di Raffaella Zelia Ruscitto
SIENA. Non so come possa accadere che un evento, una manifestazione che poco ha avuto a che vedere con la vita di una famiglia, possa diventare improvvisamente così preziosa da rappresentare un legame d’amore, un elemento di continuità, un portale di comunicazione tra questo mondo e quello che ci cammina affianco senza che noi possiamo vederlo. Ma la vita è fatta di sorprese, di straordinarie coincidenze e di decisioni prese con il cuore. Così ieri, 5 ottobre, Nazario, alle 7,00 ha inforcato la bicicletta ed è partito per la sua prima Eroica. Quella di 106 km.
Lui che fino all’anno scorso aveva appena sentito parlare di questa manifestazione e che neppure si sognava di riprendere la bicicletta, lasciata da ragazzo in uno stanzino della casa di famiglia… ma quella stessa bicicletta era stata presa da Manfredi, suo nipote, proprio per partecipare all’Eroica 2024.
Con i suoi vent’anni e con un allenamento derivato dalla passione per la “biga”, Manfredi aveva partecipato alla 106 km tagliando il traguardo alle 16,40. Un tempo che si era protratto non per la fatica del percorso, ma per le golose soste che lui aveva apprezzato tantissimo, e per i paesaggi che aveva voluto imprimere nella memoria e che mi aveva raccontato con lo stupore che solo i giovani, i bambini e i sognatori di tutte le età possono provare. Le vecchie scarpe, prese insieme alla vecchia bicicletta, praticamente ridotte ad una tomaia senza suola, ma con un sorriso straordinario stampato in faccia. Manfredi si era promesso, quel giorno, che sarebbe tornato nel 2025 per affrontare la 212 km, l’Eroica vera…
Il cielo però aveva in programma altre cose per lui e quindi lo zio ha deciso di tener fede al desiderio del nipote. Grazie agli organizzatori dell’Eroica, che si sono resi disponibili, ha ottenuto lo stesso pettorale di Manfredi, ed ha percorso tutto il tracciato. Le stesse soste, la stessa fatica, gli stessi paesaggi impressi nella memoria. E infine, lo stesso sorriso. Forse, il significato di quel sorriso finale non è lo stesso per zio e nipote; forse questa non è esattamente la storia a lieto fine che uno si aspetta. Ma dove l’amore crea ponti, dove i legami si coltivano superando qualunque barriera, le distanze si accorciano e le storie continuano senza che venga mai scritta la parola “fine”.










