocano la partita del rinnovo degli organi amministrativi esclusivamente sulla spartizione dei posti e sulla conquista della presidenza, che richiede una maggioranza qualificata che al momento sembra non esserci. Non a caso si ipotizzano modifiche statutarie tendenti ad aumentare il numero dei posti nei consessi, incremento che farebbe scattare ipotetiche nuove maggioranze.
Al momento nessun partito o schieramento ha presentato alcun documento di rendiconto sul passato o un programma per la futura gestione della Fondazione. Lo scorso anno, in occasione del 30° anniversario della costituzione dell’Ente, i discorsi celebrativi pronunciati dal sindaco di Siena e dalla presidente dell’Amministrazione Provinciale furono del tutto sovrapponibili. Gloria e incenso per tutti. Dunque se c’è accordo su tutto le contese sono inutili e nuovi programmi pure. Vale solo “lo scansati te che ci vado io”.
Anche le liste civiche, molto attive in tempi di elezione del sindaco, salvo rare eccezioni, sull’argomento si allineano ai partiti oppure tacciono.
Eppure, considerata la disponibilità ad “ascoltare” da parte della Fondazione, non guasterebbe riflettere su alcuni temi, peraltro già sollevati in passato senza la pretesa di aver ricette risolutive. E’ utile, per esempio, creare dibattito pubblico sul rapporto tra i costi di gestione dell’Ente e le scarse risorse distribuite.
La spesa per gli amministratori, il costo del personale, gli oneri per il mantenimento della sede e quelli per il funzionamento e la rappresentanza, limitano notevolmente le disponibilità finanziarie da assegnare alla comunità. Infatti al netto del contributo annuale alla Chigiana, la somma da distribuire rimane fissata appena a circa €. 7 milioni all’anno.
Il lusso del passato è stato ridotto per tutti, compresi gli amministratori, ma non in proporzione alla diminuzione delle entrate del tempo che fu e delle somme da elargire.
I cosiddetti utili di bilancio vengono in atto concessi a circa 100 soggetti (dunque mediamente €.70.000 a ciascuno) con procedure burocratiche che forse meriterebbero di essere semplificate.
Al riguardo si deve confermare il vecchio criterio di distribuzione o ridurre il numero dei beneficiari incrementando il finanziamento di progetti consistenti e qualificanti? Altri interrogativi. La partecipazione della Fondazione nella Fises è statutariamente corretta o va superata, come sosteneva un ex presidente dell’Ente? Fatti salvi i rapporti con la Chigiana, è opportuna la presenza del presidente della Fondazione ai consigli di amministrazioni di Enti partecipati? Le negative pregresse esperienze consiglierebbero di cambiare indirizzo.
Insomma, lavorando per il bene comune sarebbe più utile discutere in modo trasparente sulle scelte da operare per rendere un utile servizio alla comunità senese, piuttosto che nell’ombra sul numero dei posti da occupare.




