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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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"Juncker dovrebbe dimettersi. Grave discredito alla UE"

Lo chiedono Adusbef e Federconsumatori

ROMA. Quale credibilità potrà più avere l’Europa, quando nei consessi internazionali  Jean Claude Juncker, chiederà di combattere i ‘paradisi fiscali e legali’ ancora presenti in oltre 55 paesi, che  schermano con le “Scatole Cinesi” Società e multinazionali  per rendere anonima la proprietà di un’azienda  non riconducibile ad alcuno, con la costituzione di  una “piccola holding” domiciliata legalmente in uno dei  paesi  come, Panama, Dominica, Delaware-USA ed altri 50 Stati canaglia ?

Al Boulevard Prince Henry di Lussemburgo, capitale dell’omonimo Granducato, al nr. 13, tutte nello stesso palazzo si possono trovare le sedi di Pirelli, Mondadori, Tosi, Merloni Ariston e, 50 metri più in là, Meccanica Finanziaria, Lucchini, Autogrill, Franzoni, Gazzoni Frascara e Valentino.  Quasi il 50% (112 su 250) delle società quotate in borsa ed il 25% (22 su 88) dei gruppi bancari hanno partecipazioni, quasi sempre di controllo, in società residenti nei paradisi fiscali (l’Imi del Gruppo Intesa San Paolo ha una sede a Madeira), per pagare meno tasse ed addossare il carico fiscale sulla massa di contribuenti, lavoratori e pensionati che non possono fuggire all’oppressione fiscale.

Se le recenti elezioni americane di Midterm, hanno sancito la sconfitta dei democratici  con Obama ridotto al rango di ‘anatra zoppa’, l’attuale capo dell’esecutivo europeo, che ha presieduto per 18 anni uno ‘Stato canaglia’ nel cuore dell’Europa, quel Lussemburgo protettorato di evasori e riciclatori, che seppur facente parte dell’Unione Europea, aiutava dal Granducato i grandi gruppi economici  a frodare il fisco, con tecniche vietate dall’ordinamento europeo, è diventato un papero azzoppato, che farebbe bene a dimettersi per rispetto a milioni di cittadini europei che hanno pagato con la pressione fiscale i lauti pasti a banchieri, evasori, riciclatori di denaro sporco.

Jean-Claude Juncker infatti, designato presidente della Commissione Europea in ossequio ai voleri di Frau Merkel e dei paesi satelliti, ha governato per 18 anni quella grande fabbrica dell’evasione fiscale chiamata Lussemburgo,  che inneggiando a Bruxelles ed all’Europa è diventato l’unico ed ultimo paradiso fiscale di una Europa prona agli interessi delle banche, che a parole inneggiava ai valori della trasparenza bancaria e fiscale, ma nei fatti costruiva un  capolavoro  d’ipocrisia, edificato sugli esclusivi interessi dei banchieri.

Jean-Claude Juncker, nei suoi 18 anni di premierato, ha trasformato il Granducato nell’Olimpo della frode tributaria, fiscale e del riciclaggio del denaro sporco (proveniente perfino dal dittatore nord coreano Kim Jong-il), consumata ai danni degli altri Paesi europei,  garantendo sedi legali esentasse alle multinazionali e conti sicuri agli evasori, attirando oltre 2.100 miliardi di euro di capitali esteri custoditi in oltre 140 istituti bancari, capitali  non solo delle multinazionali, con il collaudato meccanismo denominato ‘tax ruling’.

Come riportato oggi dalla lodevole inchiesta dell’Espresso:” Moltissime le società italiane, anche se di recente la pressione della nostra Agenzia delle Entrate ha convinto molti imprenditori, alcuni grandi nomi come Prada e Dolce & Gabbana, a fare marcia indietro verso l’Italia. Nei documenti riservati della Price compare una folta rappresentanza tricolore. Oltre alle società già indicate, l’elenco comprende altre banche, come Unicredit e Sella. Ma soprattutto la Hines, il grande gruppo Usa che a Milano ha realizzato investimenti miliardari per ridisegnare un intero quartiere del centro città. C’è anche la N&W Global Vending di Valbrembo, citata con il “Project Neptune”. È l’operazione che ha portato nel 2008 la numero uno nelle macchine di distribuzione di cibo e bevande ad essere acquistata da Barclays e Investcorp, una finanziaria del Bahrein, con interessi negli Stati del Golfo. Menzionato anche il gruppo Rinascente Upim finanziato nel 2009 dal braccio immobiliare della Deutsche Bank, la Deutsche Bank Real Estate Global Opportunities IB Fund. Incursioni in campo immobiliare sono state fatte in Italia anche dal gruppo inglese European Property Investors. Un altro business del 2010 in Lussemburgo riguarda Sportfive Group, leader mondiale delle agenzie di diritti per il calcio, legato a 250 club e a una decina di campionati nazionali. In Italia cura i diritti di marketing e commerciali di Sampdoria, Atalanta e Juventus. Nei file ottenuti da “l’Espresso” ci sono operazioni che riguardano il nostro Paese condotte da trentuno società di tutti i settori: una parte viene descritta nell’articolo a seguire, le altre saranno pubblicate nelle prossime settimane”.

Adusbef e Federconsumatori, auspicano che il presidente Juncker, a capo di uno Stato  fabbricante di evasori e frodatori fiscali nel cuore d’Europa si dimetta spontaneamente dalla carica, per rispetto all’istituzione che indegnamente presiede.

Questi i paesi compresi nella black list del ministero delle Finanze:
Alderney
Andorra
Anguilla
Antigua e Barbuda
Antille Olandesi
Aruba
Bahamas
Bahrein
Barbados
Belize
Bermuda
Brunei
Costa Rica
Dominica
Emirati Arabi Uniti
Ecuador
Filippine
Gibilterra
Gibuti

Grenada
Guernsey
Hong Kong
Isola di Man
Isole Cayman
Isole Cook
Isole Marshall
Isole Vergini Britanniche
Jersey
Libano
Liberia
Liechtenstein
Macao
Malaysia
Maldive
Mauritius
Monserrat
Nauru
Niue

Oman

Dubai
Panama
Polinesia Francese
Monaco
Sark
Seychelles
Singapore
Saint Kitts e Nevis
Saint Lucia
Saint Vincent e Grenadine
Svizzera
Taiwan
Tonga
Turks e Caicos
Tuvalu
Uruguay
Vanuatu
Samoa

 Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)

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