Leaderboards
Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
Skyscraper 1
Skyscraper 1
Skyscraper 2
Skyscraper 2

Aurigi: “Sei buoni motivi per il NO!”

"Al referendum vota NO! per non tornare indietro"

di Mauro Aurigi

SIENA. Sei buoni motivi per votare “NO” al referendum. 

  1. La riduzione del numero dei parlamentari lede un principio fondamentale della democrazia, la quale è tanto più efficace quanto più sono quelli che legiferano e viceversa. Questo principio era già noto agli inizi dell’Umanesimo italiano (8 secoli fa!), quando si affermava per plures melius veritas inquiritur (i più vedono meglio dei meno). La questione è di fondamentale importanza perché l’allargamento della democrazia comporta non solo l’allargamento dei valori etici (libertà, giustizia, uguaglianza, solidarietà ecc.) ma anche e soprattutto l’allargamento della prosperità economica diffusa dalla quale a loro volta, dipendono i livelli di cultura (i poveri sono ignoranti) e di conseguenza anche la scienza e le arti (ovviamente viceversa, in caso di restringimento dei livelli di democrazia). In sintesi dai livelli di democrazia dipendono i livelli di civiltà. E basta un’occhiata anche distratta alla geo-politica della storia e dell’attualità per capire che questa è una regola che non ha eccezioni.
  2. Falsa è l’affermazione che la riduzione dei parlamentari comporti un risparmio economico, visto che si risparmierebbe di più diminuendone la scandalosa retribuzione, che attualmente si aggira tra i 13.000 e i 20.000 euro mensili: questa sì che è la più alta d’Europa e forse del mondo! E del tutto sconcia è l’idea di risparmiare a danno della democrazia, mentre per gli F35, caccia bombardieri che non possono volare quando piove, si spendono ben 14 miliardi, che immagino già stanziati (di cui 4 già pagati). Non è straordinario che in un momento di gravissima crisi economica come l’attuale, non ci sia stato nulla da eccepire per questo inutile “lusso”?. 
  3. I sostenitori del SI’ affermano che la pesantezza pletorica e burocratica dell’attuale Parlamento sia tale da incidere negativamente sia sulla qualità che sulla tempestività della legiferazione. A meno che non si tratti di inconfessabili “nostalgie”, si sono già dimenticati che analoga valutazione (“quest’aula sorda e grigia”) era contenuta nel primo discorso alla Camera, che nel 1922 fece Mussolini appena nominato dal re capo del governo. Ne conseguì la riduzione dei parlamentari al numero di 400! E fu il fascismo.
  4. E grottesca è l’altra affermazione dei fautori del SI’- ovviamente non assistita da alcuna razionale argomentazione – che ci sia una regola indiscussa e indiscutibile per cui quanto minore è il numero dei parlamentari, tanto più efficiente e efficace sarebbe la funzione legislativa. Il che, a rigor di logica, significherebbe anche che la perfezione assoluta della funzione legislativa la si raggiungerebbe quando a legiferare fosse UNO SOLO! Ci risiamo?
  5. Non rimane che considerare che ben 800 anni fa gli Umanisti italiani erano già arrivati alla conclusione che solo il popolo (ossia non i pochi e neanche i molti, ma tutti) avesse il diritto di legiferare. Furono allora coniati valori quali populus sibi princeps (il popolo principe si se stesso), e quod omnes tangit ab omnibus approbari debet (quello che riguarda tutti, da tutti deve essere approvato). E fu allora che si definì la politica come l’arte di gestire una società di uomini liberi, solo sottomessi alle leggi che essi stessi si danno.  
  6. Quell’Umanesimo, ad opera delle città-stato del centro-nord d’Italia, non solo sconfisse il buio del feudalesimo Alto-Medievale, ma pose le basi del pensiero politico occidentale che domina il mondo di oggi.

In sintesi i sostenitori del SI’, consapevolmente o no, aspirano, col tempo, a riportarci indietro di 100 anni (se non addirittura 800!). Non ce la faranno perché glielo impediremo col nostro NO!   

                                                                                                                    

[banner_mobile]