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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Castagne: raccolto al minimo storico

Stagione disastrosa, produzione fino al 90% in meno

Castagneti-amiatiniFIRENZE. Stagione «disastrosa» per il castagno toscano: pioggia, condizioni climatiche molto sfavorevoli e cinipide galligeno ridurranno fino al 90% la raccolta, quest’anno al minimo storico, ben al di sotto delle 24mila tonnellate, fra marroni e castagne, che i boschi regionali regalavano ogni autunno. Lo afferma Coldiretti Toscana. secondo la quale non era stato mai così a rischio uno dei prodotti simbolo della cultura alimentare toscana, che può vantare cinque tipi di castagne con riconoscimento europeo: il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop e la Farina della Lunigiana Dop a cui «dobbiamo aggiungere il Miele di Castagno Dop della Lunigiana che ha subito medesima sorte».

Secondo Coldiretti il back out del castagno produrrà un danno alla filiera per la mancata vendita del prodotto di 40/50milioni di euro con diversi migliaia di posti di lavoro che non potranno essere creati e con molte aziende non riusciranno a produrre il reddito minimo indispensabile per sopravvivere. «È necessario – spiega Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana – attivare per le aziende della filiera indennizzi compensativi in attesa che l’antagonista della vespa killer faccia il suo dovere. Fino a che i castagni non torneranno produttivi la continuità della castanicoltura è a rischio». L’appello arriva anche dal Mugello, dove il danno è stato stimato in 8-10 milioni di euro. «Per molte delle 100 aziende che aderiscono al Consorzio – spiega Emanuele Piani, presidente del Consorzio del Marrone del Mugello Igp – questa sarà la seconda, se non la terza stagione senza raccolto. Resteranno chiusi i 3 centri di confezionamento e commercializzazione del Consorzio con ripercussioni su tutta la filiera: non ci sono le condizioni per aggredire la grande distribuzione. E noi vogliamo garantire un prodotto all’altezza delle aspettative e del nome».

«Il rischio – prosegue – è l’abbandono dei castagneti che con tanta fatica abbiamo riportato a regime». La crisi dei raccolti italiani ha favorito, si rileva poi, ha favorito le importazioni, quasi raddoppiate: i consumatori avranno più del 50% di probabilità di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto da Spagna, Portogallo, Turchia e Slovenia. E c’è il rischio che «per la mancanza di un sistema trasparente di etichettatura le castagne importate vengano spacciate come nazionali mettendo a rischio anche le produzioni locali sopravvissute fino ad ora. Per questo è necessario che le Istituzioni, oltre a continuare le attività di lotta al cinipide, mettano in campo azioni determinanti per il rilancio del settore, tra cui sicuramente più controlli sull’origine delle castagne».

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