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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Il futuro del basket a Siena – 5

Umberto De Santis e la fiammella del minibasket

L’invito di Augusto Mattioli: https://www.ilcittadinoonline.it/sport/basket-sport/quale-futuro-per-il-basket-senese-dite-la-vostra/

SIENA. Il futuro del basket a Siena è un tema interessante, quasi quanto il futuro del basket in Italia, che mestamente – dopo la fine della Montepaschi che fu – si sta incartando in un declino pari all’avanzare dell’età del presidente federale. E nonostante la presenza di due aziende imprenditoriali come Segafredo e Armani, che nella prima metà degli Anni Dieci di questo secolo non c’erano o erano presenti con un ruolo societario e un ruolo finanziario diversi da quello attuale, il declino continua. Ma non divaghiamo oltre, e torniamo a parlare delle lastre senesi.

Qui ci vuole un altro distinguo. I settori giovanili dalla pallacanestro degli adulti. Nel caso del settore giovanile le tre società storiche stanno continuando a fare il loro compito encomiabile. Nonostante la bulimica attrazione del calcio e della sua cattiva produzione sportiva su cui ci sarebbe tanto da raccontare, il numero di ragazzi sfornati dal minibasket locale è sempre interessante. Sono loro che tengono viva la fiammella della pallacanestro in città e in qualche modo il venir meno di quei due settori giovanili con foresteria che si dividevano gli scudettini Under non ha lasciato scorie negative e macerie su cui versare il sale come fece Scipione Emiliano sulle rovine di Cartagine.
 
Per quanto riguarda il basket “degli adulti” condizioni oggettive rendono estremamente complessa la possibilità che una delle tre squadre possa mettersi nelle condizioni di aspirare a qualcosa di più di una B Interregionale. Non c’è un bacino di utenza di alcun rilievo intorno al migliaio di tifosi che ancora raccoglie la Mens Sana e ai 5-600 di Costone e Virtus messe insieme, né uno sponsor minimamente paragonabile al Monte dei Paschi che fu, né quella congiunzione astrale che rese il club di Viale Sclavo unico ricco Paperone d’Italia mentre i Benetton, la Virtus e la Fortitudo tramontavano tra rinunce e fallimenti.
 
La pallacanestro di vertice, che sia serie A, A2 o B Nazionale, necessita di un budget adeguato e crescente alla luce delle riforme che sono entrate in vigore nelle ultime stagioni. Mancano i cosiddetti “progetti” o almeno noi non riusciamo a trovarli dietro le varie dichiarazioni di intenti dei protagonisti attuali. Anzi certi annunci a sorpresa di sponsorizzazioni ammiccanti (Betsson.sport), o di strutturali più o meno importanti (Stosa o Vismederi, ad esempio) ci lasciano alquanto indifferenti. C’è poca o scarsa ambizione, c’è poca capacità di creare nuovi presupposti, c’è ancora gente che ragiona secondo parametri di un tempo, per quanto temporalmente poco lontano, che temiamo non tornerà più.
 
I fanfaroni del Consorzio che c’è stato hanno trovato nei Macchi il capro espiatorio, una cosa che va bene per il tribunale civile. Sapevano tutto loro, ma poi anche in questo settore a Siena si è visto che senza i soldi della banca non si è capaci di fare nulla. Mentre altri consorzi come Varese e Treviso, che calcano le scene della serie A con le loro ricche province, o Pistoia che ha saputo sanare le sue difficoltà economiche al punto di avere stuzzicato l’interesse di una cordata americana, che ha già firmato per esserne proprietaria, vanno avanti crescendo, qui è stata bruciata per sempre una possibilità di creare quell’humus brulicante, che porta vita economica e sportiva di alto livello. E allora forza con i settori giovanili aggiornando le tecniche di allenamento e sfruttando le nuove regole di ingaggio, che sono state introdotte da quest’anno. Produrre giovani locali da lanciare nelle serie intermedie e magari un paio di giocatori che possano aspirare alla serie A è il passo imprescindibile e quello che è sicuro è che ci vogliono competenza e voglia di girarsi le scatole. In fondo la Mens Sana negli anni Settanta non è andata in serie A con Bucci, Vroman e Behagen. Questi sono arrivati dopo. In A ce l’avevano portata i “ragazzi” locali: senza capacità di budget è questa la soluzione più sana che riusciamo a proporre.
 
Umberto De Santis
 
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