CHIUSI. I Bulls arrivano dalla vittoria interna contro Jesi e giocano nuovamente tra le mura amiche contro Imola. La sfida, con palla a due alle ore 18:00 di domenica 11 gennaio, sarà arbitrata dai signori Andrea Manganiello di San Giorgio del Sannio (BN), Arianna Del Gaudio di Massa di Somma (NA), Luca Leggiero di San Tammaro (CE).
Imola è squadra in grande forma, che nell’ultimo turno ha avuto la meglio della capolista Virtus Roma. “Una squadra costruita per ambire ad ottimi traguardi dice il tencio Zanco -. È una squadra molto fisica, con un bel mix di giocatori esperti e giocatori giovani e di grande atletismo. Sono allenati da un coach che non ha bisogno di presentazioni come Luca Dalmonte, quindi parliamo di un gruppo ben organizzato, che può mettere in campo tanta fisicità, tanto atletismo e che vuole cercare di controllare sempre il ritmo ed il gioco della partita. Verranno qui con la consapevolezza di aver vinto quattro delle ultime cinque gare e noi dovremo essere pronti a fare un’altra partita di sacrificio, un’altra battaglia a livello fisico. Probabilmente dovremo fare ancora a meno di Lorenzetti, che sta lottando contro questo fastidio alla caviglia che sta portando via più tempo del previsto. Grossomodo quindi saremo gli stessi di una settimana fa contro Jesi. Rispetto all’andata avremo Rasio, che non giocò a Imola ma quella fu anche l’ultima partita di Moreno. Quindi sono cambiate tante cose, sia da parte nostra che da parte loro. Dovremo continuare a lavorare sulla nostra identità difensiva, che forse è la cosa che meno ha funzionato nella partita con Jesi. Poi, dall’altra parte, continuare a passarci la palla e condividere il pallone, cercando di costruire ogni volta il miglior tiro possibile e aumentando le nostre percentuali. A livello realizzativo sono sicuro che possiamo essere una squadra competitiva contro chiunque”. Penso sia una delle nostre doti migliori, se andiamo a vedere tutto il campionato e non solo la partita con Jesi. Salvo quando ci siamo trovati in cinque o in sei, le altre partite le abbiamo giocate rimanendo a contatto, rimanendo al massimo in uno scarto di sette-otto punti. Praticamente contro chiunque, dal primo posto all’ultimo. Questa è la dimostrazione di una squadra che sa lottare, che sa sacrificarsi e che sa rimanere con la testa sulla partita, anche nei momenti di difficoltà. Secondo me è sintomo, oltre che di maturità, anche di un gruppo unito, che non ha problematiche interne, che ha la consapevolezza di stare bene insieme e di essere pronto a sacrificarsi l’uno per l’altro. È chiaro che, a volte un po’ troppa indole offensiva e un po’ troppo poca difensiva, possano creare dei blackout. Dobbiamo essere più bravi in quei momenti a sacrificare un tiro oppure una forzatura in più, ma se riusciamo ad essere più solidi nella parte difensiva possiamo limitare quei break e facilitarci i finali”.






