SIENA. La parabola di un manager come Francesco Bertoletti alla Mens Sana è stata sufficientemente lunga da far capire, anche ai più riottosi, a quelli dei tutto facile con i soldi degli altri – ieri erano quelli della banca, oggi dovrebbero essere quelli della famiglia Macchi – che una società sportiva è una società atipica, che non si gestisce solo con la diligenza del buon padre di famiglia (definizione che esiste solo nel codice civile e ormai disattesa anche dai magistrati che mandano processi alla prescrizione senza nemmeno darci un perché), ma anche con una buona dose di propensione al rischio. Anche quando si fa una programmazione intelligente, la certezza dei risultati, contabili e sportivi, non è mai scontata. In fondo su questo scoglio sono già naufragati la Polisportiva e il Consorzio…
Bertoletti rivendica giustamente l’aver rimesso i conti a posto, palesando le passività nascoste sotto il tappeto, provocando l’inevitabile emersione della ricapitalizzazione delle perdite quale fondamento del suo programma triennale per tornare ad aggredire il desiderio di serie A che ancora a Siena in tanti coltivano. Ma non è il suo mondo e, fatta la strada a Filippo Macchi dopo essere stato anche e inaspettatamente presidente ad interim nello scorso novembre, è tornato a fare, con qualche mese di anticipo il suo mestiere, quello scritto nel biglietto da visita “Conseils aux Entreprises”.
Di quanto ha fatto lo possono ringraziare non solo la famiglia ormai padrona del baccellaio mensanino ma anche i tifosi che adesso avranno le idee un po’ più chiare su dove stanno i buoni, i cattivi e le pezze d’appoggio delle promesse evaporate.
In separata sede, ma comunque all’unisono, Bertoletti e Macchi ci dicono che i conti sono a posto, che la gestione ordinaria – quella che esclude i debiti pregressi – è attiva e che perciò si può seriamente pensare alla programmazione futura. Uno dei principali problemi dei primi quattro anni della nuova Mens Sana Basket. Già dai tempi di iscrizione alla serie B, infatti, la società è arrivata sempre dopo le scadenze naturali delle società sportive, sempre con qualche mancanza Per esempio – e per spiegare almeno quello che facilmente tutti hanno visto – la composizione del roster è sempre stata fatta dopo che le avversarie avevano abbondantemente provveduto. Adesso c’è una proprietà certa, sempre alle prese con un socio indecifrabile ma comunque ormai sterilizzato. C’è un responsabile del marketing che promette un impatto importante. C’è una associazione di tifosi che deve recuperare la sua fetta di entusiasmo e – non trascurabile fatto – da raggiungere una salvezza sul campo che solo i più attenti avevano messo in conto. In mezzo ci sono i protagonisti, i giocatori, lo staff tecnico, il pubblico. Francesco Bertoletti non c’è più, lo choc è stato un momento buono per una locandina e Filippo Macchi sa dove porta la strada che ha intrapreso.