AREZZO.Il castello dei Conti Guidi di Poppi, superba costruzione dalle linee essenziali che si staglia nelle alture del Casentino, dove anche l’esule Dante soggiornò, farà da cornice alla presentazione ufficiale del nuovo romanzo di Domenico Massaro “Il calamaio dell’inquisitore” (Cult Book, 2010): e non poteva essere altrimenti, dato che proprio nello storico castello e nel paese si svolge principalmente la vicenda narrata, un ben costruito thriller ambientato nella prima metà del Settecento, durante il granducato dei Lorena. L’opera di Massaro si snoda come un vero e proprio giallo, con tanto di morte misteriosa, inquietanti dubbi, rivelazioni a sorpresa, indagini affidate ad un detective ‘sui generis’, lucido e colto, Tommaso Crudeli, affiancato da un aiutante, il dottor Cocchi, entrambi degni eredi di analoghi personaggi usciti dalla fantasia di romanzieri famosi. Solo che in questo caso i due sono personaggi reali, radicati nelle pagine della ‘historia’ vera e quello che si svolge sotto gli occhi del lettore è la ricostruzione romanzata, ma fedele nei fatti e nello spirito, del processo in cui venne coinvolto Tommaso Crudeli, dottore in legge nativo di Poppi, animo aperto alla ragione e alla tolleranza e suo malgrado stretto nella maglie di una vicissitudine che ne minò duramente il fisico. Allievo a Pisa di Bernardo Tanucci, si legò al mondo culturale inglese durante il lungo soggiorno a Firenze, dove nel 1739 lo colpì la Santa Inquisizione con un durissimo carcere e la condanna per eresia. Il paesaggio urbano fiorentino infatti si alterna a quello più severo e altrettanto incantato del Casentino, con la sua gente semplice e austera e i ritmi di vita scanditi dalla natura, sfondo ideale per questa indagine condotta con “metodo baconiano: prima i fatti, poi le ipotesi” come afferma Crudeli, e, come ribadisce Cocchi, “dagli effetti possiamo risalire alla causa”. Ma l’indagine tesa a sciogliere l’enigma della morte del priore della sperduta Abbazia di San Fedele di Poppi porterà ad esiti sconcertanti attraverso vie che passano per quella cultura europea (Spinoza, Locke…) che ormai si oppone allo strapotere di una Chiesa arroccata nella difesa dei suoi dogmi, contrapponendole l’esaltazione del libero pensiero e del giusto confine tra Chiesa e Stato.
E’ contro questo pensiero nuovo che si scaglia lo strale omicida e soprattutto l’oscura trama dell’Inquisitore Ambrogi, personaggio ben delineato anch’esso nella sua impostazione cupa e manichea, e il cui ‘calamaio’ colpisce tetramente vari personaggi, vergando poi quello che sarà l’ultimo atto di condanna del tribunale da lui presieduto. Così, attraverso una ben scandita serie di eventi, figure, descrizioni, che tengono avvinto il lettore fino all’ultima pagina, Domenico Massaro ci consegna anche, tra le righe di una prosa chiara, essenziale, ricca di citazioni ben collocate e suggestive domande, un’occasione eccellente di recupero di un angolo di storia solo in apparenza minore, uno spunto di riflessione su certe voci coraggiose da cui è faticosamente nata la civiltà dei Lumi e quello che ne è seguito a tutt’oggi. Non a caso l’autore apre il libro con una citazione di Herta Muller, Premio Nobel 2009, voce dei perseguitati politici tedesco-rumeni, e lo chiude con il ricordo di Leopoldo II di Lorena che nel 1782 abolì il Tribunale del Santo Uffizio. E il Granducato di Lorena – vale la pena ricordarlo – fu il primo Stato ad abolire la pena di morte…ovvero la vicenda trattata dal libro è ancora suscettibile di molte considerazioni sull’epoca attuale, che ci auguriamo scaturiscano soprattutto da e per le nuove generazioni. E se il 14 luglio celebra la presa della Bastiglia del 1789, ben venga il 15 luglio 2010 a battezzare un romanzo imperniato su Tommaso Crudeli, in quella stessa Poppi che lo vide nascere, battersi e morire nel nome della libertà della coscienza e dei popoli. La presentazione, prevista per le ore 17,30 nella sala del castello, avrà vari relatori, tra cui Alberto Mancini, Alberto Asor Rosa, Franco Sbarberi e Corrado Ocone, ma è prevista la partecipazione anche di Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana e l’esecuzione di brani musicali del ‘700 ad opera del maestro Giannino Giannini. All’evento, sicuramente di grande interesse e concluso da un buffet, sarà presente, oltre all’Autore, il pittore casentinese Mario Fani, il cui dipinto “Notturno”, riprodotto in copertina, ben si addice al volume: una candela accesa nel buio, sul desco terso della mente.