"Basta silenzio. Basta verità ufficiali intoccabili"
SIENA. Carta di Siena* ha inviato una lettera aperta al Presidente Mattarella,
“Al Signor Presidente della Repubblica
Oggetto: Lettera aperta della Carta di Siena: sulla gestione della memoria pandemica, sul fallimento degli Ordini e sul valore inderogabile del Codice deontologico.
Signor Presidente,
Le scriviamo in qualità di cittadini, di sanitari e di professionisti. C’è una verità che rivendichiamo con orgoglio: privati ingiustamente dell’esercizio formale della professione, molti dei medici che fanno parte della nostra associazione non hanno mai smesso di esercitare la cura.
Sono sempre stati in prima linea, a rischio di tutto, e hanno continuato ad assistere i pazienti malati di Covid-19, mettendosi a disposizione di quelle associazioni che sul territorio hanno supplito al vuoto e al fallimento dei protocolli ministeriali, offrendo cure domiciliari tempestive quando lo Stato predicava la “vigile attesa”. L’hanno fatto in scienza e coscienza, obbedendo unicamente al Giuramento di Ippocrate.
Le recenti dichiarazioni pubbliche con cui Ella è tornato a stigmatizzare il dissenso scientifico, definendo “fake news” e credenze irrazionali il dubbio terapeutico, impongono una constatazione non più eludibile: etichettare come “fake news” il dissenso clinico significa ignorare la realtà dei fatti. È doveroso chiedersi, per contro, quale credibilità possa avere una narrazione ufficiale che ha continuato a spacciare per totalmente sicuri ed efficaci farmaci sperimentali rivelatisi poi all’origine di gravi eventi avversi — morti, invalidità permanenti e vite sconvolte — lasciando migliaia di cittadini senza alcuna tutela né risarcimento.
Qualsiasi farmaco al mondo, compresi quelli definiti salvifici, comporta inevitabilmente il rischio di eventi avversi, e la deontologia impone che il rapporto rischio-beneficio sia sempre valutato caso per caso sul singolo paziente. La ricerca critica non è una concessione, ma la bussola ineliminabile della scienza e un inderogabile dovere etico e giuridico per il medico. La storia della medicina — dai disastri della talidomide in poi — ci insegna tragicamente cosa accade quando si abdica al vaglio metodico per obbedire ciecamente ai proclami dell’industria o della politica. La scienza vive di indagine e verifica; il dogma è un’altra cosa.
Le audizioni formali svolte davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria — a partire da quelle di autorevoli figure come l’ex presidente dell’AIFA Giorgio Palù — stanno smascherando una narrazione basata su dogmi e protocolli fallimentari. Basti ricordare come lo stesso Palù abbia definito senza mezzi termini “una cazzata madornale” l’imposizione della “vigile attesa e Tachipirina”: un diktat calato dall’alto che ha lasciato i malati senza cure precoci, costringendo i clinici a un’inerzia terapeutica contraria a ogni principio di buona pratica medica. Di fronte a tutto questo, appare urgente che le supreme istituzioni prendano atto dell’enorme mole di verità documentale che emerge dal Parlamento, mettendo in luce le difficoltà incontrate da chi quotidianamente opera sul campo.
Ancora più inaccettabile, Signor Presidente, è il richiamo che Ella fa agli Ordini professionali dipingendoli come custodi imparziali della salute pubblica. La realtà vissuta sul campo da chi la professione l’ha salvata curando i malati racconta l’esatto opposto: troppi Ordini sono apparsi genuflessi alle direttive della politica, pronti a eseguire ordini calati dall’alto piuttosto che a esercitare quell’autonomia di garanzia per cui sono nati.
Sostenere che l’Ordine abbia agito per tutelare il Codice deontologico costituisce un’inversione della realtà. A ottemperare rigorosamente al Codice deontologico sono stati proprio coloro che oggi denunciano questi fatti, e in particolare quei principi fondamentali che l’Ordine ha colpevolmente tradito:
– L’articolo 3 (Doveri generali e rispetto della dignità della persona): che impone al sanitario di agire avendo come unico riferimento la salvaguardia della salute e della dignità del paziente, senza subire condizionamenti di natura economica o politica.
– L’articolo 4 (Libertà e indipendenza della professione): che sancisce l’autonomia del giudizio professionale e il dovere di rifiutare qualsiasi imposizione che comprometta la qualità e la sicurezza delle cure.
– L’articolo 13 (Prescrizione e trattamento): che obbliga il clinico a basare ogni atto diagnostico e terapeutico su prove scientifiche verificate e sul rispetto del principio di precauzione, rifiutando protocolli calati d’imperio che non tengano conto del quadro clinico individuale.
– L’articolo 33 (Informazione e consenso): che tutela in modo assoluto il consenso informato, il quale non può mai ridursi a un atto burocratico o a un obbligo coatto imposto dallo Stato in spregio alla libertà di scelta del cittadino.
Chi ha resistito non ha tradito la scienza: l’ha difesa praticando il rigore metodologico, l’osservazione clinica e la vicinanza umana e terapeutica ai malati, quando chi era comodo nelle stanze dei bottoni decideva di voltarsi dall’altra parte. Chi ha obbedito ciecamente a dogmi burocratici, abdicando alla deontologia, ha tradito il giuramento.
Il Paese non può non sapere queste cose. Continuare a blindare una narrazione smentita dai fatti e dai verbali parlamentari non è difesa delle istituzioni: è la difesa ostinata di un errore di Stato. E allora viene da chiedersi quale logica spinga a perpetuare questa chiusura a oltranza, sacrificando la verità e calpestando la dignità di chi — a proprio rischio e spese — ha tenuto in vita la vera scienza medica e il dettato costituzionale. Chi subisce sulla propria pelle l’ingiustizia non cerca vendetta, ma giustizia e verità. La storia, d’altronde, non si governa per decreto e la realtà non si cancella con un proclama.
Distinti saluti
Carta di Siena – Patto tra medici e cittadini
www.cartadisiena.org
*Carta di Siena, redatta il 18/09/2024 durante il convegno “Ordine o dis-ordine dei medici“, nasce dall’unione di numerosi medici i quali ritengono che l’agire dei loro Ordini Professionali sia contrario ai dettami dell’Etica e di Legge, in particolar modo non garantendo l’autonomia e l’indipendenza della professione e dell’agire in scienza e coscienza del singolo medico.


