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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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“Scuola e famiglia non sono in armonia”

Appolloni (Sena Civitas) propone una pluralità di tempi formativi

SIENA. A Natale la scuola si concede una giusta pausa, cedendo tempo alla famiglia e ai suoi affetti. Se questo servisse da modello, potremmo pensare ad una società che organizza sé stessa ed i propri impegni di lavoro in relazione con il tempo scuola più adatto ai bisogni formativi dei futuri adulti.

Babbi e mamme che lavorino con tempi tali da consentire loro la migliore e pacata gestione delle esigenze primarie domestiche, in modo da far sentire ai minori un certo “calore” domestico proprio delle case abitate da mamma e papà. Questo ad oggi non accade ed i tempi scuola prevedono spesso un po’ dappertutto per i più piccoli, tempi di permanenza a scuola più lunghi. Con modeste possibilità di conversazione con i genitori, lasciati alle otto della mattina e ritrovati alle diciassette, se non alle diciotto od anche più tardi (complice qualche “corso) del pomeriggio.

Sembra di assistere, tuttavia, ad una tendenza della scuola ad accorciare a cinque giorni, rispetto ai canonici sei, le attività didattiche, caricando ore, con le mense, sui primi pomeriggi. Contestualmente, purtroppo, il mercato del lavoro vede obbligati parte dei genitori a lavorare anche di sabato.

I tempi della scuola rischiano di non armonizzarsi con quelli delle famiglie. Partime e telelavoro mostrano scarsa attrattività e gli adulti conoscono le proprie abitazioni come luoghi in cui stazionare poche ore, senza gran piacere, se non quello di dormire.

La scuola può favorire le famiglie e la diversità dei loro bisogni, proponendo una pluralità di tempi educativi, alcuni brevi altri più lunghi, su cinque e su sei giorni, garantendo una stessa qualità formativa.

In attesa che, come nel tempo di Natale, la famiglia venga rimessa al centro.

Oliviero Appolloni – SENA CIVITAS

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