"Quattrogiornisti" e cultura contradaiola al tempo del Palio
Foto di Roberto Bassan di Augusto Mattioli
SIENA. Se i contradaioli che nei giorni del palio frequentano le contrade lo facessero qualche volta anche in tempi non palieschi, darebbero una grossa mano alla loro contrada. E alla loro comprensione delle dinamiche del Palio e della vita in società in tempi diversi da quelli del tufo in piazza. Quando cio che unisce è il palio.
E negli altri mesi cosa unisce la grande massa dei contradaioli che vediamo nei quattro giorni? Un interrogativo dalla risposta difficile. Il mondo del palio è cambiato lo dicono in tanti. La corsa – tutto sommato – pare simile a quelle passate. Sono il contorno non solo fisico ma anche la testa delle persone ad essere molto diversi. Le ragioni che riguardano la stessa nostra società, in generale. E queste hanno cambiato il modo di avvicinarsi al mondo della Contrada, che negli anni ha visto il suo rione cambiare il rapporto con i contradaioli. Un rapporto più episodico, che sembra vitalissimo nei giorni palieschi, ma superficiale. L’apparenenza alla Contrada è fatta anche di frequentazioni e soprattutto di conoscenza (anche storica), di partecipazione e di “cultura” contradaiola, di condivisione e di comprensione… insomma, di tutto quello che sembra pian piano scomparire. Forse complice anche il fatto che andare in contrada è particolarmente difficile per chi è stato estromesso dalla cerchia delle mura da costi esorbitanti, affitti esagerati e altre oggettive difficoltà.





















