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Colombani (First): “Mps: si sciopera contro la carenza d’informazione del Mef”

di Augusto Mattioli

SIENA. “Domani  lavoratori e lavoratrici faranno sciopero, dettato dalla carenza di informazioni che il governo avrebbe dovuto il dovere di fornire ai sindacati che hanno chiesto di incontrarsi con il Mef ma senza avere risposte e questo ha indotto i lavoratori e lavoratrici di Mps a mobilitarsi e manifestare”. Lo  ha sottolineato Riccardo Colombani, segretario generale della First Cisl, a margine di un convegno sulle banca in corso oggi a Siena, parlando dell’operazione Mps-Unicredit, al centro domani dello sciopero dei dipendenti del Gruppo Mps con manifestazioni a Siena, Milano, Roma e Bari. 

“Montepaschi è una banca finalmente risanata – ha continuato il sindacalista -. La paragono sempre ad una bella macchina solo che qualcuno deve mettere la benzina. Ricordo a tutti che, quanto è stato presentato il piano di  impresa, ovviamente gli amministratori hanno chiaramente indicato che era necessario un aumento di capitale, che deriva anche da operazioni straordinarie, come la famosa Idra del luglio dello scorso anno. Abbiamo visto – ha ricordato  il sindacalista molto critico con il governo che non ha ascoltato i sindacati —  che la semestrale ha dato un utile importante di oltre 200 milioni di euro e viene da dire che gli stress test del 2021 scenario base sono superati perchè non tenevano conto del fatto che c’era un aumento di capitale da fare e non conteggiato”.  Colombani ha aggiunto che all’operazione Unicredit “possono esserci delle alternative. La dimensione è esclusivamente politica. L’attuale governo rinvia a decisioni assunte dai governi precedenti. Mps  non è una banca decotta e quindi  deve essere trattata come una banca sana.  Se l’operazione si farà, è chiaro che i  lavoratori della banca dovranno essere tutelati sia sotto il punto di vista delle uscite ma anche sotto il profilo della mobilità professionale e territoriale e al contempo dovranno essere tutelati quelli degli altri gruppi coinvolti. Mi riferisco a Unicredit e Mcc, ovviamente se l’operazione si realizzerà. Cosi come quelli di tutte le società coinvolte. Un esempio: la joint venture tra Mps e Axa”.

E sul destino del marchio Mps Colombani ha aggiunto che “ la storia dei marchi non è mai andata  purtroppo a buon fine: vengono mantenuti per un po’ e poi  cestinati; so bene quale è il suo valore e la fiducia che naturalmente i territori, famiglie e imprese ripongono in questa banca.  Il marchio dovrebbe essere salvaguardato anche nell’interesse di chi realizza l’operazione”.

“Uno degli effetti che si produce con l’operazione UniCredit nell’ipotesi di acquisizione dell’jntero Mps ma anche  di una parte molto significativa è che si realizzerà una ulteriore concentrazione nell’intero sistema bancario.  Bisogna tenere conto – ha aggiunto – che i primi cinque gruppi  bancari italiani hanno già una quota del sistema superiore al 50%. Siamo oltre la Francia, ben oltre alla  Germania, dove le cinque big rappresentano  il 34% del sistema bancario. Con l’operazione Unicredit di arriveremo al 60 %. Vuol dire che dalla contrazione si passa alla desertificazione bancaria, alla riduzione degli sportelli e della occupazione e questo non porta bene ai territori, perché le banche e devono svolgere un ruolo di assistenza a famiglie e imprese”. 

Secondo  Colombani “la presenza delle banche nei territorio è importante. Noi siamo per la biodiversità bancaria.  Con i grandi gruppi devono coesistere banche medie e banche piccole e anche micro e anche il sistema di credito cooperativo assolutamente indispensabile perché alle imprese minori le Bcc erogano il 25% dei crediti e  occupano  milioni e milioni di lavoratori italiani”.

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