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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Referendum: Patto per il Nord – Toscana invita a votare SÌ

FIRENZE. Secondo Patto per il Nord -Toscana: «la separazione delle carriere rappresenta una garanzia fondamentale di imparzialità. Oggi giudici e pubblici ministeri condividono lo stesso concorso, lo stesso percorso professionale e lo stesso organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura. Possono perfino passare, nel corso della carriera, dal ruolo di chi accusa a quello di chi giudica».
«La vera domanda da porsi è: può un giudice essere percepito come pienamente terzo e imparziale se appartiene allo stesso ordine e alla stessa carriera di chi sostiene l’accusa? Il SÌ introduce una distinzione chiara e definitiva: chi accusa farà il pubblico ministero, chi giudica farà il giudice, senza passaggi da un ruolo all’altro. Non è una rivoluzione, è una scelta di chiarezza. È il modello adottato in molte grandi democrazie occidentali come Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, Stati Uniti e Canada. Nessuno ad oggi ha mai sollevato il problema che in questi Paesi la magistratura sia meno indipendente: al contrario, i ruoli sono più trasparenti e comprensibili per i cittadini».
 
Rossella Lera, responsabile del Dipartimento Giustizia afferma: «il voto favorevole al SÌ non altera i principi fondamentali della Costituzione, non indebolisce l’indipendenza della magistratura, mantiene l’obbligatorietà dell’azione penale del pubblico ministero e rende coerente l’assetto costituzionale con il modello accusatorio vigente dal 1989, rafforzando la terzietà del giudice. Si tratta di una riforma ordinamentale, non ideologica, che completa un percorso iniziato con il nuovo codice di procedura penale (1989) e che mira a rendere il sistema giudiziario più coerente e più conforme ai principi costituzionali di un Paese democratico».
Patto per il Nord – Toscana sottolinea inoltre l’importanza della riforma del sistema disciplinare: «Il referendum interviene anche sul sistema di autogoverno e disciplina dei magistrati. Con il SÌ nasceranno due distinti Consigli, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, i procedimenti disciplinari saranno affidati a una nuova Alta Corte disciplinare, i cui membri saranno selezionati tramite sorteggio, per superare il peso delle correnti interne. Chi sostiene il NO minimizza il problema delle correnti. Ma negli ultimi anni i cittadini hanno assistito a troppe dinamiche opache, a logiche di appartenenza che hanno minato la credibilità dell’istituzione. Difendere l’attuale sistema significa accettare che nulla cambi».
 
Il segretario regionale Guido Mottini afferma con convinzione «Il SÌ, introduce un principio semplice: meno spartizioni, più merito. Meno appartenenza, più responsabilità da parte dei Magistrati».
 
Conclude Mottini: «SÌ alla riforma, NO all’immobilismo! Questo referendum pone una scelta netta: da una parte chi difende l’assetto attuale, anche di fronte alle sue evidenti criticità; dall’altra chi vuole rafforzare l’imparzialità, la trasparenza e la fiducia nel sistema giudiziario».
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