Appuntamento il 7 e 8 giugno al Campus del Pionta, sede di Arezzo dell'Università di Siena
AREZZO. Un capitolo importante della storia della psichiatria italiana è stato scritto ad
Arezzo. Il superamento del manicomio e la creazione dei servizi territoriali avviati in
città nel 1971 sotto la direzione di Agostino Pirella, furono tappe importanti nel
percorso di trasformazione, innanzitutto culturale, che portò al varo della legge 180
del 1978, la legge che prese il nome dal suo principale ispiratore e strenuo sostenitore,
Franco Basaglia.
Pirella, collaboratore di Basaglia, di lui poco più giovane, portò ad Arezzo l’esperienza
maturata a Gorizia, trasformando la realtà aretina in una delle più significative della
“psichiatria radicale”. La capacità di Pirella e la sua forza morale, unite alla volontà
espressa allora dalla politica del territorio, seppero imprimere un cambiamento
sostanziale all’approccio alla malattia mentale, portando in soli otto anni alla chiusura
del manicomio, e lasciando nella città un modello che ha fatto scuola in Italia e
all’estero.
A quarant’anni dalla legge 180, il dipartimento di Scienze della formazione, scienze
umane e della comunicazione interculturale, insieme al Centro Franco Basaglia hanno
organizzato un convegno di studio che mira a ripercorrere e valorizzare il contributo
scientifico e il lascito culturale di Agostino Pirella: “un’operazione di conoscenza
per le generazioni che non hanno vissuto quel periodo, ma anche un modo per sottolineare
la complessità tecnica e politica sottesa al processo che ha portato alla legge”.
Il dipartimento universitario negli ultimi anni è stato impegnato sia intorno all'archivio
storico dell’ospedale neuropsichiatrico, attraverso un progetto multidisciplinare sulla
salute e la malattia mentale che vede la presenza, tra gli altri, dei professori Massimo
Bucciantini e Carlo Orefice, sia nello studio e sistematizzazione dell’archivio sonoro
Bruzzone - sotto il coordinamento della professoressa Silvia Calamai - che ha messo in
moto progettualità, ricerche, percorsi inediti unici in Italia.
Era dunque “opportuno - come sottolinea la stessa Calamai - ricordare Pirella nel luogo
di Pirella: coloro che erano un tempo presenti come medici, infermieri, assistenti sociali
vedono oggi uno spazio vivo, pieno di studenti, luogo di ricerche e di attività di
disseminazione e terza missione”.
Ma non solo la prospettiva storica: come evidenzia Cesare Bondioli, presidente del centro
“Franco Basaglia” di Arezzo, per molti anni direttore nell’ambito dei servizi psichiatrici
territoriali, “l’evento dedicato a Pirella richiama anche all’attualità, alla necessità
di una riflessione che porti al necessario coordinamento dei servizi nell’ambito
psichiatrico. La parziale applicazione della legge 180 ci dice innanzitutto che manca
oggi una filosofia di fondo che dia coerenza ai servizi di diagnosi, di cura e ai servizi
territoriali, che in molti casi percorrono purtroppo strade separate. Ad Arezzo – ha
sottolineato Bondioli – negli anni Settanta fu fondamentale il progetto tecnico-politico
dell'Amministrazione provinciale, con l’assessore alla sanità Bruno Benigni, di chiudere
l'ospedale e creare i servizi territoriali, che trovò in Pirella la personalità che
avrebbe compiuto il mandato”.
Durante il convegno, il confronto tra storici, psichiatri e pedagogisti, così come il
contributo di alcuni degli operatori che hanno lavorato con Pirella, offrirà spunti per
una riflessione utile all’esperienza della psichiatria di oggi, passati quarant’anni
dalla concretizzazione di un’idea completamente nuova della malattia mentale, che ha
messo l’uomo al centro di ogni considerazione.
Convegno: "Agostino Pirella. L'esperienza di Arezzo a 40 anni dalla
legge 180"
7-8 giugno 2018, Campus del Pionta
Viale L.Cittadini, 33 – Arezzo
Programma: https://www.dsfuci.unisi.it
Nella foto, da sinistra: Cesare Bondioli, Silvia Calamai e Massimo
Bucciantini