FIRENZE. Da USB Pubblico Impiego Sanità Toscana riceviamo e pubblichiamo.
Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha celebrato il terzo posto della sanità regionale nella classifica sull’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, parlando di una «conferma della validità di una sanità pubblica fatta di investimenti forti e di un capitale umano straordinariamente efficiente ed efficace».
USB Pubblico Impiego Sanità Toscana respinge con forza questa narrazione, che ancora una volta restituisce un’immagine costruita su indicatori parziali e incapaci di rappresentare le condizioni nelle quali ogni giorno operano migliaia di lavoratrici e lavoratori del Servizio Sanitario Regionale. Le classifiche possono costituire strumenti utili di analisi, ma non possono essere trasformate in strumenti di propaganda. I parametri utilizzati per valutare l’erogazione dei LEA non raccontano la quotidianità di chi garantisce il diritto alla salute in presenza di organici insufficienti, turni sempre più pesanti, servizi in costante sofferenza e un’organizzazione progressivamente più fragile. La stessa valutazione dei Livelli Essenziali di Assistenza si basa su un numero limitato di indicatori, selezionati all’interno di un sistema di monitoraggio molto più ampio. Si tratta quindi di una rappresentazione necessariamente parziale, che non può essere utilizzata per descrivere in modo completo la qualità, l’accessibilità e la tenuta complessiva dei servizi sanitari toscani. Come sottolineato anche dalla Fondazione GIMBE, la cosiddetta “pagella” sui LEA non restituisce un’immagine pienamente fedele della sanità pubblica, perché si fonda su criteri parziali, su un numero ridotto di indicatori e su soglie di sufficienza che rischiano di attenuare le criticità effettivamente presenti nei servizi. Inoltre, rispetto all’anno precedente, la Toscana risulta sotto la media nazionale per le prime visite specialistiche. Quindi poco da gioire.
Per USB PI Sanità Toscana, utilizzare questa valutazione come certificazione dello stato di salute del sistema regionale significa ignorare tutto ciò che gli indicatori non misurano: carichi di lavoro, consistenza degli organici, difficoltà di accesso alle prestazioni, tenuta dei servizi territoriali e qualità reale dell’organizzazione sanitaria.
USB denuncia da anni criticità rimaste sostanzialmente irrisolte: la cronica carenza di personale, l’incapacità di programmare adeguatamente il ricambio generazionale, il ricorso a modelli organizzativi ormai inadeguati, la debolezza delle politiche gestionali, l’aumento del contenzioso e la diffusione della medicina difensiva, con il conseguente incremento dei costi sanitari e il progressivo deterioramento del rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti. Un deterioramento alimentato anche dalla continua spettacolarizzazione degli eventi avversi, che troppo spesso concentra l’attenzione sul singolo operatore senza affrontare le responsabilità organizzative, le carenze strutturali e le condizioni concrete nelle quali viene garantita l’assistenza. Questa è la sanità vissuta quotidianamente dagli operatori e dagli utenti: una realtà ben lontana dall’immagine restituita dai comunicati istituzionali, dalle inaugurazioni e dai continui tagli di nastro.
USB PI Sanità Toscana non può inoltre ignorare un dato che pesa come un macigno: nel 2026 il disavanzo della sanità regionale potrebbe crescere di circa 80 milioni di euro rispetto al 2025, arrivando a circa 400 milioni di costi non coperti, contro i 320 milioni dell’anno precedente. Un risultato che impone anche una riflessione sul modello organizzativo costruito attraverso l’accorpamento delle aziende sanitarie e la nascita di ASL di dimensioni enormi, presentate come strumenti di razionalizzazione e risparmio ma rivelatesi, nei fatti, strutture sempre più difficili da governare. Il gigantismo aziendale ha allontanato i centri decisionali dai territori, moltiplicato i livelli burocratici, indebolito la capacità di programmazione e reso più complesso individuare le responsabilità e correggere tempestivamente inefficienze e criticità. A distanza di anni, i risparmi promessi non risultano evidenti, mentre crescono il disavanzo, le difficoltà organizzative e la distanza tra le direzioni strategiche, i servizi e le comunità locali.
Anche le osservazioni della Corte dei Conti sulla situazione finanziaria della Regione Toscana richiamano la necessità di prestare particolare attenzione all’elevato livello di indebitamento e alla tenuta complessiva dei conti. Un quadro finanziario così delicato rischia di limitare la capacità di realizzare nuovi investimenti e di produrre conseguenze dirette sulla qualità e sulla disponibilità dei servizi rivolti alle comunità. Quattro anni fa, per affrontare le difficoltà dei conti regionali, il presidente Giani scelse la strada dell’aumento dell’addizionale Irpef e dei rincari nei trasporti. Oggi è inevitabile domandarsi quali misure saranno adottate per affrontare il nuovo disavanzo e, soprattutto, se ancora una volta il prezzo delle difficoltà finanziarie sarà scaricato sui cittadini, sui servizi e su chi lavora nella sanità pubblica.
Mentre si prova a rappresentare una Toscana sul podio della sanità nazionale, la realtà è fatta di bilanci in sofferenza, servizi territoriali in affanno, strutture sotto pressione e personale ormai allo stremo.
Di fronte a questo scenario risulta difficile condividere l’entusiasmo espresso dal presidente Giani e dai vertici delle aziende sanitarie regionali, sempre più impegnati ad annunciare nuove opere edilizie, ampliamenti e interventi strutturali, mentre continuano a trascurare la vera ricchezza della sanità pubblica: le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno, tra mille difficoltà, garantiscono il funzionamento del sistema. Le nuove strutture sono certamente necessarie, ma gli edifici da soli non curano, non assistono e non garantiscono servizi. Senza personale sufficiente, senza una seria programmazione delle assunzioni e senza modelli organizzativi capaci di rispondere ai bisogni reali, anche le opere più moderne rischiano di trasformarsi in contenitori privi delle risorse necessarie per funzionare.
Per USB il rilancio della sanità pubblica toscana non passa dai podi né dalla propaganda istituzionale, ma da investimenti concreti sul personale, dal superamento del precariato, da assunzioni stabili, da una programmazione efficace del ricambio generazionale, da modelli organizzativi adeguati e dal pieno riconoscimento del valore professionale di chi ogni giorno tutela il diritto alla salute delle cittadine e dei cittadini”.




