"L'Italia deve continuare a essere un Paese accogliente, ma non tollerare la criminalità"
SIENA. Riceviamo e pubblichiamo la lettera/testimonianza di Efanam Komlan Miawotoe, iscritto a Siena Sostenibile, in merito alla gestione sostenibile del flusso migratorio.
“Mi chiamo Efanam Komlan MIAWOTOE di Siena Sostenibile, anche se gli amici mi chiamano semplicemente Adolfo.
Sono arrivato in Italia per motivi di studio. Mi sono laureato prima in Scienze del Servizio Sociale e, successivamente, in Relazioni Internazionali, Sviluppo e Cooperazione Internazionale presso l’Università di Siena.
Parallelamente al mio percorso universitario, ho coltivato la mia passione per lo sport prima come atleta e poi diplomandomi come Tecnico di Terzo Livello presso la Federazione Italiana Scherma. Oggi collaboro con il CUS Siena come maestro di scherma.
Negli ultimi anni ho inoltre avviato una startup con l’obiettivo di facilitare l’ingresso degli imprenditori italiani e occidentali nei mercati africani, favorendo la nascita di opportunità di investimento e di collaborazione tra l’Africa e il resto del mondo.
Quello che è successo tra il 30 e il 31 luglio a Ceuta, in Spagna, non deve lasciare nessuno indifferente. La crisi migratoria è un problema generale che, con il passare degli anni, sta diventando sempre più difficile da controllare.
Quello che è successo a Ceuta è solo un’anticipazione di quello che aspetta molti Paesi europei se la questione migratoria non verrà affrontata seriamente, con strumenti scientifici ma anche con umanità. Gli slogan politici hanno dimostrato tutti i loro limiti. Hanno funzionato poco in passato e, secondo me, non funzioneranno nemmeno in futuro. Da troppi anni, invece di affrontare il problema con coraggio, la maggior parte dei governi, sia europei che africani, continua a discutere senza prendere decisioni capaci di cambiare davvero la situazione.
Siamo tutti d’accordo che i confini di uno Stato non debbano essere invasi, come abbiamo visto recentemente a Ceuta, né violati continuamente, come ho visto da quando sono arrivato in Italia nel 2013 per motivi di studio.
L’anno scorso ho lavorato come operatore sociale dell’integrazione a Firenze. Ho seguito tantissimi ragazzi e ragazze provenienti da diversi Paesi e questa esperienza mi ha insegnato molto. Sono arrivato a una conclusione molto semplice: ci sono persone che meritano davvero di essere aiutate perché provengono da situazioni estremamente difficili, dimostrano di voler imparare la lingua, imparare un mestiere, lavorare e integrarsi. Con queste persone bisogna investire.
Poi, però, ci sono anche persone che non vogliono rispettare le regole del Paese che le accoglie e che non dimostrano alcuna volontà di integrarsi. Se non hanno i requisiti per restare in Italia, credo che debbano essere rimpatriate rapidamente. Nessun Paese al mondo, nemmeno quelli africani, accetterebbe persone che chiedono aiuto senza rispettare le leggi e senza fare il minimo sforzo per integrarsi. L’Italia, secondo me, deve continuare a essere un Paese accogliente, ma non deve tollerare la criminalità.
Credo che Siena potrebbe diventare un punto di riferimento nazionale sulla gestione dell’immigrazione, se i leader locali decidessero davvero di lavorare insieme ai professionisti del settore e anche a persone come noi, che proveniamo dai Paesi di origine dei migranti e conosciamo bene entrambe le realtà.
Le Università di Siena hanno maturato competenze importanti nella gestione degli studenti internazionali e penso che professori, ricercatori e operatori possano dare un contributo concreto per ripensare il modello di accoglienza e di integrazione.
Nel mio piccolo, il mio sogno è avviare progetti di sviluppo nei Paesi da cui proviene la maggior parte dei giovani dell’Africa subsahariana. Bisogna creare lavoro direttamente nei Paesi di origine. Così si potrebbe facilitare il ritorno di chi non ha i requisiti per ottenere la protezione internazionale o di chi desidera tornare volontariamente nel proprio Paese. Sono convinto che, se una persona sa di poter trovare un lavoro dignitoso a casa propria e mantenere la propria famiglia, molti sceglierebbero di tornare senza problemi.
Infine, rivolgo un appello anche alla Regione Toscana affinché rafforzi le risorse delle ASL e degli ospedali per assistere le persone che arrivano con gravi problemi di salute mentale. Nella mia esperienza, molti di loro soffrono davvero di disturbi psicologici causati dalle terribili esperienze vissute durante il viaggio verso l’Europa e, soprattutto, durante l’attraversata. Molti hanno subito torture, violenze, sequestri, abusi, hanno visto morire amici o familiari e hanno vissuto situazioni che lasciano segni profondi per tutta la vita.
Purtroppo, quando questi traumi non vengono curati in tempo, alcune persone possono andare incontro a gravi crisi psicologiche. Non bisogna ignorare questo problema. Prendersi cura della loro salute mentale significa prima di tutto aiutare chi ha sofferto, ma significa anche proteggere la sicurezza di tutti. Investire in psicologi, psichiatri e percorsi terapeutici fin dall’inizio dell’accoglienza è un investimento nell’integrazione e nella sicurezza della nostra società.
Io continuo a credere che l’immigrazione possa essere gestita meglio. Servono regole chiare, umanità, responsabilità e soprattutto la volontà di affrontare il problema con serietà, senza ideologie e senza propaganda. Solo così l’Europa e l’Africa potranno costruire insieme un futuro migliore”.




