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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Presentato il nono rapporto sulla povertà

Quasi il 5% dei toscani sotto la soglia di povertà assoluta

anziano senza fissa dimora - homeless - poverta

FIRENZE. Quasi il 5% delle famiglie toscane (esattamente il 4,9%) vive sotto la soglia di povertà assoluta. E’ quanto emerge dal nono rapporto su “Povertà e inclusione sociale in Toscana”. Il rapporto sottolinea soprattutto la condizione di estrema difficoltà in cui si trovano le famiglie con minorenni (dal 4,9 si passa al 6,6) e quelle single.

Questi e altri dati sono stati presentati e discussi oggi nel corso del tradizionale incontro di presentazione del rapporto organizzato a palazzo Strozzi Sacrati cui hanno partecipato il presidente della Regione Eugenio Giani e l’assessora alla sanità e alle politiche sociali Monia Monni.

Il rapporto è costruito su dati del 2024, ma presenta anche un’indagine Irpet realizzata a maggio 2025, nella quale si registrano timidi segnali di miglioramento: la quota di famiglie che si autodefinisce “povera” o “molto povera” scende al 9,7% (era 11,4% nel 2024 e 15,5% nel 2023) mentre quella che dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà scende dal 56,3 al 48,5%.

“Il rapporto giunto alla sua nona edizione – ha detto il presidente Giani – è uno strumento particolarmente efficace per trarne delle indicazioni di intervento e sono orgoglioso che sotto il coordinamento della Regione tutta una serie di istituzioni e associazioni ne aiutino la stesura perfezionandolo. La fascia di povertà, seppur con dati migliori rispetto alla media nazionale è presente e consistente, anche se si avverte qualche timido segnale positivo rispetto alla percezione della condizione delle famiglie sui dati registrati nel 2025. Ma si tratta pur sempre di una famiglia su dieci che si autodefinisce ‘povere’ e questo rende necessario creare misure specifiche, Come Regione Toscana ci stiamo impegnando essenzialmente su tre direttrici di intervento: servizi, casa e lavoro”.

Il presidente ricorda come, attraverso l’utilizzo dei fondi europei, siano state attivate misure importanti come “Nidi gratis” e “Libri Gratis”. Sempre dai fondi europei sono stati ricavati 58 milioni di euro per intervenire nei prossimi due anni su case e alloggi per le fasce in difficoltà.

E poi ci sono le politiche attive del lavoro, a partire dal reddito di reinserimento. “In Toscana – ha concluso Giani – vogliamo porci come riferimento per un nuovo modello di welfare che ci permetta di abbattere in maniera strutturale i fattori che causano l’aumento della povertà”.

“Questo rapporto – ha sottolineato l’assessora Monni – parla delle bollette sul tavolo, dei conti fatti la sera, delle lavoratrici e dei lavoratori che si alzano presto e restano esposti, delle madri che tengono insieme casa, figli e un equilibrio fragile”.

“Nel 2024 – ha spiegato – l’incidenza della povertà assoluta in Toscana è al 4,9%, mentre la media nazionale al 6,3%. Il sistema regionale regge meglio del quadro italiano: servizi pubblici diffusi, integrazione tra sociale e sanitario, presenza dei Comuni e delle Società della Salute, collaborazione strutturata con il terzo settore. Ma nel 2008 la povertà assoluta era al 2,4%: vuol dire che in sedici anni è più che raddoppiata”.

“Cresce la povertà lavorativa – ha proseguito Monni -: persone che un’occupazione ce l’hanno ma con redditi bassi, discontinui, instabili. Il legame tra occupazione e stabilità economica si è progressivamente indebolito. quasi il 20% delle famiglie toscane non riesce a sostenere una spesa imprevista di duemila euro, circa una su sei fatica già davanti a 800 euro. Il margine di sicurezza economica si è assottigliato”.

La povertà attraversa l’intera regione, ma assume caratteristiche diverse a seconda dei contesti. “Per questo – si è soffermata ancora Monni – le politiche devono essere regionali nell’impianto e territoriali nell’attuazione”. “E’ preoccupante – ha aggiunto – che le famiglie più in difficoltà siano quelle con minorenni: quando la fragilità economica riguarda un bambino, incide sulle opportunità educative, sulla qualità dell’abitare, sull’accesso alle attività formative e sportive, sulla possibilità di sviluppare pienamente le proprie capacità”.

“Intervenire presto – ha quindi concludo – è una scelta politica strategica: investire nella prevenzione, nel sostegno alla genitorialità, nell’educativa domiciliare, nell’integrazione tra servizi sociali, scuola e sanità significa incidere sulle disuguaglianze future e rafforzare l’uguaglianza delle opportunità. La povertà ha molte dimensioni e livelli e per affrontarne la complessità è necessario promuovere l’integrazione tra politiche sociali, lavoro e salute: rafforzare il lavoro, sostenere i redditi nelle transizioni, integrare sociale, lavoro e salute in una strategia unitaria, concentrare risorse dove la vulnerabilità è più intensa, intervenire ancora più presto quando la fragilità riguarda i bambini”.

E’ questo il compito che l’assessora si assume: guidare questa integrazione in modo coerente, consolidare i servizi territoriali, orientare le politiche pubbliche verso una riduzione concreta delle disuguaglianze economiche e di salute. In altre parole: programmazione, integrazione e alleanza. “L’alleanza spiega – tra enti strutture, territori, professionisti, terzo settore è quella che permette di dare concretezza alle scelte. È la rete che ci ha consentito di reggere ed è quella che rafforzeremo per provare a non lasciare nessuno indietro”.

Il rapporto

Il rapporto è frutto di un lavoro collettivo del gruppo “Povertà ed inclusione sociale” dell’Osservatorio Sociale Regionale della Regione Toscana, in collaborazione con ANCI Toscana, IRPET, Centro regionale di documentazione infanzia e adolescenza, Caritas Toscana e Università di Siena.

I dati del 2024

Secondo i dati presentati oggi, nel 2024 la percentuale di persone in condizione di povertà assoluta, calcolata sulla base dei redditi, è del 4,9: è un dato in aumento rispetto al 2023 (3,5%) ma abbondantemente inferiore rispetto alla media nazionale (6,2).

Sempre in merito alla povertà assoluta, si riscontra come in Toscana nel 2024 questa abbia un’incidenza più alta tra le famiglie con minorenni (6,6%) rispetto a quanto riscontrabile nel totale delle famiglie (4,9%).

I numeri dei centri di ascolto Caritas

Nel 2024 i Centri di Ascolto Caritas attivi sul territorio toscano hanno incontrato complessivamente 29.297 persone in situazione di fragilità, registrando un incremento del 3,9% rispetto all’anno precedente. Le donne rappresentano la maggioranza delle persone incontrate dai Centri di Ascolto Caritas. La distribuzione per età mostra una forte concentrazione nelle fasce centrali del ciclo di vita: nel 2024 il 59,5% delle persone seguite ha un’età compresa tra i 25 e i 54 anni, confermando che i bisogni intercettati riguardano frequentemente l’intero nucleo familiare piuttosto che il singolo individuo. È inoltre in aumento la quota di persone con 65 anni o più, che raggiunge il 16% del totale, riflettendo l’invecchiamento della popolazione toscana e la crescente vulnerabilità di una parte degli anziani. Gli stranieri costituiscono il 60,8% degli utenti seguiti nel 2024, pur registrando un calo rispetto agli anni precedenti.

L’indagine Irpet 2025

L’indagine, realizzata a maggio 2025, registra timidi segnali di miglioramento rispetto ai dati complessivi del 2024: la quota di famiglie che si definisce “povera” o “molto povera” scende al 9,7% (era 11,4% nel 2024 e 15,5% nel 2023) mentre quella che dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà scende dal 56,3 al 48,5%. A fronte di questo quadro, però quasi un quinto delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista di 2.000 euro e circa una su sei non riuscirebbe a sostenere nemmeno un esborso di 800 euro.

Povertà lavorativa

Il 7,8% degli occupati vivono in famiglie a basso reddito; segno che la presenza di un lavoro non è sufficiente a evitare di avere importanti problemi economici. E questa percentuale sale per i monogenitori con almeno un figlio (dal 7,8 si passa al 12,7%) e i single (11,8%). Si tratta di nuclei in cui l’assenza di un secondo reddito potenziale rende più difficile compensare livelli salariali modesti e più frequente la collocazione al di sotto della soglia di povertà, soprattutto in presenza di carichi familiari.

L’incidenza del lavoro povero risulta fortemente differenziata per settore di attività economica. Nel 2024 i livelli più elevati si osservano in pesca e agricoltura (55,8%), nelle attività di servizi pubblici, sociali e personali (53,6%) e nella ristorazione e turismo (50,6%),

Dal reddito di cittadinanza all’assegno di inclusione

Il passaggio dal Reddito di cittadinanza (Rdc) all’Assegno di inclusione (Adi) e al Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) ha comportato una forte contrazione della platea di beneficiari di una qualche forma di contrasto alla povertà. Nel 2024, in Toscana, 37.916 persone (19.467 nuclei) risultano beneficiarie di almeno una mensilità di Adi e 3.169 del Sfl, per un totale complessivo di 41.085 persone, a fronte delle 73.134 che beneficiavano di Rdc nel 2023. A questo ridimensionamento dei beneficiari si accompagna, tuttavia, un aumento dell’importo medio riconosciuto, pari a 568 euro mensili per l’Adi contro i 478 euro del RdC nel 2023.

Le risorse pubbliche messe a disposizione delle famiglie in condizione di povertà risultano diminuite: nel 2024 la spesa complessiva era pari in Toscana a 113,2 milioni di euro, contro i 171,9 milioni del 2023 del RdC.

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