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E ora revocate il titolo all’Olimpia

Se vale quando la Mens Sana vince, il principio dell'illecito vale anche quando perde. O no?!

di Umberto De Santis

SIENA. Nell’arco dei quindici i giorni fissati dal Tribunale Federale, dopo la diffusione delle motivazioni della condanna, entro cui si  poteva presentare ricorso alla corte d’appello federale ,sono arrivate le prime richieste. Fatto salvo che quella dell’imputato principale, la società fallita, non arriverà mai dal momento che il curatore fallimentare si è fatto autorizzare la rinuncia dal giudice, pare che gli imputati che ricorreranno siano Minucci, Finetti, Anselmi e Lazzeroni. Inoltre, a nome della Polisportiva Mens Sana 1871 che era socio di maggioranza della vecchia Spa con l’87% delle quote, l’avvocato Tassone avrebbe presentato un autonomo appello. Tocca adesso al tribunale sportivo della FIP stabilire le date dell’udienze, dopo aver accertata l’ammissibilità dei ricorsi. Ma la giustizia sportiva non ha tempi biblici.

Considerazione. Il punto è che la revoca dei titoli vinti si basa sulla presunzione che la falsificazione del bilancio permettesse ad una società squattrinata di potersi iscrivere a un campionato illegalmente, visto che le miti condanne a giocatori e allenatori per aver riscosso “in nero” una parte degli emolumenti non sono sufficienti a condannare nessuno oltre la violazione del codice etico. Le partite non erano truccate, dunque. Ancora più ovvio quindi come la Tesi Accusatoria sia risibile: come poteva esser squattrinata una società che fatturava e incassava dalla banca Monte dei Paschi di Siena fino a 20 milioni di euro? Se il ragionamento della Procura partisse dalla CONSIDERAZIONE che i soldi in cassa c’erano – perchè li versava copiosamente lo sponsor – l’argomento della iscrizione “falsamente avvenuta” cadrebbe, anche perchè i contributi federali la società li ha sempre versati e nessuno ha trovato in questo nulla da obiettare. La sentenza proclama che la Mens Sana Spa emettesse false fatture (che la Procura ha in mano?), mentre dalla lettura dei bilanci si evince che erano i costi a lievitare artificiosamente (spese per servizi superiori ai 10 milioni di euro). Non ci fanno vedere le fatture in questione e il bilancio dell’anno 2012-13 non è stato mai redatto perché mai approvato: come fa la Procura ad affermare quello che scrive, se le prove non esistono oggettivamente?

Provocazione. Lo strabismo di Venere del Tribunale Federale non esiste nel regolamento. Ovvero se una società viene sanzionata lo è in ogni caso, sia che vinca sia che perda. Non era mai successo fino ad oggi che una società cancellata vincesse una Supercoppa e perdesse una finale scudetto nella stessa stagione. Ma  se il risultato sportivo non vale quando vince, non vale neanche quando si perde: su questo il regolamento della FIP non fa alcuna distinzione. Ergo se gli scudetti vanno revocati quando la Mens Sana vince non ha parimenti valore il titolo conquistato dall’avversario quando la Mens Sana perde, perchè la situazione oggettiva della società è la stessa! Ed essendo un playoff quello vinto dall’Olimpia di Banchi, Proli e Hackett, il titolo non può essere assegnato ad alcuno e va revocato a Milano perché la bellissima finale in sette partite non è mai avvenuta (e infatti il titolo della Supercoppa 2013 non l’hanno dato a Varese perché la gara non è mai avvenuta).

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