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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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L’elenco delle nuove province italiane

Regione per regione come spariranno 35 capoluoghi


ROMA. Ecco in sintesi il Decreto di riordino delle Province approvato oggi dal Consiglio dei Ministri. A partire dal 1 gennaio 2013 vengono abolite le giunte provinciali. La fase di transizione verrà gestita dagli attuali presidenti, che si potranno avvalere con delega di tre consiglieri, visto che la fase non contempla l’istituzione di commissari. Tuttavia le province inadempienti nel rispetto dell’obbligo previsto verranno commissariate. La nuova geografia provinciale dell’Italia è basata su 51 Province. Con quelle a statuto ordinario che passano da 86 a 51, comprese le città metropolitane. Un taglio netto di 35 province. Confermati i criteri di formazione delle nuove realtà locali. Le province devono avere due requisiti fondamentali: un territorio di almeno 2.500 chilometri quadrati e una popolazione non inferiore a 350mila abitanti; mentre tutte le altre dovranno rispettare il decreto per l’accorpamento degli enti locali preparato dall’esecutivo. L’iter delle Conferenze permanenti regioni-autonomie locali e i Consigli delle autonomie locali (Cal) è stato ritenuto concluso, così che il governo ha deciso il piano di riordino come nel dettaglio che segue:

Toscana

Il decreto per la Toscana prevede il salvataggio di Firenze e Arezzo. Poi gli accorpamenti: Firenze-Pistoia-Prato, Siena-Grosseto, Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno.

Abruzzo

Il decreto prevede il dimezzamento delle attuali province (da 4 a 2) in Abruzzo: L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti.

Basilicata

Il decreto prevede l’accorpamento delle due uniche province: Matera e Potenza.

Calabria

In Calabria oltre alla città metropolitana di Reggio Calabria, si salva Cosenza e vengono accorpate Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia.

Campania

Fusione tra Avellino e Benevento in Campania. Salve tutte le altre: Salerno, Caserta e ovviamente la città metropolitana di Napoli.

Emilia Romagna

In Emilia Romagna oltre a Bologna, città metropolitana, si salva solo Ferrara. Gli accorpamenti riguardano: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena; Ravenna-Forlì Cesena- Rimini.

Friuli Venezia Giulia

Tutto invariato in Friuli Venezia Giulia anche se si sta pensando di delegare le funzioni amministrative delle quattro province attuali a Regione e comuni.

Lazio

Nel Lazio oltre alla città metropolitana di Roma il decreto prevede due accorpamenti: Frosinone-Latina e Rieti-Viterbo.

Liguria

In Liguria oltre a Genova, città metropolitana, rimane La Spezia. Accorpate Savona e Imperia.

Lombardia

Oltre alla città metropolitana di Milano si salvano Brescia, Sondrio, Bergamo e Pavia. Gli accorpamenti riguardano: Milano-Monza-Brianza, Mantova-Cremona-Lodi, Varese-Como-Lecco.

Marche

Per quanto riguarda le Marche si salvano Ancona e Pesaro-Urbino. Accorpate Macerata, Ascoli Piceno e Fermo.

Molise

In Molise vi è l’accorpamento delle due province: Campobasso e Isernia.

Piemonte

In Piemonte oltre alla città metropolitana di Torino si salva solo Cuneo. Poi tre accorpamenti: Alessandria-Asti, Novara-Verbano-Cusio-Ossola e Biella-Vercelli.

Puglia

In Puglia la provincia di Barletta-Andria-Trani sarà accorpata a Foggia e quella di Brindisi a Taranto, mentre Lecce resta autonoma, più la città metropolitana di Bari.

Sardegna

In Sardegna l’ipotesi di riordino deve concludersi entro la fine di febbraio 2013 e secondo alcune indiscrezioni si dovrebbe ritornare alle quattro province storiche: Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano.

Umbria

Anche in Umbria vi è l’accorpamento di Terni a Perugia.

Veneto

In Veneto oltre alla città metropolitana di Venezia si salvano Vicenza e Belluno. Poi due accorpamenti: Verona-Rovigo e Padova-Treviso.

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