{"id":130,"date":"2016-04-27T13:15:58","date_gmt":"2016-04-27T11:15:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/la-scorzonera-fragilis\/?p=130"},"modified":"2016-04-27T13:15:58","modified_gmt":"2016-04-27T11:15:58","slug":"elogio-del-necrologio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/la-scorzonera-fragilis\/elogio-del-necrologio\/","title":{"rendered":"Elogio del necrologio"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Silvana Biasutti<\/strong><\/p>\n<p>MONTALCINO. <span style=\"color: #000000;\">Leggo spesso, sulla stampa quotidiana pi\u00f9 colta, articoli sulla rimozione della \u201cmorte\u201d, del concetto di morte (forse anche di malattia), da parte della nostra societ\u00e0. \u00c8 vero: viviamo in un tempo in cui tutti i segnali che fanno parte della nostra vita quotidiana paiono pretendere da ciascuno di noi una scalata quotidiana a una specie di \u201cbenessere\u201d psicofisico, senza cedimenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">-Chi si ferma \u00e8 perduto \u2013 diceva quel tale \u2026 Soprattutto una partita IVA, aggiungo io sarcasticamente, leggendo e scrutando i nuovi cosiddetti stili e condizioni di lavoro. Aggiungo anche che (per\u00f2) la rimozione di tutto quello che costituisce problema per la nostra efficienza va sempre pi\u00f9 intrecciandosi con l\u2019insolvere di numerosi accidenti e incidenti, in un mondo che assomiglia sempre di meno a quello che molti di noi hanno, o avevano, in mente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-183211 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/alberto-folonari-e1461755297466-300x215.jpg\" alt=\"alberto folonari\" width=\"300\" height=\"215\" \/>Ma non \u00e8 di questo che volevo scrivere. Perch\u00e9 ieri ho letto della dipartita di Alberto Folonari (tutto un pie\u2019 di pagina sul Corriere della Sera); la notizia era data con l\u2019articolo, ma i parenti e coloro che avevano avuto contezza dell\u2019infausto evento, avevano pubblicato un necrologio sul quotidiano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Lascio a un altro momento l\u2019eventuale discussione sull\u2019ineludibile scelta della testata, dico solo che essa sta ai necrologi come il palcoscenico della Scala sta al melodramma. \u00c8 l\u00ec che si scrive ci\u00f2 che si sceglie (o si deve), per commemorare qualcuno che ha lasciato questo problematico mondo: qualsiasi siano le ragioni per cui si ritenga opportuno farlo; l\u00ec e non altrove.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Oggi, sempre il Corsera, pubblica un numero ben pi\u00f9 altro di necrologi per Alberto Folonari: chi conosce la storia e le storie del vino italiano capisce bene perch\u00e9; ma anche chi sa cos\u2019\u00e8 il FAI, o chi conosce le grandi famiglie che contano, nel nostro paese.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ma non \u00e8 del FAI, n\u00e9 delle grandi famiglie italiane che voglio dire, con queste righe. Mi limito \u2013 vivendo in una terra che d\u00e0 all\u2019universo mondo splendidi vini \u2013 a essere colpita da un necrologio che viene da una terra lontana, altrettanto splendida ed enologicamente generosa, la Sicilia. Perch\u00e9 tra le commemorazioni e ricordi di parenti e amici e anche del mondo del business (ovviamente) alla dipartita di Alberto Folonari, spicca \u2013 sul Corrierone \u2013 il lapidario memento de \u201ci Tasca d\u2019Almerita\u201d, altra grande famiglia dell\u2019Italia del vino, ma non solo: sicuramente anche di un\u2019Italia dei buoni sentimenti, della memoria di chi ha fatto e dato, e sicuramente una famiglia di persone consapevoli del valore che ha la memoria ben coltivata, proprio come si coltiva una vigna. Perch\u00e9 la memoria \u00e8 preziosa, ed \u00e8 con essa che si costruisce il futuro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per questo \u2013 e non solo in questa circostanza, ma in altre, analoghe e significative \u2013 resto perplessa notando l\u2019assenza di un mondo che della memoria deve avere un religioso rispetto: il mondo del vino, che senza storia \u2013 della terra e degli uomini che l\u2019hanno saputa coltivare in tutti i sensi \u2013 si immiserisce.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Lo stesso stupore mi prese quando se ne and\u00f2 Gianni Brunelli, un personaggio che ha occupato l\u2019immaginario di molti e che molto ha fatto per Siena e per Montalcino (alle sue Logge \u00e8 passato mezzo mondo che conta e forse qualcosa di pi\u00f9). Identico sentimento quando, due anni fa, ci lasci\u00f2 Franco Biondi Santi, icona in cui si identifica il Brunello di Montalcino.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Un silenzio fragoroso, che oltre dell\u2019incapacit\u00e0 di provare sentimenti, dice molto del bisogno di una robusta iniezione di cultura (e di uso di mondo), nel mondo che pi\u00f9 la potrebbe rappresentare, in modo ineguagliabile. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Silvana Biasutti MONTALCINO. 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